Amato dalla presidenza della Consulta alla candidatura per il Colle
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Comunque presidente. Per certo della Corte costituzionale. Quanto alla prima poltrona del Colle tutto dipende dalla politica e dalla votazione in Parlamento che dovrebbe cominciare giusto verso la fine di gennaio, visto che l'ultimo giorno di presidenza per Sergio Mattarella è il 2 febbraio. Ma per il vertice della Consulta, dove votano i 14 colleghi e ovviamente anche lui, l'esito già adesso è scontato. Non c'è nessuna gara. Il prossimo capo della Corte sarà Giuliano Amato. E l'elezione potrebbe cadere il 28 gennaio 2022, quando terminano i nove anni da giudice costituzionale di Giancarlo Coraggio, l'attuale presidente, di cui Amato è il vice. E lo era stato anche con i predecessori Mario Rosario Morelli e Marta Cartabia.
ROMA - Comunque presidente. Per certo della Corte costituzionale. Quanto alla prima poltrona del Colle tutto dipende dalla politica e dalla votazione in Parlamento che dovrebbe cominciare giusto verso la fine di gennaio, visto che l'ultimo giorno di presidenza per Sergio Mattarella è il 2 febbraio. Ma per il vertice della Consulta, dove votano i 14 colleghi e ovviamente anche lui, l'esito già adesso è scontato. Non c'è nessuna gara. Il prossimo capo della Corte sarà Giuliano Amato. E l'elezione potrebbe cadere il 28 gennaio 2022, quando terminano i nove anni da giudice costituzionale di Giancarlo Coraggio, l'attuale presidente, di cui Amato è il vice. E lo era stato anche con i predecessori Mario Rosario Morelli e Marta Cartabia.
Non è certo una sorpresa la sua nomina, perché il "giudice delle leggi" da tempo ha scelto di seguire il criterio dell'anzianità di designazione. Anche a costo di andare verso presidenze brevi. Quella di Amato durerebbe fino a settembre. Otto mesi, uno in più di Cartabia, certo non i tre mesi di Morelli (come di molti altri presidenti). Ovviamente, anche da neo presidente della Consulta, Amato continuerebbe a essere papabile per il Quirinale.
Qualcosa è cambiato nel suo comportamento nelle ultime settimane, da quando le voci su un suo possibile trasloco al Colle si sono infittite? Chi lo vede lavorare tutti i giorni - sempre presente nei suoi uffici del palazzo che si affaccia sul Qurinale - lo descrive come attivisssimo e scrupoloso sulle questioni da decidere in camera di consiglio, ma anche nel ruolo di uomo immagine della Consulta in quanto vice presidente, con impegni continui sia in Italia che all'estero.
Un fatto è certo. La partita per la futura Corte costituzionale comincia a metà dicembre, tra il 14 e il 15, quando il Consiglio di Stato dovrà scegliere la toga che andrà a sostituire Coraggio, che da presidente di palazzo Spada fu indicato dai colleghi per la Consulta. In lizza c'è il presidente della giustizia amministrativa, Filippo Patroni Griffi, ex ministro della Funzione pubblica nel governo Monti e sottosegretario a palazzo Chigi con Letta. Ma corrono anche i presidenti di sezione Luigi Maruotti e Giancarlo Montedoro, che ha dalla sua l'aver lavorato al Quirinale con Napolitano, confermato poi da Mattarella. Tra i papabili anche il consigliere Oberdan Forlenza. L'anno scorso, quando la Corte dei conti scelse il suo giudice fu en plein per l'allora presidente Angelo Buscema.
Ma che accadrebbe se Amato invece venisse scelto, nella sua qualità di riserva della Repubblica, come nuovo capo dello Stato? Alla Corte la partita, a quel punto, si complica perché ci sono tre giudici che hanno giurato al Quirinale tutti nello stesso giorno, l’11 novembre del 2014. Due donne e un uomo. Le toghe sono la lavorista Silvana Sciarra, la più anziana anagraficamente, scelta dal Parlamento il 6 novembre di quell’anno, mentre l’amministrativista Daria de Pretis e il costituzionalista Nicolò Zanon furono indicati dall’ex presidente Giorgio Napolitano il 18 ottobre. Fu un segnale, il suo, rispetto ai ritardi della politica. Una loro presidenza sarebbe più “lunga”, giungerebbe fino all’11 novembre del 2023. Quando ormai sarà stato eletto il nuovo Parlamento. Che, con un terzo dei componenti in meno, dovrà scegliere i due nuovi giudici, mentre sarà il futuro presidente della Repubblica a indicarne uno. La scelta tra Sciarra, De Pretis e Zanon, a quel punto, è tutta nelle mani dei colleghi. A meno che non debba prevalere il requisito anagrafico della Sciarra. Oppure la maggiore “anzianità” di nomina di De Pretis e Zanon, loro due scelti dal capo dello Stato il 18 ottobre, Sciarra votata dalle Camere il 6 novembre, 18 giorni che potrebbero anche fare la differenza nella chiave della “anzianità” di servizio come giudice della Consulta.
Certo è che la Corte, in pochi anni, diventerà tutt’altra rispetto a oggi proprio a causa dei futuri e radicali avvicendamenti. Lasciano, a dicembre del 2024, giuristi di rango come Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti, tutti di nomina parlamentare. Resteranno i più “giovani” e i nuovi arrivati.