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Camera, no all'uso delle intercettazioni del magistrato Ferri: in giunta tutti con lui tranne M5S

Cosimo Maria Ferri 
Anche il Pd salva la toga (ex dem) di Magistratura indipendente. Tutto mentre al Senato si discute il caso Renzi. Bazoli spiega così il voto: "Decisione tecnica e non politica"
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Cosimo Maria Ferri, la toga più potente e nota di Magistratura indipendente, per tre volte sottosegretario alla Giustizia, poi eletto nel Pd, e poi ancora passato ad Italia viva, ha vinto un'altra delle sue battaglie. Proprio nelle stesse ore in cui al Senato si discute delle intercettazioni e delle chat di Matteo Renzi per l'inchiesta Open di Firenze dopo la lettera dello stesso capo di Italia viva alla presidente del Senato Elisabetta Casellati. Ma ecco che alla Camera la giunta per le autorizzazioni dice no all'uso delle lunghe conversazioni tra Ferri, Luca Palamara e Luca Lotti registrate con una microspia Trojan nel maggio del 2019. 

Ma il colpo di scena è duplice perché non solo la giunta …

Cosimo Maria Ferri, la toga più potente e nota di Magistratura indipendente, per tre volte sottosegretario alla Giustizia, poi eletto nel Pd, e poi ancora passato ad Italia viva, ha vinto un'altra delle sue battaglie. Proprio nelle stesse ore in cui al Senato si discute delle intercettazioni e delle chat di Matteo Renzi per l'inchiesta Open di Firenze dopo la lettera dello stesso capo di Italia viva alla presidente del Senato Elisabetta Casellati. Ma ecco che alla Camera la giunta per le autorizzazioni dice no all'uso delle lunghe conversazioni tra Ferri, Luca Palamara e Luca Lotti registrate con una microspia Trojan nel maggio del 2019. 

Ma il colpo di scena è duplice perché non solo la giunta di Montecitorio nega al Csm, a oltre un anno dalla richiesta, la possibilità di utilizzare quegli ascolti, ma questo avviene anche con il voto favorevole del Partito democratico. Perché Alfredo Bazoli, il deputato capogruppo del Pd in commissione Giustizia, vota sì alla relazione di Pietro Pittalis di Forza Italia. La tesi di Pittalis, condivisa da Bazoli, è che in realtà le intercettazioni non fossero casuali, ma volute. Tant'è che dice: "No all'uso del Trojan per rispetto ai principi della Costituzione". Cioè i magistrati di Perugia che indagavano Palamara per corruzione e gli avevano piazzato nel telefono un Trojan, volevano scientemente registrare anche le parole dei suoi interlocutori, entrambi parlamentari, uno di Italia viva e l'altro renziano sì ma rimasto nel Pd, Ferri e Lotti. E Bazoli motiva così il suo voto: "La mia decisione su Ferri è giuridica e non politica, poi deciderà l'aula". Stesse parole da Federico Conte di Leu.

In giunta finisce con 12 voti per negare l'uso delle intercettazioni. Sulla stessa posizione si ritrovano Pd, Fi, Lega, Leu, e ovviamente anche Italia viva. Non vota invece il presidente della giunta Andrea Delmastro Delle Vedove di Fdi. Mentre a dire sì all'autorizzazione resta soltanto M5S. E i grillini Carla Giuliano ed Eugenio Saitta dichiarano di non vedere alcun "fumus persecutionis nei confronti di Ferri che è stato intercettato in un'inchiesta in cui Palamara aveva una marea di interlocutori tra cui lo stesso Ferri". Inoltre, secondo M5S, "il Csm ha chiesto di autorizzare l'uso delle intercettazioni per una condotta illecita che riguarda Ferri in quanto tuttora magistrato, e non certo come uomo politico".

La decisione della giunta adesso dovrà andare in aula, ma se le posizioni dei partiti restano quelle della giunta, l'esito è scontato. Da Ferri solo una battuta. "Confido che anche in aula prevalga il giudizio tecnico formulato dalla giunta".

C'è da tener conto che proprio per via di quelle intercettazioni, al Csm, non solo Palamara, in un processo disciplinare, è stato rimosso dalla magistratura, ma sono stati condannati a pene minori anche i cinque togati del Csm che avevano partecipato alla serata all'hotel Champagne del 9 maggio per scegliere il procuratore di Roma, indicandolo in Marcello Viola.

A questo punto il Csm - se l’aula della Camera dovesse confermare il verdetto della giunta - avrà di fronte a sé due strade. La sezione disciplinare che sta seguendo il caso Ferri può decidere di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per contestare la decisione di Montecitorio, oppure può anche stabilire di andare avanti con il processo. 

Naturalmente tutto dipende da cosa accadrà in aula a Montecitorio dove M5S è deciso a dare battaglia. Eugenio Saitta, che era in giunta, spiega ancora una volta le ragioni del sì all’autorizzazione: "Abbiamo votato contro la proposta del relatore Pittalis perché, a nostro avviso, le intercettazioni che riguardano Ferri sono casuali e lo riguardano come magistrato, non come politico.

L'indagine era quella su Palamara, dove Ferri non è mai entrato nel perimetro dell'atto di indagine". Molto dura poi la reazione dell’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi - il deputato che, a proposito del caso Uggetti, qualche giorno fa ha parlato in aula di responsabilità “politica”, al di là dell’assoluzione in primo grado - e che su Fb posta un testo estremamente polemico e foriero di una futura battaglia: “Non esiste nessuna scelta tecnica e nessun fumus persecutionis nei confronti del deputato Ferri, che è stato intercettato in un'inchiesta in cui Palamara aveva una marea di interlocutori tra cui Ferri stesso. Tutti sono pronti a puntare il dito contro i magistrati, poi se uno di questi è anche parlamentare il dito lo si alza per renderlo intoccabile pure da un procedimento disciplinare. Pazzesco”. Un commento che suona come un antipasto rispetto alla futura battaglia in aula. Che però, con tutti contro, M5S rischia di perdere.