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Italia viva, Renzi, Leopolda di guerra e “pizzino” sul Quirinale: “Io l’ago della bilancia”

Matteo Renzi (ansa)

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Il leader di Iv apre il tradizionale raduno autunnale a Firenze: “Per noi praterie grazie all’alleanza Pd-5S. Letta e Salvini vogliono votare subito"
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FIRENZE - Lui si autodefinisce “ago della bilancia” anche se per i suoi tanti nemici è una variabile impazzita. Eccolo ancora qui, Matteo Renzi, alla guida di un partito in picchiata di consensi, ammaccato dal caso Open ma felice interprete di un format, quello sì, di successo. Perché le file fuori dalla stazione Leopolda sono reali e il rito più antico dell’ex Rottamatore, che si ripete per l’undicesima volta, scivola via in un clima che sembra lontano da quello di un tramonto: "Italia Viva destinata a scomparire? Non credo proprio: siamo stati determinanti in questa legislatura e continueremo a esserlo", anticipa Ettore Rosato stavolta nei panni di capo ultrà.

La Leopolda più difficile, per il leader di Iv, ha l’allest…

FIRENZE - Lui si autodefinisce “ago della bilancia” anche se per i suoi tanti nemici è una variabile impazzita. Eccolo ancora qui, Matteo Renzi, alla guida di un partito in picchiata di consensi, ammaccato dal caso Open ma felice interprete di un format, quello sì, di successo. Perché le file fuori dalla stazione Leopolda sono reali e il rito più antico dell’ex Rottamatore, che si ripete per l’undicesima volta, scivola via in un clima che sembra lontano da quello di un tramonto: "Italia Viva destinata a scomparire? Non credo proprio: siamo stati determinanti in questa legislatura e continueremo a esserlo", anticipa Ettore Rosato stavolta nei panni di capo ultrà.

La Leopolda più difficile, per il leader di Iv, ha l’allestimento di uno studio radiofonico da cui inviare messaggi al Centro, per la costruzione di un cantiere europeista, anzi «macroniano». "Se il Pd conferma il matrimonio populista con Conte e Di Maio e la destra continua ad avere una trazione sovranista sulla linea di Salvini e Meloni - spiega Renzi - è del tutto evidente che per noi c’è una prateria". Da cavalcare con chi? Con Azione e Più Europa, forse, anche se Renzi vede Calenda in avvicinamento al Pd. "Conta lo spazio politico, viene prima dei compagni di viaggio", dice il senatore di Scandicci.


Altri alleati, comunque, non se ne vedono, perché Renzi - dopo una serie di colloqui - è convinto di una cosa: che Forza Italia non si staccherà dagli alleati di centrodestra, tanto più che "Letta, Conte, Salvini e Meloni vogliono il voto anticipato e dunque andiamo verso le elezioni nel 2022". Però non demorde, l’ex premier: "Quando c’era un bipolarismo più spinto, con due leader forti come Berlusconi e Veltroni, l’Udc di Casini aveva il sette per cento. Non vedo perché oggi non si possa almeno ripetere quel dato". E questo lo porta a concludere che non sarebbe neppure necessaria una modifica in senso proporzionale della legge elettorale, visto che Casini, le sue performance, le otteneva con il Mattarellum. Chissà. "Saremo l’ago della bilancia", è il refrain renziano.

E i big di Italia Viva si apprestano a sottolineare come, pur con sondaggi che non vanno oltre il 2 per cento, i voti di questa navicella possono essere determinanti. La convergenza con il centrodestra sul decreto capienze al Senato "non mette in discussione il nostro sostegno al governo - afferma Maria Elena Boschi - ma dimostra che i nostri numeri contano eccome, abbiamo la possibilità di esprimree le nostre idee e forse qualcuno comincia a preoccuparsi".


Il sogno di Renzi è quello di fare pesare questi voti anche nella corsa al Quirinale. Il leader toscano ha lanciato qualche segnale a Berlusconi, attende di capire le mosse di Draghi, prende atto del no di Mattarella a un mandato bis ma intanto davanti ai suoi snocciola una serie di nomi istituzionali o trasversali che potrebbero avere un consenso ampio: Casini, Amato, Casellati, Cartabia, Severino, Elisabetta Belloni. "Nel 2015 - ha confidato ai suoi - eravate tutti convinti che avessi un patto con Berlusconi. E alla fine stupii tutto favorendo l’elezione di Mattarella. Aspettate...".


La prima serata ha, come sempre, i contorni di uno show: la musica di Queen e di Jovanotti, Pasolini ("Prima o poi il castello delle menzogne crollerà") ma pure il “Credo” laico di Stefano Accorsi in Radiofreccia, le interviste sul palco ai giovani eletti, i Millennians di Italia Viva. E le battute feroci su Giuseppe Conte: "Protesta contro le nomine dela tv di Stato, poveretto, e bisogna capirlo: era uno che solo qualche mese fa dettava la linea al Tg1. Vorrei fare una appello: dategli almeno Rai Gulp". Premessa di un nuovo duro attacco al reddito di cittadinanza, che precede la campagna per l’obbligo vaccinale, altro cavallo di battaglia di Iv. Intervengono Davide Serra, Roberto Burioni, Giovanni Malagò. La narrazione è ripartita, a dispetto delle percentuali e di un futuro incerto. "Noi non ci arrendiamo", dice Renzi. Prima di annunciare che da gennaio la Leopolda diverrà una radio vera, sul web. Matteo on air: finché dura, lui se la gioca.