Letta incontra Draghi e ricuce con i sindaci Pd: “Le correnti? Superate”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Si è ripreso tutto, Enrico Letta. Con profilo basso e pazienza democristiana, sull’onda della vittoria alle amministrative che ha regalato al Pd il primato nei sondaggi, l’inquilino del Nazareno ha recuperato un rapporto con il premier Draghi, dopo un periodo di freddezza, e il ruolo di sponda più affidabile del governo sul doppio fronte del contrasto alla pandemia e della tenuta dei conti pubblici. Si è rafforzato alla testa di un partito che, quando è arrivato, era diviso in mille correnti in guerra, pronte a chiedere un congresso, e ora improvvisamente pacificate.
Ha stabilito una gerarchia nella coalizione di centrosinistra, a lungo immaginata a trazione 5S e adesso invece in capo al Pd, motore di quel campo largo che "è la strada giusta", ribadisce il segretario. Perché "se c’è una cosa che ho imparato", spiega presentando il libro di Stefano Bonaccini, "è che i discorsi su …
ROMA - Si è ripreso tutto, Enrico Letta. Con profilo basso e pazienza democristiana, sull’onda della vittoria alle amministrative che ha regalato al Pd il primato nei sondaggi, l’inquilino del Nazareno ha recuperato un rapporto con il premier Draghi, dopo un periodo di freddezza, e il ruolo di sponda più affidabile del governo sul doppio fronte del contrasto alla pandemia e della tenuta dei conti pubblici. Si è rafforzato alla testa di un partito che, quando è arrivato, era diviso in mille correnti in guerra, pronte a chiedere un congresso, e ora improvvisamente pacificate.
Ha stabilito una gerarchia nella coalizione di centrosinistra, a lungo immaginata a trazione 5S e adesso invece in capo al Pd, motore di quel campo largo che "è la strada giusta", ribadisce il segretario. Perché "se c’è una cosa che ho imparato", spiega presentando il libro di Stefano Bonaccini, "è che i discorsi su sinistra, estrema sinistra, centro, cadono nel vuoto quando parli con le persone: loro ragionano sulle cose da fare. Il tema è mettere in atto politiche convincenti per i cittadini". E se Renzi non ci sta, peggio per lui. Un avvertimento, anche, a tutti quei parlamentari che considerano i grillini ormai implosi, incapaci di fare gioco di squadra. Su questo Letta non transige: il percorso è avviato e non si torna indietro. "Il M5S è in una fase di transizione, stanno discutendo del loro futuro e da parte nostra deve esserci rispetto", demolisce i critici interni. "Per battere la destra" l’unica chance è correre con il Movimento, "la loro evoluzione sta andando nella direzione attesa".
È stato il giorno del raccolto, ieri, per il segretario dem. Al mattino vede il presidente del Consiglio per incoraggiare la stretta anti-Covid e garantire il massimo sostegno del Pd sulla manovra. Nel primo pomeriggio officia la grande assemblea dei sindaci dem, una platea fin qui non proprio amica, che Letta conquista chiedendo di assegnare loro la gestione diretta delle risorse del Pnrr e promettendo uno spazio più ampio nel partito. Quindi si confronta con Bonaccini, ridimensionando i propositi bellicosi del governatore emiliano, indicato come il rivale più temibile.
Tre appuntamenti utili a mandare alcuni messaggi chiari. Agli alleati, innanzitutto: "Sono contento dell’incontro con Draghi", rivela il leader pd,"ho parlato dello strappo della scorsa settimana (sugli emendamenti votati dal centrodestra insieme a Iv, che hanno mandato sotto il governo, ndr) e ho detto di considerare quella vicenda inaccettabile. Dobbiamo arrivare a una legge di bilancio, nei tempi giusti", aggiunge perché i 5S intendano: nessun Vietnam sarà tollerato. Poi un avviso ai naviganti a uso interno. L’assist offerto dal coordinatore dei sindaci dem, Matteo Ricci, che lo chiama "coach". Panni che Letta indossa volentieri: toccherà a lui, precisa, "svolgere il compito sgradevole e faticoso" di fare "le sostituzioni", se "serve maggiore freschezza in campo", anche se in squadra c’è "uno che si chiama Ronaldo".
Ogni riferimento alle liste delle prossime politiche è voluto. "In politica c’è bisogno di qualcuno che si assuma la responsabilità, insieme faremo delle scelte per far vincere il nostro campo e far vincere l’Italia". Il remake delle amministrative, è quel che Letta vede nel dopo Draghi: possibile perché il Pd stav"superando la logica deleteria delle correnti". Acqua passata, per il segretario. Atteso però ora alla prova dei fatti.