M5S, Di Maio torna nella sua Pomigliano D'Arco e attacca Salvini e Meloni: "Incoscienti, soffiano sul vento dei No Vax"
dalla nostra inviata Conchita SanninoPOMIGLIANO D'ARCO (NA) - "La pandemia ci ha spinto a ragionare, a maturare. E ora occorre una prova di cultura istituzionale da parte di tutti i livelli amministrativi. Non possiamo fallire la sfida del Recovery. E dobbiamo aiutare i sindaci". Il Paese è cambiato, e anche Di Maio.
L'Italia "vive un passaggio delicato", e non per tutti le priorità vengono prima dell'interesse del singolo partito, premette il ministro degli Esteri, riferendosi a Salvini e Meloni. Su tutto, c'è la sfida della Ripresa e dei divari da colmare, spiega Luigi Di Maio. C'è la partita del Quirinale dove "dovremmo mandare un Presidente che stia lì per sette anni, che sia garante dell'unità nazionale". Ci sono i venti No vax su cui "soffia una destra irresponsabile". Ci sarebbe poi il futuro del suo stesso Movimento: "Su quello sono fiducioso, credo nella leadership di Conte, e poi siamo già…
POMIGLIANO D'ARCO (NA) - "La pandemia ci ha spinto a ragionare, a maturare. E ora occorre una prova di cultura istituzionale da parte di tutti i livelli amministrativi. Non possiamo fallire la sfida del Recovery. E dobbiamo aiutare i sindaci". Il Paese è cambiato, e anche Di Maio.
L'Italia "vive un passaggio delicato", e non per tutti le priorità vengono prima dell'interesse del singolo partito, premette il ministro degli Esteri, riferendosi a Salvini e Meloni. Su tutto, c'è la sfida della Ripresa e dei divari da colmare, spiega Luigi Di Maio. C'è la partita del Quirinale dove "dovremmo mandare un Presidente che stia lì per sette anni, che sia garante dell'unità nazionale". Ci sono i venti No vax su cui "soffia una destra irresponsabile". Ci sarebbe poi il futuro del suo stesso Movimento: "Su quello sono fiducioso, credo nella leadership di Conte, e poi siamo già la prima forza ecologista del Paese e dobbiamo diventare top leader tra le formazioni politiche italiane". Ma nella sera del ritorno a "casa" per presentare il suo libro, Un amore chiamato politica, nel teatro gremito della sua Pomigliano d'Arco, con i genitori in prima fila insieme al suo ex professore di Storia e Filosofia Antonio Cassese, e tanti amici e compagni di strada, il titolare cinquestelle della Farnesina non esita a indicare un pericolo concreto, accendendo la platea con l'idea di una battaglia da portare fino in fondo, in Parlamento.
"Sono molto preoccupato per il Sud, e per la prova che ci aspetta come Paese sulla reale capacità di progettazione e quindi di spesa: qui arriveranno quasi 100 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma se noi non mandiamo le risorse umane agli enti locali, se non li mettiamo in grado di partecipare ai bandi, non è che fa una cattiva figura il Mezzogiorno. Perde tutto il Paese", dice Di Maio. Accanto a lui c'è l'ex ministro Pd Francesco Boccia che annuisce. E c'è la giornalista Lucia Annunziata che li provoca sui vari fronti aperti a Roma (dopo un amarcord politico: "Venivo qui a fare volantinaggio con gli operai da ragazza, insieme ai compagni di Università, Pomigliano è stata terra fertile e si vede con Luigi"). Di Maio si sofferma quindi sul grido d'allarme lanciato dagli amministratori, e in particolare dal primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, durante il Forum di Repubblica, che ha aperto un dibattito nazionale.
I sindaci avvertono che le carenze strutturali, le mancate iniezioni di competenze e personale qualificato da parte di Roma, rischiano di minare alla base il Recovery Fund. "Questo è un treno che non ritorna più", sottolinea Di Maio. "È una questione di tempo. Dobbiamo spendere tanti soldi entro il 2026. In parte, come si sa, li stiamo già spendendo e bene: ad esempio alla Farnesina stiamo dando i fondi per l'export, ma lì siamo nel campo di dinamiche già rodate. Nei nostri territori, invece, sappiamo quanto ci sia bisogno di infrastrutture piccole e grandi, di servizi, di scuole, di asili nido. E poiché noi non abbiamo la possibilità di cambiare la Costituzione, di modificare il titolo V, di creare una Agenzia, dobbiamo sbrigarci e fare bene progetti ed esecuzione. Il problema sorge però proprio nella fase della progettazione". Annunziata provoca: "Quali sono le risposte? Siamo ancora a questo?". Il ministro spiega: "Il presidente Draghi è consapevole di questo, ne stiamo parlando con i ministri Franco, con il ministro Brunetta. Ma dobbiamo dare sostegno e inviare queste risorse umane". Un tema che, a Napoli, si incrocia anche con la disastrosa condizione dei conti in rosso, anche a causa del debito ereditato da antiche gestioni. Di Maio si ferma a margine della presentazione e spiega: "Io credo che quello che ha detto Manfredi anche sulla struttura commissariale sia sacrosanto. Noi adesso stiamo iniziando il dibattito sulla legge di Bilancio in Parlamento, ci sono delle forze politiche che hanno sottoscritto il "Patto per Napoli": il M5S, Pd, Leu. Ma sia chiaro che la battaglia non si fa per aiutare un primo cittadino, ma per sostenere i nostri sindaci in difficoltà in tutta Italia. E le città, soprattutto grandi e medie, che sono in estrema difficoltà di debito. Quindi bisogna onorare i patti e credo che Gaetano vada sostenuto".
Infine sottolinea: "In gioco non c'è solo il destino di una parte del Paese. Perché noi abbiamo fatto indebitare 27 Stati europei per dare la metà di tutti i soldi a Italia e Spagna. Se non saremo in grado di intercettare i fondi del Pnrr, se non riesce questa operazione, non perde credibilità il Sud o l'Italia, l'Europa si è indebitata sui mercati, se non onoriamo quei prestiti noi come sistema Paese non saremo più credibili". Chiaro, tuttavia, che il Mezzogiorno debba mettere in campo non solo le migliori energie, ma tutta la sua capacità di fare squadra: "Possiamo scrivere per legge tutti i protocolli, ma se per caso qui al Sud, e spero che non succeda, entriamo nella dinamica della gelosia delle competenze tra Regioni, Province, Comuni, autorità di bacino e così via, perdiamo la partita del Pnrr. Ci vuole la nostra cultura della collaborazione istituzionale".
Nel buio della sera, Pomigliano applaude l'ex ragazzo partito con l'antagonismo dei Cinque Stelle e tornato fresco dei G20 che affrontano i grandi noi del presente. Alcune strade del Paese blindate per accogliere il titolare della Farnesina.
L'emozione lo investe anche se ormai è avvezzo alle vetrine internazionali. "Questo è un posto prezioso per me. E non solo dal punto di vista affettivo, ma formativo, qui ho fatto la mia prima assemblea d'istituto quando ero al classico". E se il suo libro "è una "confessione", allora il luogo più "naturale" dove sfogliarlo era casa. Lo scambio con l'ex ministro Pd Boccia è quasi tra amici.
"Ci siamo sempre confrontati, ascoltati, anche contrastati, ma con stima e rispetto e stiamo molto lavorando sui punti che ci uniscono", dice Boccia. Che si prende i complimenti da Di Maio che loda "l'impegno di Francesco da ministro durante il lockdown, due riunioni al giorno con tutti i governatori"; e poi l'applauso scrosciante del pubblico quando dice, da pugliese, "durante la prima ondata il Sud si è preso sulle spalle il Nord: accompagnai cento tra infettivologi, anestesisti e infermieri delle nostre parti, con un aereo in Lombardia: perché lì tanti operatori sanitari erano ammalati o in quarantena, altri erano morti, ed ero in lacrime come loro". Ma in comune, gli ex compagni del governo giallorosso, hanno anche l'avversione per le scelte di Renzi. "Il demolition man - lo chiama Di Maio - A breve ritroveremo Renzi nella coalizione di centrodestra. Sono lui e Salvini che hanno fatto cadere i governi. Noi abbiamo provato a costruire Governi della Repubblica, anche in fase pandemica, e gli irresponsabili erano i Matteo di turno. Per fortuna ce ne sono solo due".
La platea è tutta per Luigi. Unico buu, quando la Annunziata cita l'ipotesi apparente di Berlusconi al Quirinale.
"Nooo, fuoriii", gridano. Sul palco ridono tutti e tre. Poi Di Maio, con affetto, fa salire sul palco il suo ex prof di Filosofia, Cassese. Che gli dice: "Sei stato bravo anche a chiedere scusa in questo libro, a riconoscere qualche errore. Hai bruciato tante tappe: hai solo due caselle ora, Palazzo Chigi e Quirinale". E giù applausi della sala gremita al suo enfant prodige.