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Il sondaggio. Lo studio del Pd sul voto: più giovani, pochi operai. L’incubo è l’astensione

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In un seminario al Nazareno Letta avverte: “L’affluenza potrà determinare l’esito delle Politiche”
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ROMA - Un incubo chiamato astensionismo. Ossia quella disaffezione al voto che, oltre a rappresentare un vulnus per la democrazia, è in grado di condizionare la partita elettorale: alle ultime amministrative ha infatti penalizzato in misura maggiore il centrodestra, ma alle Politiche non è detto non possa colpire di più il centrosinistra. Perciò è bene capirne le dinamiche e le ragioni di fondo, così da non farsi trovare impreparati quando si tornerà alle urne.

Videoforum con Letta e i sei saggi del Pd: Carofiglio, Cottarelli, Frassoni, Furlan, Riccardi, Schlein - L'integrale

È stato dunque questo il focus del seminario a porte chiuse organizzato ieri da Gianni Cuperlo al Nazareno. Servito anche ad aggiornare la fotografia dell’elettorato Pd. Partito rifiutato, secondo Ipsos, dagli operai (solo il 9,1% sceglie i Dem, contro il 19,8 di FdI e il 30,9 della Lega), dalle casalin…

ROMA - Un incubo chiamato astensionismo. Ossia quella disaffezione al voto che, oltre a rappresentare un vulnus per la democrazia, è in grado di condizionare la partita elettorale: alle ultime amministrative ha infatti penalizzato in misura maggiore il centrodestra, ma alle Politiche non è detto non possa colpire di più il centrosinistra. Perciò è bene capirne le dinamiche e le ragioni di fondo, così da non farsi trovare impreparati quando si tornerà alle urne.

Videoforum con Letta e i sei saggi del Pd: Carofiglio, Cottarelli, Frassoni, Furlan, Riccardi, Schlein - L'integrale

È stato dunque questo il focus del seminario a porte chiuse organizzato ieri da Gianni Cuperlo al Nazareno. Servito anche ad aggiornare la fotografia dell’elettorato Pd. Partito rifiutato, secondo Ipsos, dagli operai (solo il 9,1% sceglie i Dem, contro il 19,8 di FdI e il 30,9 della Lega), dalle casalinghe e dalla fascia d’età 35-49 anni, ma amato dai più anziani e a sorpresa dai giovani che, sebbene ancora pochi, sono tornati a votarlo. Il 18,4% dei 18-34enni ha sbarrato il simbolo pd, in salita rispetto agli ultimi tempi. "Un segnale di inversione di tendenza molto incoraggiante", ha commentato Letta. Percentuale che schizza al 29,1 tra gli ultra 64enni, regalando il primato in quella fascia. Che il partito di Letta detiene pure tra diplomati e laureati, mentre chi ha un titolo di studio inferiore preferisce Lega e Fdi. Tra le categorie professionali, invece, “vincono” i due estremi: a privilegiare il Nazareno sono studenti (il 39,3 contro il 20,7 della Lega) e pensionati (il 31,9 contro il 18,5 di Fdi e poi la Lega), ma batte tutti pure tra impiegati e insegnanti.


Un tema comunque secondario rispetto a quello che in questo momento sta più a cuore al segretario dem: il drammatico calo dell’affluenza. Analizzato sulla base dei dati delle comunali con l’aiuto di cinque esperti: Luca Comodo di Ipsos, Lorenzo Pregliasco di YouTrend, le docenti universitarie Donatella Campus e Marta Regalia, insieme a Federico Fornaro nella veste di cultore della materia, più che di capogruppo di Leu, avendo scritto nel 2016 un libro preveggente dal titolo Fuga dalle urne. "La questione della partecipazione pone una grande questione democratica", ha chiosato alla fine il segretario, "va presa di petto" perché "sarebbe un errore grave pensare solo ai vantaggi che può portare nel breve periodo".

Un chiaro riferimento alle amministrative, il cui esito — ne sono tutti consapevoli — non può considerarsi replicabile a livello nazionale. Motivo per cui "è fondamentale provare a recuperare la quota di non voto, un problema che non possiamo ignorare, né ritenere non riguardi la nostra parte politica, perché potrà determinare il risultato delle prossime elezioni", ha spiegato Letta nelle conclusioni.


A destare particolare interesse sono state le simulazioni illustrate da Pregliasco: proiettando le stime di oggi sulle Politiche, YouTrend ha stimato che oggi ci sarebbero circa 30 collegi in bilico alla Camera e una ventina al Senato. Numeri che potrebbero però cambiare qualora il calo dell’affluenza fosse asimmetrico rispetto alle comunali: in questo caso i collegi in bilico alla Camera salirebbero a 45 e a una trentina al Senato. Significa che il centrodestra, che pure parte favorito, deve stare molto attento.


Il perché lo ha spiegato Fornaro: il corpo elettorale — secondo l’esponente di Leu — è diviso in tre grandi gruppi. Il 40% sono elettori fedeli al voto, quelli che vanno alle urne comunque, anche se possono cambiare preferenza. Il 20% sono astensionisti cronici, hanno cioè totale sfiducia nella politica e nelle istituzioni. Il restante 40 è invece formato da elettori intermittenti: persone che decidono se e cosa votare negli ultimi 10 giorni secondo precise priorità. Vanno più volentieri alle politiche, poi alle comunali, infine alle regionali. "Eccola la questione che dobbiamo aggredire", ha scandito Fornaro: "Rispetto alle comunali, dove si è toccato il punto più basso, c’è da aspettarsi che andrà a votare un 15% in più. Il tema è come convincere questi elettori intermittenti, che saranno decisivi, a scegliere il centrosinistra".