La lezione di Berlusconi e la sfida della televisione fra Lega e Forza Italia
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliLa più grande lezione di Silvio Berlusconi l'ha capita - da subito, va detto - Matteo Salvini, invece non pare sia entrata in testa ai dirigenti azzurri: bisogna andare in televisione, bisogna andarci tanto. Il Cavaliere lo ha ripetuto ieri ad Arcore, incontrando i coordinatori regionali di Forza Italia, alla presenza di Antonio Tajani e dei capigruppo Annamaria Bernini e Paolo Barelli. "Vi ci vedo troppo poco, parlerò coi miei manager", ha spiegato Berlusconi. Con ogni probabilità invitando insomma i vari responsabili dei programmi dell'ammiraglia Mediaset ad avere un occhio di riguardo per la creatura politica del grande capo, magari chiamando nelle trasmissioni un (o una) forzista in più, così da far arrivare meglio la loro voce nelle case degli italiani. La squadra televisiva di Fi è da un po' di tempo sempre la stessa: oltre a Tajani, Licia Ronzulli, Stefania Prestigiacomo, Alessandro Cattaneo, Giorgio Mulè. C…
La più grande lezione di Silvio Berlusconi l'ha capita - da subito, va detto - Matteo Salvini, invece non pare sia entrata in testa ai dirigenti azzurri: bisogna andare in televisione, bisogna andarci tanto. Il Cavaliere lo ha ripetuto ieri ad Arcore, incontrando i coordinatori regionali di Forza Italia, alla presenza di Antonio Tajani e dei capigruppo Annamaria Bernini e Paolo Barelli. "Vi ci vedo troppo poco, parlerò coi miei manager", ha spiegato Berlusconi. Con ogni probabilità invitando insomma i vari responsabili dei programmi dell'ammiraglia Mediaset ad avere un occhio di riguardo per la creatura politica del grande capo, magari chiamando nelle trasmissioni un (o una) forzista in più, così da far arrivare meglio la loro voce nelle case degli italiani. La squadra televisiva di Fi è da un po' di tempo sempre la stessa: oltre a Tajani, Licia Ronzulli, Stefania Prestigiacomo, Alessandro Cattaneo, Giorgio Mulè. Cosa che attira anche un po' di invidia tra i colleghi, "infatti Berlusconi spesso dice questa cosa per anticipare le lamentele degli altri, che così si tranquillizzano", racconta perfido uno dei presenti.
La lezione, dicevamo. Mentre la politica appena uscita dalla Prima Repubblica era ancora abituata a misurarsi con sezioni, congressi, feste di partito, sindacati, giornali e riviste, il classico radicamento sul territorio che poi faceva opinione e infine voti, arrivò lui, l'imprenditore che lanciò dal nulla un partito. In televisione. Facendogli vincere di lì a qualche mese le elezioni, era il 1994. L'occhio di riguardo per il tubo catodico era qualcosa di scientifico: corsi per imparare a essere incisivi davanti allo schermo, cura maniacale dell'aspetto estetico, chi entrava in Fi (o ci passava direttamente da Publitalia) sapeva che più che farsi vedere al mercato a volantinare l'importante era andare bene e tanto in tv. Le nuove leve si formavano anche lì, e di volta in volta si lanciavano giovani: da una giovanissima e semisconosciuta consigliera municipale a Milano Silvia Sardone, oggi eurodeputata leghista, ad Annagrazia Calabria o Lara Comi.
Salvini l'ha inteso al volo, appena diventato segretario della Lega Nord, perché va bene presidiare i social, va bene girare su e giù per l'Italia per comizi e iniziative politiche, ma senza il terzo elemento - la tv - il consenso vero fa fatica ad arrivare. Così nel corso degli anni il segretario federale ha imparato a collegarsi agli studi televisi da ogni dove, pure con di sfondo le stalle di un agriturismo della Valtellina rubando un'ora a una riunione coi propri dirigenti di partito in Lombardia. Una presenza fissa e bulimica, senza formalizzarsi, dalle reti locali a Porta a porta. Mediaset per lui è sempre stata generosa, garantendogli ampi spazi, anche per banali motivi di ascolto: il 'Capitano' televisivo fa audience. Grazie alle ospitate consigliate dal partito ad autori e conduttori, anche nella Lega come nella Fi di un tempo si fanno crescere i 'pulcini', giovani dirigenti che possano replicare il verbo leghista; gli ultimi in ordine di tempo sono il capo dei giovani leghisti Luca Toccalini, Isabella Tovaglieri, Rebecca Frassini e Alberto Stefani. Quando non erano ancora entrati in rotta di collisione con la linea sovranista, parliamo del 2015, la comunicazione della Lega puntò molto sulla crescita televisiva dell'allora capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga e dell'eminenza grigia del partito, al tempo sempre poco in vista, Giancarlo Giorgetti. In realtà alla fine, oggi come allora, il grosso delle timing televisivo leghista rimane fagocitato da Salvini ma questo è un altro discorso.
Tornando ai forzisti, gli impegnativi ruoli ministeriali di due esponenti abituati a diatribe e talk show come Renato Brunetta e Mariastella Gelmini non aiutano. Né sarebbe serio infestare la tv con una missione istituzionale in corso; problema che non si è mai fatto il Salvini al Viminale, impegnato in una perenne campagna elettorale. Se poi ha ragione Giorgia Meloni nel dire che è d'accordo con Berlusconi e Salvini nel confidare nel voto anticipato ("Lega, Fdi e Fi non hanno mai indietreggiato rispetto al tema della libertà dei cittadini di scegliersi un governo. Penso che siamo tutti d'accordo...", le sue parole oggi da via della Scrofa, quartier generale della fiamma) allora la gara al consenso elettorale è davvero alle porte. In tv più che mai, come insegna il Cavaliere da quasi 30 anni.