Italygate, quelle parole "sottovoce" al detenuto: ecco il verbale del comandante della polizia penitenziaria
di Conchita Sannino , di Conchita SanninoNAPOLI - Entrarono nel carcere di Salerno e, durante la visita durata circa due ore, puntarono specificamente a quel detenuto e a quella cella. Provando a parlare "a bassa voce" col l'hacker recluso Arturo D'Elia, il 'pirata' che negli ultimi scomposti giorni della presidenza Trump era finito nel mirino degli americani che sostenevano la tesi della frode elettorale Italygate. Quella delegazione sapeva dunque bene dove andare, una volta varcata la soglia della Casa Circondariale 'Antonio Caputo' di Fuorni, Salerno: 'Stanza 01, secondo piano, Reparti detentivi maschili, detenuti di media sicurezza'.
NAPOLI - Entrarono nel carcere di Salerno e, durante la visita durata circa due ore, puntarono specificamente a quel detenuto e a quella cella. Provando a parlare "a bassa voce" col l'hacker recluso Arturo D'Elia, il 'pirata' che negli ultimi scomposti giorni della presidenza Trump era finito nel mirino degli americani che sostenevano la tesi della frode elettorale Italygate. Quella delegazione sapeva dunque bene dove andare, una volta varcata la soglia della Casa Circondariale 'Antonio Caputo' di Fuorni, Salerno: 'Stanza 01, secondo piano, Reparti detentivi maschili, detenuti di media sicurezza'.
Chi c'era con la parlamentare ex 5S e con quel legale che, precedentemente, si era presentato come amico degli americani, chiedendo un incontro proprio all'avvocato dell'hacker? D'Elia, il super esperto informatico (condannato a 3 anni e 4 mesi, lo scorso luglio, per il suo cyber attacco alle quasi cento postazioni di Leonardo Spa), poi scarcerato dalla scorsa estate, e il suo avvocato Nicola Naponiello, hanno denunciato al nostro giornale che durante quella visita nel carcere si fossero materializzati anche degli addetti Usa. Nella relazione non si fa riferimento a cittadini stranieri. Ma il comandante degli operatori penitenziari riferisce che D'Elia - a visita ancora in corso - aveva chiesto e ottenuto "l'autorizzazione" a chiamare con urgenza il proprio legale, riferendogli che "delle persone erano entrate nella sua stanza".
Dagli atti che ha potuto visionare Repubblica emerge dunque che, una volta verificatasi l'anomalia di quel tentativo maldestro di 'interrogatorio' - col detenuto che si spaventa e richiama l'attenzione delle divise - il comandante della penitenziaria G. L. di Salerno (poi trasferito per altri motivi da quella struttura) scrisse alla direttrice del penitenziario, Rita Romano, meno di 24 ore dopo, per lasciare traccia di quanto accaduto.
Il comandante ricostruisce brevemente, mettendo agli atti che una volta entrati, "l'onorevole ed il suo collaboratore venivano resi edotti del fatto nel corso dei colloqui con i detenuti non avrebbero potuto fare alcun riferimento specifico ai fatti processuali". Invece, la visita va esattamente al contrario.
Due paginette appena, un frammento di Italygate ancora da decifrare. Soprattutto per rispondere a poche, semplici domande. Che cosa avvenne in un carcere italiano, nei giorni della incontrollata rabbia trumpista sulla sconfitta delle presidenziali Usa: tanto da spingere un detenuto a contattare con urgenza il proprio legale? Chi c'era e a che titolo in compagnia di una deputata italiana, che da quattro giorni, insieme col suo accompagnatore, sfugge alle domande di Repubblica? E perché.