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Ue, pressing di Letta: "5S nei progressisti". E Calenda se ne va

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Il leader agli eurodeputati Pd: "Niente veti se M5S vorrà entrare in S&D". Ma non mancano le critiche. Il leader di Azione esce per aderire a Renew
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BRUXELLES - "Noi non metteremo veti se loro lo chiederanno, in virtù di un europeismo che pare ormai acquisito". Il segretario del Pd, Enrico Letta, vola a Bruxelles per convincere tutti i suoi eurodeputati che l'operazione che può portare i grillini nel gruppo di S&D fa parte di un disegno politico complessivo. Con un tratto fondamentale: battere alle prossime elezioni la destra sovranista.

Il leader dem ha dovuto porre la questione sapendo che dentro al Pd non tutti gradiscono il percorso che da ieri si è aperto in modo sostanziale. E infatti, con ogni probabilità, subirà un rallentamento. L'adesione sembra destinata a slittare di un paio di mesi. Magari al prossimo anno, dopo le elezioni di tutte le cariche parlamentari che a metà mandato devono essere rinnovate. A cominciare da quella del presidente dell'Europarlamento, David Sassoli.

Nel giorno in cui Carlo Calenda annuncia l'addio al medesimo gruppo per ad…

BRUXELLES - "Noi non metteremo veti se loro lo chiederanno, in virtù di un europeismo che pare ormai acquisito". Il segretario del Pd, Enrico Letta, vola a Bruxelles per convincere tutti i suoi eurodeputati che l'operazione che può portare i grillini nel gruppo di S&D fa parte di un disegno politico complessivo. Con un tratto fondamentale: battere alle prossime elezioni la destra sovranista.

Il leader dem ha dovuto porre la questione sapendo che dentro al Pd non tutti gradiscono il percorso che da ieri si è aperto in modo sostanziale. E infatti, con ogni probabilità, subirà un rallentamento. L'adesione sembra destinata a slittare di un paio di mesi. Magari al prossimo anno, dopo le elezioni di tutte le cariche parlamentari che a metà mandato devono essere rinnovate. A cominciare da quella del presidente dell'Europarlamento, David Sassoli.

Nel giorno in cui Carlo Calenda annuncia l'addio al medesimo gruppo per aderire al "centrista" Renew di cui fanno parte anche gli esponenti renziani, si apre il capitolo degli otto parlamentari grillini che si avvicinano alla sponda progressista. I problemi, però, non mancano. Nè dentro i Dem, nè dentro il M5S. I dubbi dei pentastellati, in realtà, sembrano essere la promanazione delle divisioni presenti in Italia. Anche un po' la preoccupazione che i rapporti di forza a Palazzo Europa indeboliscano i grillini, anche in vista delle votazioni interne di midterm.

Ma ieri è stato il giorno delle perplessità democratiche. Nella riunione del gruppo, infatti, Letta ha dovuto usare prudenza: "La questione riguarda soprattutto l'M5S. Non saremo noi a spingere". Per il segretario, in sostanza, sono i grillini ad aver cambiato idea rispetto al passato. Sono loro che si sono convertiti all'europeismo e che ora votano sempre sulla stessa linea dei Socialisti&Democratici. E non il contrario.

Argomenti, però, che per ora non hanno persuaso tutti. I più critici sono stati Giuliano Pisapia (ripetuti i suoi riferimenti al giustizialismo grillino), Irene Tinagli, Simona Bonafè e in parte anche Pina Picierno. Le loro osservazioni - a tratti anche dure - facevano riferimento al girovagare inaffidabile e senza meta dei pentastellati negli ultimi anni: dal nazionalista Farage ai Verdi fino ai liberali. In sintesi "non sono socialisti e non sono democratici".

Ma il punto su cui il segretario Pd ha insistito è sempre stato lo stesso: sono cambiati loro e l'obiettivo è quello di battere le destre alle prossime elezioni politiche. E ha ricordato che nel Gruppo S&D figurano già delle componenti "spurie", in particolare del nord e dell'est Europa. Soggetti che non fanno parte della "famiglia" socialista. Ossia del Pse. E del resto gruppo e partito in Europa sono due cose nettamente distinte. Nel caso dei grillini, poi, non è affatto in discussione l'adesione al Pse.

Le stesse delegazioni degli altri Paesi hanno già fatto sapere che se qualcuno pensa di portare il M5S dentro il Pse, allora se lo deve scordare: non sono e non saranno mai parte del socialismo europeo. Altro discorso il gruppo parlamentare. In quella sede - è il ragionamento - dica il Pd se è d'accordo. Se a loro sta bene, il problema non esiste. Quando i grillini presenteranno formalmente la loro richiesta di adesione, verrà valutata in base a quel che dirà la componente dei Dem italiani.

Una posizione piuttosto pragmatica, tipica della politica di Bruxelles. Dentro il Parlamento europeo, infatti, tutto si decide in base ai numeri: soldi, poltrone, incarichi, capacità di influenza. Iscrivere altri otto deputati, mentre se ne va uno come Calenda, è un modo per rafforzarsi nel duello a distanza con i Popolari.

Il nodo, a questo punto, sono dunque soprattutto i tempi. La giornata di ieri sembra allontanare l'idea che tutto si possa risolvere entro dicembre. E quindi prima del rinnovo delle cariche parlamentari. In vista delle quali il Pd vuole giocare tutta la sua forza sulla conferma di David Sassoli. L'accordo siglato 30 mesi fa tra Pse e Ppe prevedeva la staffetta nel 2022. Dopo il socialista Sassoli, un o una esponente popolare. In pole position al momento è la maltese Metzola. Per Letta, però, "il mondo è cambiato rispetto al 2019. Quell'accordo non può valere ancora". Dopo la vittoria dei socialdemocratici in Germania, del resto, il Ppe non guida e non è presente più in nessuno dei governi dei grandi paesi europei. Ma detiene la presidenza della Commissione e dell'Eurogruppo. "Sarebbe assurdo - è la posizione Pd - che abbiano pure la presidenza del Parlamento e i socialisti scompaiano del tutto dai ruoli apicali dell'Ue"