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Cannabis, seicentomila firme anti proibizioniste ma le Camere snobbano il referendum

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La revisione del Testo unico sulle droghe in Parlamento procede a rilento per i veti incrociati. Come nel caso del suicidio assistito
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GENOVA - Un referendum che ha raccolto seicentomila firme. Una revisione della legge, il "Testo unico sulle droghe" del 1990, che procede, in commissione Giustizia, a passi da formica. È simile alle altre leggi sui diritti civili il percorso parlamentare, anzi extraparlamentare, che potrebbe portare, se non alla legalizzazione, certamente alla depenalizzazione del consumo di marijuana. Come l'eutanasia, appunto. Da una parte c'è il referendum dell'Associazione Coscioni che conquista migliaia di firme e punta ad abrogare l'articolo 579 del codice penale che prevede sanzioni per "l'omicidio del consenziente", dunque a depenalizzarlo. Dall'altra una legge in Parlamento sul suicidio assistito, sul quale i veti incrociati sono così forti che la meta appare lontana se non impossibile.

GENOVA - Un referendum che ha raccolto seicentomila firme. Una revisione della legge, il "Testo unico sulle droghe" del 1990, che procede, in commissione Giustizia, a passi da formica. È simile alle altre leggi sui diritti civili il percorso parlamentare, anzi extraparlamentare, che potrebbe portare, se non alla legalizzazione, certamente alla depenalizzazione del consumo di marijuana. Come l'eutanasia, appunto. Da una parte c'è il referendum dell'Associazione Coscioni che conquista migliaia di firme e punta ad abrogare l'articolo 579 del codice penale che prevede sanzioni per "l'omicidio del consenziente", dunque a depenalizzarlo. Dall'altra una legge in Parlamento sul suicidio assistito, sul quale i veti incrociati sono così forti che la meta appare lontana se non impossibile.

Così è per la cannabis. Mentre il referendum proposto dai Radicali italiani, Associazione Coscioni ed Europa più, per abrogare il reato di coltivazione di Cannabis per uso personale, ha raccolto e superato in tempi record le firme necessarie per essere accolto e validato dalla Cassazione, la legge in Parlamento è ferma. Procede a rilento cioè la revisione del "Testo unico sulle droghe" la cui inattualità è stata sottolineata durante la conferenza di Genova. Il testo è la legge Iervolino Vassalli, numero 309 del 1990 che introduceva la differenziazione tra droghe leggere e droghe pesanti, con pene diversificate per lo spaccio a seconda delle sostanze. E introduceva il concetto comunque di "lieve entità", che mitigava le sanzioni. La legge viene poi riscritta nel 2006, dal ticket Fini-Giovanardi, diventando in materia di stupefacenti la legge più repressiva d'Europa. Scompare, all'articolo 73, la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, lo spaccio è punito da 6 a 20 anni.

Le critiche sono pesantissime, le carceri si riempiono non di narcotrafficanti ma di tossicodipendenti, migliaia di ragazzini con un po' di hashish in tasca per consumo personale si ritrovano con la fedina penale sporca.

Sono gli anni della tolleranza zero che l'Italia copia (in ritardo) al modello americano di Rudolph Giuliani. Gli effetti di quella legge sono così drammatici che nel 2014 la Consulta dichiara incostituzionale l'articolo 73 riscritto da Fini e Giovanardi. Dunque la nostra attuale legge in materia di stupefacenti è tornata ad essere la Iervolino Vassalli del 1990 con alcune variazioni. Una legge vecchia di oltre trent'anni, mentre il panorama del consumo e del mercato delle droghe è radicalmente cambiato. In commissione Giustizia oggi giacciono diversi disegni di legge di revisione (a firma Radicali italiani, Lega e Pd), ma è stato di recente adottato un testo unico proprio sulla coltivazione della Cannabis per uso personale. Lo stesso punto previsto dal quesito referendario dei radicali, che prevede la non punibilità per chi coltiva per uso personale. Se il referendum passasse diventerebbe lecito far crescere sul proprio balcone circa 4 piantine di Cannabis. Ma come per l'eutanasia l'iter parlamentare è un campo di battaglia che blocca tutto. Mentre la navicella dei referendum corre veloce e racconta un Paese sideralmente lontano dal Palazzo.