✕

Governo, il blitz di Draghi spiazza Lega e M5S: "Serve più coraggio"

Il premier cita La Malfa ("Riforme per governare") e chiede un argine ai veti. Poi ritocca la manovra senza passare dal cdm. Critiche da Giorgetti
2 minuti di lettura

ROMA - Un colpo alla Lega, uno al Movimento: Mario Draghi si muove sulla legge di stabilità mostrando di aver compreso la delicatezza della fase politica, già condizionata dall'imminente sfida per il Colle. Schiva le insidie. Cita Ugo La Malfa per avvisare i partiti: "Serve il coraggio delle riforme". Accontenta un po' tutti, scontenta un po' tutti. E così, dopo aver escluso il Carroccio dal vertice tecnico sulla manovra di martedì - convocato per venire incontro ai grillini e al Pd - ha preteso ieri di approvare un decreto contro le frodi sul super bonus che ha gelato i 5S.

Ma c'è di più. Il capo dell'esecutivo porta a casa dopo tavoli tecnici tra ministeri la "nuova" manovra. "Nuova" perché ritoccata ampiamente rispetto al testo licenziato durante la riunione di governo dello scorso 28 ottobre. In 14 giorni, gli articoli salgono da 185 a 219. E senza un nuovo passaggio in Consiglio de…

ROMA - Un colpo alla Lega, uno al Movimento: Mario Draghi si muove sulla legge di stabilità mostrando di aver compreso la delicatezza della fase politica, già condizionata dall'imminente sfida per il Colle. Schiva le insidie. Cita Ugo La Malfa per avvisare i partiti: "Serve il coraggio delle riforme". Accontenta un po' tutti, scontenta un po' tutti. E così, dopo aver escluso il Carroccio dal vertice tecnico sulla manovra di martedì - convocato per venire incontro ai grillini e al Pd - ha preteso ieri di approvare un decreto contro le frodi sul super bonus che ha gelato i 5S.

Ma c'è di più. Il capo dell'esecutivo porta a casa dopo tavoli tecnici tra ministeri la "nuova" manovra. "Nuova" perché ritoccata ampiamente rispetto al testo licenziato durante la riunione di governo dello scorso 28 ottobre. In 14 giorni, gli articoli salgono da 185 a 219. E senza un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. Una scelta che non tiene conto di alcune richieste della maggioranza. Tanto che un draghiano come Giancarlo Giorgetti avrebbe espresso informalmente dubbi sulla scelta, per una ragione di "metodo".

È un'ulteriore conferma della delicatezza del momento. Draghi non accetta di lasciarsi risucchiare nel pantano. Vuole evitare, soprattutto, di concedere alle forze di maggioranza il pretesto per distinguo simbolici che bloccano l'azione di governo. E che, di certo, la rallentano. La reazione è, come detto, quella di dosare gli affondi, alternando i bersagli. Si è visto ieri, sul nodo del superbonus. Fin dalla cabina di regia del mattino, il presidente del Consiglio insiste sulla necessità di mettere un argine immediato alle frodi. Nel vertice tecnico - e poi in cdm - il Movimento propone di evitare eccessivi controlli per non appesantire la misura: "Potremmo intervenire con un emendamento alla manovra". Il premier dice no e spiega che bisogna muoversi rapidamente. "Occorre evitare che i bonus edilizi perdano credibilità come accadde negli anni '70 per gli aiuti allo sviluppo".

La linea dura era stata sfoderata anche 24 ore prima, però verso la Lega. Draghi va incontro al Pd su "opzione donna" e asseconda i 5S sul reddito. Riceve i capidelegazione dei due partiti. La Lega viene esclusa. All'ultimo Palazzo Chigi chiama Brunetta, in rappresentanza del centrodestra. Troppo poco, per Salvini. Che infatti mugugna: "Non faccio io gli inviti di Palazzo Chigi, ma la Lega è il perno del governo e certe dimenticanze stupiscono". Per ritorsione contro i 5S, insiste contro la loro misura bandiera: "Chiederò a Draghi se dopo la cabina di regia sui furbetti del superbonus possiamo farne una sul reddito". E infine rilancia: "Taglio delle tasse e flat tax". Slogan, buoni però a preparare un futuro sganciamento.

Draghi, d'altra parte, ha chiaro l'approccio del Carroccio salviniano. Anche se il problema è più ampio: tutto ruota attorno alla battaglia per il Quirinale, che aumenta le tensioni. Il presidente del Consiglio, allora, prende a pretesto l'inaugurazione di un portale che raccoglie gli scritti di Ugo La Malfa per lanciare un segnale. Denuncia il rischio del "non-governo", a cui va contrapposto "il coraggio delle riforme economiche e sociali". L'orizzonte migliore, aggiunge, è "un'azione paziente ma decisa, che eviti gli sterili drammi degli scontri ideologici". Per chiarire il concetto, chiede al sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli di illustrare durante il cdm la relazione sull'attuazione del programma di governo: i provvedimenti smaltiti dall'esecutivo - rivendica - sono 549 al 31 ottobre. Come a dire: non è il momento di fermarsi.