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Faro Copasir su Renzi: “Le sue attività all’estero un rischio per l’Italia”

Audizione del direttore dell’Aise Caravelli. Il comitato parlamentare acquisisce gli atti ai pm di Firenze. Potenziali problemi per la sicurezza interna dai rapporti di lavoro del senatore". E chiede anche di "indagare sui fondi di Chavez al M5S” “
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Il senatore Matteo Renzi, già membro della commissione Affari esteri e Difesa, con il suo lavoro e dunque con i rapporti economici e diretti con organizzazioni vicine a Stati esteri, può aver messo a rischio la nostra sicurezza nazionale? Rivelando, per esempio, particolari di cui è venuto a conoscenza durante la sua esperienza in Italia da parlamentare o da primo ministro? E ancora: il Movimento 5 Stelle ha avuto, seppur undici anni fa, rapporti economici con uno stato estero, il Venezuela di Chavez? Davvero, è stato direttamente sovvenzionato come racconta oggi un vecchio dirigente del governo di quel paese?

Le due domande, con molta probabilità, resteranno tali.…

Il senatore Matteo Renzi, già membro della commissione Affari esteri e Difesa, con il suo lavoro e dunque con i rapporti economici e diretti con organizzazioni vicine a Stati esteri, può aver messo a rischio la nostra sicurezza nazionale? Rivelando, per esempio, particolari di cui è venuto a conoscenza durante la sua esperienza in Italia da parlamentare o da primo ministro? E ancora: il Movimento 5 Stelle ha avuto, seppur undici anni fa, rapporti economici con uno stato estero, il Venezuela di Chavez? Davvero, è stato direttamente sovvenzionato come racconta oggi un vecchio dirigente del governo di quel paese?

Le due domande, con molta probabilità, resteranno tali. Nel senso che le risposte - qualsiasi esse siano - sono difficili da trovare, quasi impossibili da provare. Ma il dato politico è che ieri sono state ufficialmente poste: il Copasir, il Comitato per la sicurezza, ha infatti chiesto alla procura di Firenze, che indaga sulla fondazione Open, e a quella di Milano, che è a lavoro sulla presunta donazione venezuelana ai 5 Stelle di Gianroberto Casaleggio, se dalle indagini emergano elementi che possano mettere a rischio la sicurezza nazionale. È una procedura prevista dal regolamento, non affatto frequente perché utilizzata nei casi più delicati, che il presidente del Copasir Adolfo Urso e i membri del Comitato hanno deciso di seguire dopo l'audizione del direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli.

Caravelli ha spiegato, infatti, che così come prevede la legge, essendoci un lavoro dell'autorità giudiziaria l'intelligence non può cercare né tanto meno dare informazioni. Dunque, è necessario rivolgersi alla magistratura.E così il Copasir ha fatto. Pur sapendo che le due inchieste - quella sulla fondazione Open e quella su sul Venezuela-5Stelle - sono assai diverse.

 

La prima è chiusa: le indagini sono terminate, gli atti sono stati inviati alle parti. Tra essi ci sono le informative della Guardia di Finanza che documentano come il senatore Renzi abbia percepito fondi da aziende ed enti vicini a stati esteri. Nello specifico ci sono gli 80mila euro per sedere nel board del "Future Initiative Investment", l'organizzazione saudita fondata da Salman bin Abdul-Aziz Al Saud.

 

I 43.807 euro dal "Ministry of Finance Arabia Saudita" e ulteriori 39.930 dal "Saudi commission For Tourism Arabia Saudita". Tutte cifre, ufficialmente denunciate, e che Renzi ha sempre dichiarato siano unicamente frutto del suo lavoro da conferenziere. E, dunque, per questo, pienamente legittime. Seppur il centrodestra, e anche nelle ultime ore Carlo Calenda (a cui uno dei membri del Copasir, i forzista Elio Vito, sembrerebbe essersi avvicinato negli ultimi giorni), abbiano espresso molte perplessità sull'opportunità del lavoro.

 

Diversa, invece, è la questione che riguarda il presunto finanziamento venezuelano ai 5 Stelle: il fatto è molto datato, è vero (si parla di un finanziamento del 2010 del Governo a Gianroberto Casaleggio), sempre smentito da Davide Casaleggio. E si basa sulle dichiarazioni di un vecchio dirigente del partito arrestato in Spagna. Ma è altrettanto vero che l'indagine della procura Milano - coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli - è ancora in corso. Anzi, è appena cominciata.