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Fedriga: "La proposta dei sindaci Grandi elettori all'ordine del giorno nella conferenza delle regioni"

Massimiliano Fedriga 
Bonaccini va avanti sulla ipotesi lanciata da Decaro e conferma che è pronto a farsi da parte per cedere il posto a un primo cittadino. Contrario Toti, possibilista Occhiuto
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Roma. Massimiliano Fedriga, il presidente leghista del Friuli Venezia Giulia, pensa di mettere la questione dell’inserimento dei sindaci nelle delegazioni dei grandi elettori all’ordine del giorno della Conferenza delle Regioni, da lui guidata. “Discutiamone, anche se ora siamo presi soprattutto dai problemi economici e di pandemia, però noi parliamo di tutto e anche di questo”: dice. Quale è tuttavia la posizione di Fedriga? “Io sono favorevole ad allargare il percorso per il Quirinale coinvolgendo le autonomie locali, ma non diventi un diritto acquisito di pochissimi. Le cose vanno fatte bene per evitare che si crei una disparità a danno della stragrande maggioranza dei Comuni italiani che sono piccoli”. Non solo. Fedriga avverte che andrebbero rispettate “le proporzioni tra maggioranza e opposizione”.

La proposta fatta qualche settimana fa dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro a nome di tutti i sindaci, …

Roma. Massimiliano Fedriga, il presidente leghista del Friuli Venezia Giulia, pensa di mettere la questione dell’inserimento dei sindaci nelle delegazioni dei grandi elettori all’ordine del giorno della Conferenza delle Regioni, da lui guidata. “Discutiamone, anche se ora siamo presi soprattutto dai problemi economici e di pandemia, però noi parliamo di tutto e anche di questo”: dice. Quale è tuttavia la posizione di Fedriga? “Io sono favorevole ad allargare il percorso per il Quirinale coinvolgendo le autonomie locali, ma non diventi un diritto acquisito di pochissimi. Le cose vanno fatte bene per evitare che si crei una disparità a danno della stragrande maggioranza dei Comuni italiani che sono piccoli”. Non solo. Fedriga avverte che andrebbero rispettate “le proporzioni tra maggioranza e opposizione”.

La proposta fatta qualche settimana fa dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro a nome di tutti i sindaci, non è facilmente archiviabile. Però il tempo stringe, le Regioni devono entro l’inizio di gennaio indicare i loro delegati in Parlamento. E pare che i sindaci dovranno, per una volta, essere grati all’autonomia regionale, perchè i “governatori” si muovono in ordine sparso sulla questione.

Per primo a mostrarsi d’accordo è stato Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna. Bonaccini rilancia convintamente: “Io ritengo che se l’Assemblea legislativa della mia regione riterrà di farlo, sarebbe un bel segnale che per la prima volta un sindaco o una sindaca facesse parte della delegazione. Sarebbe un segnale di attenzione nei confronti dei Comuni. Da parte mia ci sarà tutta la disponibilità, a partire anche dalla mia postazione”.  

Bonaccini è insomma disposto a cedere il proprio posto tra i Grandi elettori. E anche se, nelle stesse file del Pd, c’è chi sospetta che l’intenzione sia quella di conquistarsi le simpatie dei primi cittadini dem in vista di una sfida a Enrico Letta per la segreteria del partito, resta il fatto che il presideente emiliano-romagnolo ci mette del suo. 

Michele Emiliano, il “governatore” dem della Puglia, è passato subito a atti concreti. Non ritiene però che le Regioni debbano procedere in ordine sparso: “Il tema non deve essere affrontato a modo proprio dalle singole Regioni ma corrispondere a una identica regola in tutte le Regioni”. Emiliano si è già mosso: “Ho posto la questione alla Conferenza delle Regioni perché la esamini e il presidente Fedriga è aperto al dialogo con tutti i Comuni piccoli e grandi. La proposta dell’Anci è simbolica, ma cambia la prassi utilizzata fin qui dalla conferenza dei presidenti dei consigli regionali alla quale pure in via informale ho sottoposto la questione”. 

Riflette sull’equilibrio delle delegazioni regionali così come sono attualmente composte - ovvero presidente della giunta, presidente del consiglio regionale e un esponente della minoranza - e i criteri che “facilitano il raccordo con le assemble parlamentari e con le forze politiche. Ecco perché questa ipotesi di portata simbolica va discussa con attenzione da Regioni e anche dai partiti”. 

Per ora dal centrodestra non arrivano segnali positivi. Giovanni Toti, il governatore della Liguria e leader centrista, è scettico: “I rappresentanti delle Regioni sono chiamati tra i Grandi elettori per il Colle in quanto esponenti di una assemblea legislativa complementare e concorrete rispetto al Parlamento, capisco il senso di dare peso e visibilità ai sindaci, ma dovremmo intervenire sugli equilibri costituzionali”. Più possibilista è il neo presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ex capogruppo di Forza Italia: “Sarebbe bene includere anche i sindaci, ma non in sostituzione dei delegati regionali”. Di norma ad hoc parla anche il governatore dem della Toscana, dem Eugenio Giani: “E’ un dibattito che ho vissuto quando la candidatura come Grande elettore di Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, venne proposta e discussa. Poi viste le fibrillazioni, lui stesso correttamente la ritirò. Penso che sia giusto dare spazio almeno a una trentina di sindaci tra gli elettori per il Colle, ma con modifica costituzionale”. 

Il cantiere è aperto.