Carrón lascia la guida di Cl. “Il Papa ci chiede un ricambio”
di Paolo Rodari , di Paolo RodariCittà del Vaticano - A sorpresa, di fatto con un anno di anticipo su quanto richiesto dalla Santa Sede, il 71enne prete spagnolo don Julián Carrón lascia la guida della Fraternità di Comunione e Liberazione che era sua dal 2005. La decisione, spiega lui stesso in una lettera, è «per favorire che il cambiamento della guida a cui siamo chiamati dal Santo Padre si svolga con la libertà che tale processo richiede». E ancora: «È stato un onore per me esercitare questo servizio per anni, un onore che mi riempie di umiliazione per i miei limiti e se ho mancato nei confronti di qualcuno di voi».
Tra le righe si legge una certa amarezza: restare avrebbe signif…
Città del Vaticano - A sorpresa, di fatto con un anno di anticipo su quanto richiesto dalla Santa Sede, il 71enne prete spagnolo don Julián Carrón lascia la guida della Fraternità di Comunione e Liberazione che era sua dal 2005. La decisione, spiega lui stesso in una lettera, è «per favorire che il cambiamento della guida a cui siamo chiamati dal Santo Padre si svolga con la libertà che tale processo richiede». E ancora: «È stato un onore per me esercitare questo servizio per anni, un onore che mi riempie di umiliazione per i miei limiti e se ho mancato nei confronti di qualcuno di voi».
Tra le righe si legge una certa amarezza: restare avrebbe significato non aiutare il processo verso la successione. Carrón venne designato da don Luigi Giussani dopo che già dal 1985 con altri preti spagnoli di “Nueva Tierra” aderì a Cl. Probabilmente anche lui immaginava che l’investitura durasse a vita. Così, come per gli altri leader dei movimenti, non è stato. La palla adesso passa in mano alla diaconia del movimento e quindi a una votazione che non è detto che debba per forza di cose portare alla guida un sacerdote. Fra un anno Cl potrebbe anche passare nelle mani di un laico.
Gli ultimi mesi non sono stati sempre facili per Carrón. Il prete spagnolo ha dovuto fare i conti anche con alcune divisioni interne. Una parte minoritaria del movimento lo accusa di aver portato Cl lontano da Giussani, su una strada «troppo spirituale». Carròn ha sofferto per questo, ma ha tenuto la barra dritta. Nei primi anni ha portato Cl fuori da una deriva teocon che di fatto stava prendendo piede. Ha poi risaldato un legame con Francesco non scontato, dopo gli anni in cui parte della comunità ciellina di Buenos Aires riteneva il futuro Papa «troppo spostato a sinistra». Un mese fa ha accettato che la Santa Sede commissariasse i Memores che pure guidava da tempo. Alcuni di questi — 1600 persone laiche — per lo più nostalgici del tempo che fu, hanno scritto a Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, per denunciare come la guida della Fraternità e insieme dei Memores da parte del sacerdote spagnolo non rispettasse il diritto canonico che vieta a chi svolge ruoli di governo di prendersi cura anche della vita spirituale dei fedeli. Il Vaticano ha studiato il caso e attraverso padre Gianfranco Ghirlanda, delegato pontificio, ha chiesto nuovi statuti e un nuovo direttorio. Dai Memores, tuttavia, non sono arrivate risposte soddisfacenti. Di qui la decisione di commissariare e di affidare i Memores a monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Gli oppositori hanno esultato: sognano che con la fine dell’era Carrón si torni al tempo della militanza politica, di una politicizzazione dimentica del portato anzitutto mistico e spirituale che è il Vangelo.
Ma la strada non può essere più quella. Piuttosto, se una svolta arriverà, sarà nella modalità della conduzione. Giussani teneva a dire di non aver fondato Cl. Ma di guidarlo assieme ad altri: da Angelo Scola, cardinale emerito di Milano, a don Fabio Baroncini, prete della periferia milanese, da don Francesco Ventorino, che fondò Cl in Sicilia, a Francesco Ricci che lo portò in Romagna, fino a don Giacomo Tantardini a Roma e a don Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia. Oggi una classe dirigente sembra meno consistente. Di qui la necessità di un nuovo ripensamento culturale e sociale, nella fedeltà a un carisma che volle anzitutto far sì che la fede divenga cultura.