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Renzi, l’ultimo strappo: “Mai al voto con il Pd: il Centro vale il 10 per cento"

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Il leader di Italia viva: “I dem hanno scelto Casalino, alle urne nel 2022, anche F orza Italia con noi”. L’Anm replica agli attacchi sul caso Open: “Parole inaccettabili"
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FIRENZE -  "Ma come siete passati dalle Lettere di Gramsci al blog di Casalino?". Quel che rimane del sottile filo che ancora lo lega al Pd, Matteo Renzi lo trancia con una battuta feroce, in linea con gli attacchi di questi giorni alla Ditta. È ora di pranzo ma la stazione della Leopolda, con capienza ridotta per il Covid, è piena in ogni angolo, e il leader ha l'aria di chi parla a una comunità ritrovata, o che perlomeno non vuole estinguersi:

"Saremo al 2 per cento, va bene, ma cosa si perde l'altro 98?", sorride l'uomo che ha deciso - per calcolo o necessità - di abbandonare ogni proposito di alleanza con il partito di cui è stato il segretario dei record, 40 per cento e poi giù in picchiata. "Io credo che si voterà nel 2022, perché così vogliono i capi delle principali forze politiche, a cominciare da Letta che intende portare in Parlamento il suo gruppo di riferimento".…

FIRENZE -  "Ma come siete passati dalle Lettere di Gramsci al blog di Casalino?". Quel che rimane del sottile filo che ancora lo lega al Pd, Matteo Renzi lo trancia con una battuta feroce, in linea con gli attacchi di questi giorni alla Ditta. È ora di pranzo ma la stazione della Leopolda, con capienza ridotta per il Covid, è piena in ogni angolo, e il leader ha l'aria di chi parla a una comunità ritrovata, o che perlomeno non vuole estinguersi:

"Saremo al 2 per cento, va bene, ma cosa si perde l'altro 98?", sorride l'uomo che ha deciso - per calcolo o necessità - di abbandonare ogni proposito di alleanza con il partito di cui è stato il segretario dei record, 40 per cento e poi giù in picchiata. "Io credo che si voterà nel 2022, perché così vogliono i capi delle principali forze politiche, a cominciare da Letta che intende portare in Parlamento il suo gruppo di riferimento".

In tempi così stretti, è il ragionamento dell'ex premier, "i dem resteranno a braccetto con i populisti 5S e noi non potremo che occupare uno spazio politico diverso". Quale sia, questo spazio, Renzi lo spiega di nuovo: "Il Centro non è un recinto di sigle o ambizioni personali, ma è il luogo in cui si va a prendere il consenso e vincere: accade in Francia, in Germania, accadrà da noi". È quello che, da ieri, si può chiamare "modello Palermo". Con l'annuncio della candidatura a sindaco del capogruppo in Senato Davide Faraone, anticipata da Repubblica, si parte da un nucleo centrista per guardare altrove, anche verso Forza Italia: "Non c'è nessun accordicchio politico con Fi, poi Micciché faccia lui...".

La formula magica è: né con i populisti né con i sovranisti. "Salvini poteva entrare nel Ppe - dice Renzi - ma mi sembra che proceda in un'altra direzione, Meloni non va con la Le Pen perché la ritiene troppo moderata". A questo punto il messaggio al Cavaliere, o ai suoi, è esplicito: "Dopo l'apertura al reddito di cittadinanza, credo che Berlusconi abbia un obiettivo diverso dal competere per la leadership di una coalizione che non c'è più". Lui ci crede davvero, in questo polo di centro che viene battezzato "costituente riformista" da Teresa Bellanova.

Per ora sembra che l'allergia per i grillini e il risentimento per il Pd possano fare da collante, anche se sul palco non manca chi chiede di andarci piano con la svolta: "Il nostro campo è il centrosinistra", prova a suggerire l'ex candidata alle primarie di Bologna Isabella Conti. Ma è una voce in minoranza. E Renzi prova a rincuorare i suoi, specialmente i parlamentari che temono di non essere rieletti, facendo i suoi conti: "Un'area di Centro oggi vale il 10 per cento, anche di più se arrivano i forzisti. Io non lo so cosa faranno Carfagna e Gelmini, ad esempio". Mette nel conto di rinunciare, in questo rassemblement con Calenda e centristi di ogni dove, al simbolo di Italia Viva ("Mi sembra difficile con uno sbarramento al 5 per cento") però si dice certo di poter garantire un seggio "a 20-25 parlamentari. Non saremo lontani dai numeri attuali".

 

Se a una cosa è servita, questa Leopolda numero 11, è a compattare una truppa che veniva data in disarmo, a ridare un senso di identità anche facendo quadrato contro i nemici: l'immagine della giornata diventano le lacrime di Maria Elena Boschi mentre addita "la macchina del fango di Di Maio e Salvini". E nell'aria tersa fiorentina risuona ancora la requisitoria di Renzi contro i magistrati che indagano sul caso Open. Un attacco cui l'Anm replica con durezza: "Accuse gravissime e inaccettabili". L'ex Rottamatore resta sulla scena, cambiando magari prospettiva politica e compagni di viaggio. Invocando addirittura quella "flessibilità" che Aldo Moro chiese alla Dc prima del compromesso storico. Perché al richiamo della citazione, e dell'azzardo, Renzi non sa resistere.