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Parlamento, dopo 150 anni cambia. A dicembre i nuovi regolamenti: anti trasformisti, meno commissioni, quorum modificati

(ansa)
A un anno dal referendum sul taglio dei parlamentari, dell'autoriforma finora non se n'era fatto niente. Ora però c'è urgenza: se si dovesse votare in anticipo, nella primavera o nell'autunno del 2022, le Camere - così come sono - non riuscirebbero a funzionare
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ROMA - Da 14 a 10 commissioni. Una regola anti trasformisti. Tutti i quorum rivisti. Dopo 150 anni dalla prima seduta della Camera, celebrata a Montecitorio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si cambia.  

Tra slittamenti e impasse, finora dell'autoriforma del Parlamento non se n'era fatto niente, nonostante sia passato un anno dal referendum sul taglio dei parlamentari. Ma l'urgenza è diventata inderogabile, perché, come spiegano i deputati stessi, "se succedesse qualcosa - cioè si va a votare in anticipo, nella primavera o nell'autunno del 2022 -  senza nuovi regolamenti le Camere non riuscirebbero a funzionare. Nella prossima legislatura, i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, perciò vanno modificati i quorum (tutti tarati su numeri diversi), vanno ridotte appunto le commissioni e anche il numero di componenti, vanno rivisti i criteri per i gruppi parlamentari. 

Entro i primi…

ROMA - Da 14 a 10 commissioni. Una regola anti trasformisti. Tutti i quorum rivisti. Dopo 150 anni dalla prima seduta della Camera, celebrata a Montecitorio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si cambia.  

Tra slittamenti e impasse, finora dell'autoriforma del Parlamento non se n'era fatto niente, nonostante sia passato un anno dal referendum sul taglio dei parlamentari. Ma l'urgenza è diventata inderogabile, perché, come spiegano i deputati stessi, "se succedesse qualcosa - cioè si va a votare in anticipo, nella primavera o nell'autunno del 2022 -  senza nuovi regolamenti le Camere non riuscirebbero a funzionare. Nella prossima legislatura, i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200, perciò vanno modificati i quorum (tutti tarati su numeri diversi), vanno ridotte appunto le commissioni e anche il numero di componenti, vanno rivisti i criteri per i gruppi parlamentari. 

Entro i primi dieci giorni di dicembre, la proposta - a cui stanno lavorando Emanuele Fiano per il Pd e Simone Baldelli per Forza Italia - sarà presentata in un testo base in giunta per il regolamento. È stato il presidente della Camera, Roberto Fico, qualche settimana fa a segnare il tempo. Ha convocato la giunta, ha dato l'incarico ai due relatori e ha detto che è arrivato il momento di accelerare presentando una proposta. 

E una bozza di massima ci sarebbe, che scioglie il nodo più intricato: come contrastare il trasformismo che ha creato un Parlamento a porte girevoli, con cambi di casacca, abbandoni dei gruppi e poi magari ritorni a casa, tanto da calcolarne complessivamente 267 in questa legislatura.

La soluzione - che sta molto a cuore al segretario del Pd, Enrico Letta e che sta nero su bianco nel programma riforme scritto da Andrea Giorgis - prevede che chi lascia il gruppo in cui è stato eletto vada tra i "non iscritti" con una penalizzazione anche in termini di rimborsi per l'attività parlamentare. Le penalizzazioni sono in discussione tra Pd e il centrodestra: c'è chi le vuole minimaliste, e chi invece insiste perché possano portare anche a un taglio dei tempi negli interventi in aula. 

Giorgis, come anche il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, il dem Dario Parrini, batte sull'importanza del coordinamento dei regolamenti tra Montecitorio e Palazzo Madama: in un sistema di bicameralismo paritario non potrebbe funzionare che i deputati hanno un "x" numero di commissioni e i senatori magari di meno. Perciò il passaggio da 14 a 10 vale per entrambe le Camere, accorpando Bilancio e Finanze, Difesa e Esteri. Rincara Parrini: "La riforma dei regolamenti è indispensabile. C'eravamo impegnati in tal senso, l'anno scorso prima del referendum sul taglio dei parlamentari e l'impegno va mantenuto. Io faccio parte del comitato ristretto della giunta per il regolamento che il Senato ha deciso di insediare. Stiamo lavorando di buona lena e contiamo entro gennaio di portare il testo in aula". I relatori al Senato sono il leghista Roberto Calderoli e il grillino Maurizio Santangelo. 

Fa pressing affinché non si perda altro tempo Giuseppe Brescia, il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera: "Il cantiere delle riforme deve ripartire e spero che, dopo l'elezione del capo dello Stato, si torni a parlare di legge elettorale. Il collega Federico Fornaro ha fatto delle proposte che valuteremo attentamente. Dobbiamo approfittare dell'atteggiamento costruttivo di tutte le forze politiche per un confronto più largo anche sul resto delle riforme avviate e poi sospese, referendum propositivo incluso". 

Un capitolo a parte è la riforma Fornaro. Riguarda l'elezione dei senatori (non più su base regionale) e i delegati regionali tra i Grandi elettori per il Quirinale che sono attualmente tre e potrebbero diventare due più il sindaco della città capoluogo di regione. È slittata a gennaio. Ma Fornaro ha fatto "una mossa", che dovrebbe consentire di superare le secche. Sui nuovi regolamenti, il capogruppo di Leu commenta: "Affrettiamoci, perché se succede qualcosa, come le elezioni anticipate, il Parlamento deve essere nelle condizioni di funzionare".