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Pd, Delrio: “È l’ora dei riformisti Il campo largo deve andare da Matteo a Bersani e i 5S”

L'ex ministro democratico: "lL leader di Italia viva a destra? Mi auguro di no ma le intese in Sicilia non sono un buon segnale  
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Graziano Delrio, lei che lo conosce bene, cosa vuol fare Renzi?
«Non lo so. Non lo sento da molto tempo».
Andrà a destra?
«Mi auguro di no. Certo l’alleanza con Forza Italia in Sicilia non è un bel segnale, se fosse confermata».

Lei oggi riunisce a Roma la sua corrente, Comunità democratica. E' un modo per tornare in campo?
«Più che una corrente è una sorgente. Uno spazio libero di riflessione nel e per il Pd».
Per fare cosa?
«Il Covid ci ha proiettato in un mondo nuovo, in cui ridefinire i nostri valori. Il governo Draghi offre alla politica l’opportunità per rinnovarsi. Va ricostruita anzitutto una cultura, “una mappa” come l’ha definita di recente Ezio Mauro. E la nostra non può non essere quella del riformismo radicale».
Cosa intende per riformismo radicale?
«Il mondo post Covid ci impone di essere radicali nei principi, ma graduali nell’a…

Graziano Delrio, lei che lo conosce bene, cosa vuol fare Renzi?
«Non lo so. Non lo sento da molto tempo».
Andrà a destra?
«Mi auguro di no. Certo l’alleanza con Forza Italia in Sicilia non è un bel segnale, se fosse confermata».

Lei oggi riunisce a Roma la sua corrente, Comunità democratica. E' un modo per tornare in campo?
«Più che una corrente è una sorgente. Uno spazio libero di riflessione nel e per il Pd».
Per fare cosa?
«Il Covid ci ha proiettato in un mondo nuovo, in cui ridefinire i nostri valori. Il governo Draghi offre alla politica l’opportunità per rinnovarsi. Va ricostruita anzitutto una cultura, “una mappa” come l’ha definita di recente Ezio Mauro. E la nostra non può non essere quella del riformismo radicale».
Cosa intende per riformismo radicale?
«Il mondo post Covid ci impone di essere radicali nei principi, ma graduali nell’attuazione. E lo spirito non può che essere comunitario. La pandemia ci ha insegnato che da solo nessuno ce la fa, i legami di una comunità sono diventati di nuovo indispensabili, in famiglia, nelle città, in Europa. Il riformismo nazionale è insufficiente».
È il campo largo di Letta?
«Sì. E deve avere l’ambizione di tenere insieme l’imprenditore e l’operaio, l’artigiano e la madre di famiglia. Laddove governiamo, nelle città con i nostri sindaci, o nel Lazio e in Emilia, siamo riusciti a esprimere questa vocazione maggioritaria».
Con chi va costruito, con Renzi e Calenda fino a Fratoianni?
«Sì, certo, non sono esclusi. E naturalmente Bersani. Ma prima serve una robusta premessa culturale. Ci sono delle faglie che non possiamo oltrepassare, dal rispetto per i migranti al no al presidenzialismo, dall’attenzione alle autonomie locali all’impegno per la scuola pubblica».
Non c’è il rischio di finire come l’Unione con Bertinotti nel 2006?
«No, il modello dev’essere l’Ulivo. All’epoca io ero soltanto un giovane medico e mi appassionai a quella stagione, candidandomi al consiglio regionale dell’Emilia e poi come sindaco della mia città, Reggio Emilia. Anche lì le comunità locali fecero da lievito».
Al Senato centrodestra e Iv hanno mandato il governo due volte sotto. Draghi comincia a scricchiolare?
«Bisogna vedere se è solo un incidente o se è la spia di un malessere, penso entrambe le cose. Ma chi l’ha messo in difficoltà deve rendersi conto che gli italiani ci osservano».
Si andrà votare dopo l’elezione al Colle?
«No, non accadrà in nessun caso. L’emergenza non è finita. E bisogna approvare i progetti del Pnrr».
Stavolta non c’è un regista come lo fu Renzi per l’elezione di Mattarella.
«Può essere un rischio o anche un’opportunità. Perché potrebbe indurre i leader ad un maggiore senso di responsabilità. Il nuovo Presidente va condiviso con tutte le forze politiche”.
La quarta ondata non rafforza il tandem Draghi-Mattarella?
«Credo che si debbano rispettare le scelte di entrambi, quando si manifesteranno nel concreto».
L’ex ministro dc Guido Bodrato ha denunciato il ritardo con cui si sta costruendo la maggioranza che dovrà eleggere il capo dello Stato.
«Stimo molto Bodrato, ma trovo giusto non mescolare le carte. Prima va licenziata la legge di Bilancio, poi da Capodanno penseremo al Quirinale. Altrimenti si rischia di compromettere la manovra».
Come lo immagina questo candidato?
«Una figura autorevole, che sia un punto fermo di stabilità del Paese, come avviene ormai dal 1992».
I Cinquestelle sono nel marasma. Ciò non indebolisce il Pd?
«Capisco che non è un momento semplice per loro. Sono in una fase di travaglio, che mi auguro si risolverà presto».
Il Movimento è definitivamente parte dell’area riformista?
«L’adesione è definita dai comportamenti. Conte e Di Maio sono ormai concretamente europeisti».