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Italygate, giallo sugli americani fantasma. Cartabia: "Capire cosa accadde in carcere"

Marta Cartabia (ansa)

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Oltre ai due personaggi non identificati, in visita con la deputata Cunial all'hacker anche il legale Moriggia
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Una spirale di sospetti e pressioni sull'Italia, da parte degli organismi della Sicurezza guidati da Trump, anticiparono l'anomala missione degli americani nel carcere di Salerno, dieci mesi fa. Anche l'ambasciatore a Roma Lewis Eisenberg , non amato dal presidente tycoon, fu tenuto all'oscuro delle indagini su Italygate: l'alto diplomatico lascia il 16 gennaio; tre giorni dopo, il 19, gli addetti Usa entrano nel penitenziario del Sud Italia al seguito della deputata ex 5S Sara Cunial e con un avvocato a lei vicino. Con lo scopo - come ha ricostruito Repubblica - di interrogare clandestinamente l'hacker Arturo D'Elia, sospettato dalla Difesa statunitense di avere un ruolo nel presunto dirottamento di una parte dei voti degli americani all'estero.

Una spirale di sospetti e pressioni sull'Italia, da parte degli organismi della Sicurezza guidati da Trump, anticiparono l'anomala missione degli americani nel carcere di Salerno, dieci mesi fa. Anche l'ambasciatore a Roma Lewis Eisenberg , non amato dal presidente tycoon, fu tenuto all'oscuro delle indagini su Italygate: l'alto diplomatico lascia il 16 gennaio; tre giorni dopo, il 19, gli addetti Usa entrano nel penitenziario del Sud Italia al seguito della deputata ex 5S Sara Cunial e con un avvocato a lei vicino. Con lo scopo - come ha ricostruito Repubblica - di interrogare clandestinamente l'hacker Arturo D'Elia, sospettato dalla Difesa statunitense di avere un ruolo nel presunto dirottamento di una parte dei voti degli americani all'estero.



Si allarga il versante del cosiddetto Italygate su cui interviene ieri, da New York, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, a margine della sua missione istituzionale. "Dopo le indiscrezioni, ci siamo immediatamente attivati", premette la titolare della Giustizia, dopo il colloquio con l'omologo Merrick Garkland (ma l'argomento non è stato toccato a quel tavolo). "Ho chiesto al Dipartimentodell'amministrazione penitenziaria - continua la ministra - di prendere informazioni e di approfondire con la direzione del carcere esattamente cosa è successo". Non saranno consentite ombre, è il messaggio.



Il capo del Dap, Dino Petralia, ha chiesto una "relazione immediata" alla dirigente Rita Romano. Quella delegazione aveva un obiettivo che viola le norme: porre domande specifiche al detenuto D'Elia, il 39enne accusato dai pm di Napoli di aver estratto 10 gigabyte di dati dai pci Leonardo Spa, colosso della Difesa italiana. Ma a Washington, nelle ore disordinate e rabbiose della Casa Bianca retta dalla vecchia presidenza, D'Elia è considerato, con il complice Antonio Rossi, un uomo del complotto antiTrump.


Una visita con più anomalie. La prima: alle ore 11 di quel 19 gennaio, fu registrata la sola presenza di Cunial. La deputata arrivò, stando alle testimonianze di D'Elia e del suo avvocato, con altre persone. Invece: nessuna trascrizione, sul foglio d'ingresso, né del suo accompagnatore, l'avvocato del foro di Brescia, Nino Moriggia, né degli americani. Moriggia, in particolare, in altri casi si era interessato direttamente del detenuto D'Elia, oltre a collaborare con la deputata (nella crociata contro i vaccini). Quanto agli altri due, D'Elia testimonia: "Erano americani, mi spaventarono con domande sul voto presidenziale, ma non sapevo nulla". Tutto avviene nel periodo in cui anche il numero uno dell'ambasciata a Roma, Eisenberg, sembra assistere a un film grottesco. A metà dicembre, è un collega a mostrargli il tweet con cui in America si denuncia l' Italygate. Il 24, vigilia di Natale, Maria Strollo Zack, collaboratrice di Michelle Ballarin (che aveva denunciato per prima le presunte responsabilità di "attivisti" italiani) avvicina il presidente a Mar a Lago e informa Trump della traccia da seguire: i due arrestati in Campania.

Il 2 gennaio, è Mark Meadows, capo di gabinetto della Casa Bianca, a chiamare il segretario alla Difesa Chris Miller perché indaghi. E Miller investe il vertice dell'agenzia Usa, la Dia, Berrier, perché ordini all'addetto militare di Via Veneto di andare in carcere da D'Elia. È il 16 gennaio: Eisenberg lascia Roma, sede scoperta. Il 19, ecco la missione in carcere, Salerno nell'ultimo tempo utile. L'indomani è il grande giorno dell'Inauguration. Si insedia Biden. Ma sul territorio italiano restano veleni e intrighi: ancora da sciogliere.