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Quirinale: la difficile caccia a un candidato che tenga insieme la maggioranza di governo

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Senza il bis di Mattarella e con il rebus Draghi, tutti gli altri nomi spendibili per il Colle hanno un punto debole che ne frena il lancio
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Qualunque sia il nome, manca sempre un pezzo. A parte quelli - in teoria - di Mario Draghi e Sergio Mattarella, ben inteso. La partita per il Quirinale ad oggi infatti consegna una sola certezza, cioè che replicare lo schema di maggioranza che tiene insieme l'attuale governo appare impossibile con tutte le ipotesi finora circolate. Che di maggioranza per eleggere il nuovo presidente della Repubblica se ne possa creare un'altra è ovvio e rientra nelle regole del gioco, ma ci sono buone probabilità che ciò significherebbe la fine dell'attuale esecutivo.

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Qualunque sia il nome, manca sempre un pezzo. A parte quelli - in teoria - di Mario Draghi e Sergio Mattarella, ben inteso. La partita per il Quirinale ad oggi infatti consegna una sola certezza, cioè che replicare lo schema di maggioranza che tiene insieme l'attuale governo appare impossibile con tutte le ipotesi finora circolate. Che di maggioranza per eleggere il nuovo presidente della Repubblica se ne possa creare un'altra è ovvio e rientra nelle regole del gioco, ma ci sono buone probabilità che ciò significherebbe la fine dell'attuale esecutivo.

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Partendo da sinistra, ci sono i padri nobili della coalizione. Il primo è Romano Prodi, due volte presidente del Consiglio, già presidente della Commissione europea, una figura di indubbio spessore internazionale. Nel 2013 il suo nome fu clamorosamente bruciato dai famosi 101 franchi tiratori del Pd. Ma al netto dei sempre possibili sgambetti interni, il centrodestra è compattamente contrario a colui che ancora oggi è ricordato per essere stato l'unico a battere - due volte! - Silvio Berlusconi. Il cattolico democratico professore bolognese, stimato e probabilmente rimpianto nel popolo progressista, mai detestato neanche da quello grillino populista degli esordi, incarna ancora adesso la figura dell''avversario' a tutto tondo nel versante opposto.
Altro nome che avrebbe tutti i crismi, sulla carta: Paolo Gentiloni, oggi commissario europeo per gli Affari economici. Anche lui ex presidente del Consiglio, già presidente del Pd, forse potrebbe avere delle sponde in più in aree moderate di centrodestra, cioè in Forza Italia, ma meno nei 5 Stelle. Un pezzo di Movimento, compreso Giuseppe Conte, lo ritiene tra i manovratori occulti della caduta del Conte bis. All'appello mancherebbe comunque anche la Lega.

Anche Giuliano Amato rientra tra i papabili, come è avvenuto alla scorsa elezione. Profilo tipico da cosiddetta 'riserva della Repubblica', una lunga storia cominciata nella sinistra Psi e poi tra i principali collaboratori di Bettino Craxi, più volte ministro, due volte presidente del Consiglio, oggi vicepresidente della Corte costituzionale. Un curriculum infinito, così pure la sua rete di relazioni. Non accende passioni, ma garantirebbe la classica tenuta istituzionale. Il consenso sul suo nome sarebbe trasversale, ad eccezione però del M5S, cioè il primo gruppo parlamentare. Perché Amato rappresenta - nel bene e nel male - il sistema tout court, è tuttora presidente onorario dell'Aspen institute italiano, la storia attorno alla sua pensione d'oro è diventata leggenda e insomma: non compatibile con storia e presente del Movimento.


Più defilato ci sarebbe Walter Veltroni, ex segretario di Ds e primo del Pd, ex direttore dell'Unità, ex vicepremier, ex ministro, ex sindaco di Roma due volte; scrittore e regista, da tempo meno esposto politicamente parlando, cosa che in questi casi non fa mai male. Però come Prodi è legato alla stagione bipolare, di forte scontro con il centrodestra. Gli mancherebbero i voti di ampi pezzi di Lega e Forza Italia. Ma forse pure di una parte di 5 Stelle, che invece lo considerano essere stato contraltare troppo debole del berlusconismo. Il suo è un profilo simile a quello di Dario Franceschini, che però con la politica non ha mai smesso, anzi; attuale ministro alla Cultura, successore di Veltroni alla guida del Pd (era il 2009), è considerato un abile timoniere spesso sottocoperta. Potrebbe pescare così così ma un po' dappertutto, e poi ha il difetto di essere troppo 'giovane' (63 anni).

Al centro c'è Pierferdinando Casini, vecchia scuola democristiana, di quella sempre un po' più spostata a destra, nonostante l'elezione con il Pd nel 2018. Profondo conoscitore delle dinamiche di palazzo, piace a Lega, Fi, centristi, può andar bene al Pd riformista, magari non dispiace a Fdi, non va bene a sinistra pd e 5 Stelle. L'attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia, già presidente della Corte costituzionale, avrebbe consensi ampi, ma il suo nome è indigesto al M5S. La sua riforma della giustizia, considerata troppo 'garantista', è stata deglutita con fatica dal Movimento. Il ritornello secondo il quale quel che non riuscì a Berlusconi-Previti sulla giustizia, lo ha fatto Cartabia, è ancora molto in voga tra i 5 Stelle.


L'ex radicale poi diventato cattolico conservatore Marcello Pera, ex presidente del Senato, riscontra qualche consenso al centro, in Fi, neanche in tutta la Lega, zero a sinistra e nel M5S. Difficilissimo. Lo stesso vale per l'attuale seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Casellati. Da tempo lavora nel dietro le quinte, organizza cene ed eventi a palazzo, sperando nell'ascesa al Colle più alto. Ma la sua guida del Senato è stata spesso considerata di parte, troppo sbilanciata a destra: difficile che Pd e 5 Stelle possano mai votarla.
Naturalmente c'è poi Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha le idee chiare, nel senso che vuole provarci. Sarebbe il coronamento di una carriera, a 85 anni suonati. Matteo Salvini e Giorgia Meloni gli hanno detto un timido sì. Con un centrodestra compatto e pescando a piene mani nel misto potrebbe addirittura farcela dopo le prime votazioni, ma non sarebbe di certo un candidato che unisce, semmai il contrario. E dentro all'esecutivo in carica a quel punto sarebbe un Vietnam che neanche il soldato Draghi sarebbe più capace di sedare.

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