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Dario Parrini: "I sindaci entrino tra i Grandi elettori al Quirinale e i governatori - anche del centrodestra - facciano un passo indietro"

Il dem, presidente della Commissione affari costituzionali al Senato, rilancia la proposta di Decaro, presidente dell'Anci, appoggiata da Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna
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Roma. “L’appello di Decaro e la disponibilità di Bonaccini non restino lettera morta: i sindaci entrino tra i Grandi elettori per il Quirinale subito, sin dal prossimo voto”. Dario Parrini è il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Democratico, ex sindaco di Vinci, rilancia la proposta. E’ il momento di un pressing perché con un atto politico, i “governatori” facciano spazio ai sindaci come chiesto da Decaro, il presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, e accolto dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.  

Per Parrini dovrebbe essere la Conferenza delle Regioni ad affrontare e sciogliere il nodo. Ma ai leader del centrodestra spetta dare un segnale: dice Parrini. 

Parrini, i sindaci dovrebbero entrare tra gli elettori del presidente della Repubblica? 

 “L'autonomia dei consigli regionali è intangibile ma di sicuro l'idea la…

Roma. “L’appello di Decaro e la disponibilità di Bonaccini non restino lettera morta: i sindaci entrino tra i Grandi elettori per il Quirinale subito, sin dal prossimo voto”. Dario Parrini è il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato. Democratico, ex sindaco di Vinci, rilancia la proposta. E’ il momento di un pressing perché con un atto politico, i “governatori” facciano spazio ai sindaci come chiesto da Decaro, il presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, e accolto dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.  

Per Parrini dovrebbe essere la Conferenza delle Regioni ad affrontare e sciogliere il nodo. Ma ai leader del centrodestra spetta dare un segnale: dice Parrini. 

Parrini, i sindaci dovrebbero entrare tra gli elettori del presidente della Repubblica? 

 “L'autonomia dei consigli regionali è intangibile ma di sicuro l'idea lanciata il 3 novembre scorso dal presidente dell'Anci Antonio Decaro è innovativa, condivisibile e fattibile”. 

Innovativa, perché non è mai accaduto?  

“Esatto. Innovativa perché non sono mai stati presenti dei sindaci nelle 11 elezioni presidenziali tenutesi tra il 1955 e il 2015 con la partecipazione di delegati delle Regioni. Si è affermata una prassi secondo la quale i tre delegati delle regioni sono il presidente della regione, il presidente del consiglio regionale, come esponenti della maggioranza, e un consigliere regionale di opposizione”. 

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Quindi è il momento? 

“E’ una idea condivisibile perché la presenza anche di alcuni sindaci nel più alto collegio della Repubblica sarebbe un bel segnale istituzionale e politico, un riconoscimento significativo del loro ruolo sociale. Il Presidente Decaro ha affermato, a mio giudizio a ragione, che ciò costituirebbe “un atto di attenzione e di coraggio istituzionale”. E del resto l'articolo 114 della Costituzione stabilisce che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. 

Occorre però una norma ad hoc? 

“Ritengo sia fattibile perché, per tradurla in pratica, basta un moto di volontà politica, non serve nessuna riforma legislativa o costituzionale. L'articolo 83 della Costituzione è limpido: i delegati sono eletti "dai" consigli regionali, non "tra" i componenti dei consigli regionali”. 

In pratica dovrebbero essere i “governatori” a fare un passo indietro. Finora ha raccolto solo Bonaccini? 

“La disponibilità data da Bonaccini a fare un passo indietro per lasciare spazio a un sindaco o a una sindaca dell'Emilia-Romagna è un gesto politico di grande valore. Da questo punto di vista concordo con quanto ha sostenuto in un'intervista radiofonica il sindaco di Firenze Dario Nardella, quando ha auspicato che altri presidenti di Regione seguano l'esempio di Bonaccini”. 

In pratica lei fa un appello perché tra i presidenti delle Regioni si trovi un gentlemen agreement e si faccia spazio ad alcuni sindaci? 

“Lungi da me voler forzare la mano a chicchessia, ma sarebbe corretto, in un Paese dove ci sono 6 Presidenti di Regione di centrosinistra e 14 di centrodestra (tra cui 5 leghisti e 4 forzisti) che il problema di assicurare una rappresentanza ai sindaci nel voto presidenziale del prossimo gennaio se lo ponessero non solo il Pd e il centrosinistra bensì in maniera paritetica entrambi gli schieramenti politici. Magari, ma è solo un'ipotesi che butto lì, raggiungendo sì, un gentlemen agreement in sede di Conferenza delle Regioni”.