Governo, da Calenda e Marcucci: "Bene apertura Berlusconi a Draghi oltre il 2023"
Silvio Berlusconi apre alla permanenza a Palazzo Chigi di Mario Draghi anche dopo il 2023 e raccoglie consensi. "L'apertura di Berlusconi a Draghi oltre il 2023 è un fatto molto importante. Serve continuità per gestire il Pnrr e chiudere una stagione di conflitto tra i partiti europeisti e democratici", commenta su Twitter Carlo Calenda appena uscito dal gruppo de Socialisti dell'Europarlamento per approdare a quello liberal democratico Renew Europe che ospita anche Italia Viva.
Apprezza la sortita del Cavaliere, anche Andrea Marcucci, ex capogruppo del Pd a Palazzo Madama. "Sono soddisfatto che anche Silvio Berlusconi concordi sulla possibilità che Mario Draghi…
Silvio Berlusconi apre alla permanenza a Palazzo Chigi di Mario Draghi anche dopo il 2023 e raccoglie consensi. "L'apertura di Berlusconi a Draghi oltre il 2023 è un fatto molto importante. Serve continuità per gestire il Pnrr e chiudere una stagione di conflitto tra i partiti europeisti e democratici", commenta su Twitter Carlo Calenda appena uscito dal gruppo de Socialisti dell'Europarlamento per approdare a quello liberal democratico Renew Europe che ospita anche Italia Viva.
Apprezza la sortita del Cavaliere, anche Andrea Marcucci, ex capogruppo del Pd a Palazzo Madama. "Sono soddisfatto che anche Silvio Berlusconi concordi sulla possibilità che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi dopo il 2023. Nei partiti di maggioranza, in vista delle elezioni, prevalga la posizione di chi vuole completare il ciclo delle riforme europee con l'attuale presidente del Consiglio. Sarebbe il maggiore elemento di sicurezza per l'Italia", dice il senatore dem.
Naturalmente la proposta del leader di FI trova l'appoggio del senatore azzurro Andrea Cangini. "Draghi - dice Cangini - deve andare avanti fino al 2023 ed oltre: Berlusconi ha detto quello che tutti i dirigenti assennati di tutti, e ripeto tutti, i partiti di centrodestra pensano, ma non osano dire. Nessun altro presidente del Consiglio potrebbe garantire l'efficacia, e persino la durata, del governo fino al 2023, e dopo il 2023 nessun altro presidente del Consiglio potrebbe vantare la medesima autorevolezza e capacità di Mario Draghi. Dopo Draghi, chiunque risulterebbe inadatto".
"È un commissariamento? - chiede Cangini - No, è la presa d'atto - spiega - che siamo al termine di un ciclo politico, nel pieno di una crisi di sistema e mai come oggi dipendenti dai finanziamenti,semestrali, dell'Europa. Completati i Pnrr, nel 2026 ci saranno le condizioni perchè la politica dei partiti torni a governare, ma non sulle rovine. Questo, credo, l'auspicio del presidente Berlusconi.
Le aperture di Berlusconi sembrano però confermare la volontà dell'ex premier di giocare da protagonista la partita per il Colle dopo che molti esponenti del suo partito, ma anche Salvini e Meloni, avevano fatto il suo nome come possibile candidato. Draghi incollato alla poltrona di presidente del Consiglio lascerebbe libera quella di presidente della Repubblica a cui il Cavaliere sembra puntare seriamente.
Ma questo scenario rischia di spaccare il centrodestra. Dopo le baruffe della settimana scorso fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni su chi vuole veramente andare alle urne al più presto, con la leader di Fratelli d'Italia sulle barricate, sospettosa sulle intenzioni dei leghisti, ora Salvini pensa a sfilarsi dalla maggioranza e dal governo. "Noi non vediamo l'ora di votare - è il senso dei suoi ragionamenti - e auspichiamo un governo di centrodestra scelto dai cittadini".
Queste fibrillazioni fanno dire a Luigi Di Maio: "Il centrodestra è tutt'altro che compatto. Meloni, Salvini e Berlusconi non fanno altro che litigare tra di loro. Non oso immaginare cosa succederà con l'arrivo di Matteo Renzi. Un quartetto con quattro idee diverse su ogni cosa". Soprattutto chiosa il ministro degli Esteri sul prossimo presidente della Repubblica. "In verità tutti e quattro hanno in testa di portare quattro nomi differenti tra di loro. Il loro bluff è già smascherato", dice Di Maio.