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Armi, la rivoluzione dell'export italiano. Il primo accordo con la Slovenia

Lorenzo Guerini 
Le trattative per vendere mezzi militari gestite direttamente dal governo, senza passare da mediazioni opache. L'annuncio del ministro Guerini
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È il primo passo di una rivoluzione, che può portare trasparenza e rigore nelle esportazioni di armamenti italiani. Un settore spesso opaco, popolato di mediatori internazionali usati in diversi casi come copertura legale di tangenti a politici e sovrani. Gli scandali non sono mancati, anche nel passato recente: vicende clamorose che hanno pesato sull'immagine del Paese pure quando le indagini si sono concluse escludendo responsabilità penali. La soluzione è stata individuata nel modello americano: non sono più le aziende a trattare la vendita di aerei, missili, fregate ed elicotteri ma direttamente i governi. Tanto più che l'industria della Difesa italiana è in massima parte dominata da due imprese - Leonardo e Fincantieri - a controllo statale.

Ieri per la prima volta questa procedura - chiamata G2G acronimo inglese per indicare "da governo a governo" - è stata applicata dal ministro Lorenzo Guerini che ha fi…

È il primo passo di una rivoluzione, che può portare trasparenza e rigore nelle esportazioni di armamenti italiani. Un settore spesso opaco, popolato di mediatori internazionali usati in diversi casi come copertura legale di tangenti a politici e sovrani. Gli scandali non sono mancati, anche nel passato recente: vicende clamorose che hanno pesato sull'immagine del Paese pure quando le indagini si sono concluse escludendo responsabilità penali. La soluzione è stata individuata nel modello americano: non sono più le aziende a trattare la vendita di aerei, missili, fregate ed elicotteri ma direttamente i governi. Tanto più che l'industria della Difesa italiana è in massima parte dominata da due imprese - Leonardo e Fincantieri - a controllo statale.

Ieri per la prima volta questa procedura - chiamata G2G acronimo inglese per indicare "da governo a governo" - è stata applicata dal ministro Lorenzo Guerini che ha firmato un accordo con il suo collega sloveno Matej Tonin. L'intesa è limitata a un singolo velivolo militare da trasporto C27 Spartan, prodotto da Leonardo, ma è importante proprio per l'aspetto procedurale.

Oltre alle questioni etiche, le trattative dirette tra governi permettono di sostenere con più incisività l'export delle aziende nazionali. In passato, infatti, le società italiane si sono trovate a competere con società straniere che mettevano sul tavolo tutto il peso del loro Paese, offrendo finanziamenti, compensazioni, assistenze che un'impresa non può garantire: un metodo in cui Francia e Gran Bretagna si sono dimostrate molto incisive.

Per questo la scorsa estate Guerini ha varato la "Direttiva per la politica industriale della Difesa" con l'obiettivo di "continuare a garantire al Paese e alle sue eccellenze industriali un posizionamento di rilievo nei principali e più innovativi programmi di cooperazione europei e internazionali, e accrescere la rilevanza tecnologica del know how italiano nel mondo".

La cooperazione con la Slovenia ha seguito il nuovo percorso, passando dal Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti (Segredifesa), guidato adesso dal generale Luciano Portolano, un ufficiale con una lunga esperienza sul campo dall'Afghanistan al Libano, fino al coordinamento dell'emergenza Covid e dell'evacuazione dall'aeroporto di Kabul. Gli uffici del ministero hanno preparato l'accordo, che tiene conto di tutti gli aspetti operativi, tecnici, logistici, addestrativi, legali e amministrativi. Ed è su questa base che è stato firmato il contratto. Nel pacchetto di vendita dell'aereo, infatti, è stata inclusa la manutenzione e l'addestramento degli equipaggi per l'aereo sloveno curati dalle nostre forze armate. La minuscola aviazione di Lubiana da sola non avrebbe potuto gestire il velivolo, che così invece viene fornito letteralmente "chiavi in mano".

Il bimotore di Leonardo, considerato il migliore aereo per missioni tattiche grazie alla capacità di atterrare e decollare da piccole piste, riesce così a mettere a segno altre esportazioni. Un successo, spinto anche dall'adozione da parte degli Stati Uniti, che lo vede già in servizio con le aeronautiche di quindici nazioni, dall'Australia allo Zambia.