MILANO - È un dissenso che si muove sottocoperta, felpato. Ma la novità è che il ragionamento comincia a non essere più un tabù, perlomeno informalmente: può esistere un M5S senza Giuseppe Conte a guidarlo. L'alternativa reale e concreta non c'è ancora, si guarda a Virginia Raggi, i nostalgici a Luigi Di Maio, ma sono solo sensazioni. Però appunto, l'aria che tira non è quella che si respirava fino a due o tre mesi fa, quando la convinzione generalizzata era che senza il cappello dell'ex presidente del Consiglio il destino del Movimento sarebbe stato segnato.
Bisogna prima fare un rewind e tornare a martedì scorso, con Beppe Grillo che ha plateal…
MILANO - È un dissenso che si muove sottocoperta, felpato. Ma la novità è che il ragionamento comincia a non essere più un tabù, perlomeno informalmente: può esistere un M5S senza Giuseppe Conte a guidarlo. L'alternativa reale e concreta non c'è ancora, si guarda a Virginia Raggi, i nostalgici a Luigi Di Maio, ma sono solo sensazioni. Però appunto, l'aria che tira non è quella che si respirava fino a due o tre mesi fa, quando la convinzione generalizzata era che senza il cappello dell'ex presidente del Consiglio il destino del Movimento sarebbe stato segnato.
Bisogna prima fare un rewind e tornare a martedì scorso, con Beppe Grillo che ha platealmente ironizzato sul mezzo dietrofront di Conte sul caso Rai, definendolo "specialista di penultimatum". Il capofila degli scontenti è proprio il fondatore del Movimento, il quale non casualmente non proferiva verbo da mesi, salvo portare avanti i suoi temi cari sul proprio blog. Appena ha (ri)parlato, ha fulminato Conte. Nelle settimane scorse al comico era stato chiesto un appoggio, un sostegno in più; una sua discesa a Roma per rivitalizzare l'ambiente, per incontrare i gruppi, magari una photo opportunity con Conte e i suoi cinque vice. Niente da fare. E neanche a dire una cosa tipo "venite voi a Genova": Grillo se ne sta alla larga e chi ci ha parlato registra ampia insoddisfazione per il nuovo corso. Anche perché l'ultimo sondaggio che ha dato il M5S all'11 per cento, pubblicato dal Sole 24 Ore, dice una cosa: l'effetto Conte in cui speravano tutti non c'è stato.
Dopodiché di 'ribelli' in chiaro, al momento, ce ne sono pochi. Un po' come avveniva ai tempi di Di Maio capo politico, quando il dissenso si muoveva molto alle spalle. Però qualcuno che ci mette la faccia più degli altri c'è: dall'ex sottosegretario Angelo Tofalo al deputato Sergio Battelli, dal vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai Primo Di Nicola all'ex ministro Vincenzo Spadafora. Il fatto però che per la partita del rinnovo del capogruppo alla Camera, dopo il flop al Senato, Conte abbia deciso di scendere a compromessi con l'uscente Davide Crippa - considerato troppo filo-Grillo - fa capire che si è presa di coscienza di quanto il malumore sia diffuso. Le ragioni alla base dello scontento sono diverse, dalla linea politica poco incisiva al poco confronto con gli eletti, ma alla base c'è un fattore che varrebbe con chiunque a comando: le cinque stelle sono in fase calante e l'aria da fine della storia da sola vale il carico di tossine negative. Intanto lunedì e martedì sul sito gli iscritti potranno votare i cinque vicepresidenti e il resto della struttura: a quel punto la rifondazione sarà definita una volta per tutte.