✕

La minaccia M5S sulla legge di bilancio la vendetta per la Rai

Da sinistra, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio 

Ascolta l'audio

Infuocata riunione dei contiani. Anche il moderato Patuanelli lancia avvisi: “Non prenderemo solo botte”
2 minuti di lettura

La consegna è: reagire. A costo di scatenare un selvaggio ostruzionismo e sbarrare il passo alla legge di Bilancio. Il Movimento 5 Stelle alla prova delle barricate, il leader non ci sta a essere ignorato da Palazzo Chigi. Come se non bastassero già le divisioni interne e lo strisciante duello tra l’ex premier e Di Maio a complicare la fase più delicata del governo, alla vigilia della partita del Quirinale.


L’onta subita sulla Rai che ha portato allo stop per le ospitate sulla tv pubblica, l’insofferenza nei confronti di Draghi che non terrebbe nella giusta considerazione le istanze della prima forza parlamentare, il gioco di sponda di Renzi …

La consegna è: reagire. A costo di scatenare un selvaggio ostruzionismo e sbarrare il passo alla legge di Bilancio. Il Movimento 5 Stelle alla prova delle barricate, il leader non ci sta a essere ignorato da Palazzo Chigi. Come se non bastassero già le divisioni interne e lo strisciante duello tra l’ex premier e Di Maio a complicare la fase più delicata del governo, alla vigilia della partita del Quirinale.


L’onta subita sulla Rai che ha portato allo stop per le ospitate sulla tv pubblica, l’insofferenza nei confronti di Draghi che non terrebbe nella giusta considerazione le istanze della prima forza parlamentare, il gioco di sponda di Renzi con il centrodestra che finisce per schiacciare i 5S su governo e Pd, facendoli sembrare inermi. Assediato anche dai suoi per le “bugie”, presunte o reali, sulle nomine nei Tg, Giuseppe Conte ha deciso di passare al contrattacco. E c’è il rischio assai concreto che la legge di Bilancio diventi trincea: per mostrare che nessuno può permettersi di trattare così il Movimento, i cui numeri nelle aule di Camera e Senato restano determinanti. È una battaglia che si incrocia con l’altro scontro aperto in Senato, che salda contiani e anti-contiani: i 5S hanno il mandato di non cedere sul relatore della Manovra, che i dem, insieme con Leu, avevano individuato in Vasco Errani.


A Palazzo Madama, già la neocapogruppo Mariolina Castellone aveva fatto capire che la musica è cambiata. Poi ecco Stefano Patuanelli, nella riunione convocata giovedì pomeriggio al Senato: "Non possiamo continuare a prendere botte - dice in sintesi - mandiamo qualche messaggio. E se non capiscono, dobbiamo prepararci". Come, a cosa? Anche scatenando il Vietnam: è il senso del messaggio recapitato dal ministro delle Politiche agricole. Che avverte: noi presentiamo 10mila emendamenti e pazienza se il Paese va in esercizio provvisorio.


Uno scenario che il Paese non può ovviamente consentirsi. Non a caso, seppur coerente con l’intento di difendere “l’onore” del M5S, la dichiarazione di guerra di Patuanelli gela gran parte della ventina di senatori presenti. I quali non intendono però rinunciare alla battaglia sul relatoreper la legge di Bilancio. Lo spiega serafico Vincenzo Presutto, senatore che non può dirsi certo contiano (è stato, con Primo Di Nicola, tra i registi dell’operazione Castellone). "Siamo forza politica di maggioranza, facciamo una richiesta ponderata, più che legittima: uno dei nostri in aggiunta al relatore del centrosinistra e a uno del centrodestra. Vedo che si oppongono dei pretesti - taglia corto - se cade, allora toccherà al presidente della commissione Bilancio Pesco, unico relatore".


Ma la temperatura era già alta per la vicenda Rai. Nelle ore del grande affronto, Conte spiegó ai suoi che il M5S non aveva trattato né con l’ad Fuortes né con Chigi. Il giorno dopo, però, Repubblica ha raccontato che a condurre il negoziato era stato il fidato Mario Turco, che a nome di Conte aveva posto il veto su Maggioni e insistito su Carboni al Tg1. Da qui l’ira degli eletti 5S, che ora accusano il capo di aver mentito. Una rivolta che rischia di mandare in frantumi i gruppi. In parte convinti che il leader lavori in segreto per mandare Draghi al Quirinale e andare al voto. "Ma non è così: l’ho detto in tutte le salse che la legislatura deve arrivare a compimento per completare le sue missioni", ha fatto sapere Conte. Il clima resta teso.

E chissà se è a lui che parla ieri Di Maio quando, da Firenze, dice: "C’è chi pensa si possa andare a votare tra marzo e aprile, ma se fosse così prima di luglio o agosto non riusciremmo a formare un governo, e in quei 5 mesi c’è la terza dose da erogare e c’è da contrastare l’aumento dei contagi". In serata, gira voce che oggi Conte potrebbe incontrare i ministri insieme con deputati e senatori. Reagire sì, ma fuori. Ricucire, dentro.