Il ritorno di Mastella che presenta il suo nuovo partito: "Siamo i terrapiattisti del centro"
di Concetto Vecchio , di Concetto Vecchio"Noi siamo i terrapiattisti del centro", declama Clemente Mastella. E tutti si danno di gomito al Teatro Brancaccio di Roma pieno come un uovo, come se non ci fosse il Covid. Il sindaco di Benevento presenta il suo nuovo partito, Noi di centro, una specie di Lega del Sud, "il partito di noi terroni", ridacchia un tizio, e quando Mastella spunta dal fondo della sala fendendo la folla pensi che è come quegli attori che hanno recitato in mille film, non tutti indimenticabili, ma intanto a 74 anni vanno ancora in scena.
"Noi siamo i terrapiattisti del centro", declama Clemente Mastella. E tutti si danno di gomito al Teatro Brancaccio di Roma pieno come un uovo, come se non ci fosse il Covid. Il sindaco di Benevento presenta il suo nuovo partito, Noi di centro, una specie di Lega del Sud, "il partito di noi terroni", ridacchia un tizio, e quando Mastella spunta dal fondo della sala fendendo la folla pensi che è come quegli attori che hanno recitato in mille film, non tutti indimenticabili, ma intanto a 74 anni vanno ancora in scena.
E' una cosa molto anni Ottanta. Persino rassicurante, con le delegazioni degli altri partiti in prima fila, Gaetano Quagliariello, Ettore Rosato. E' rispuntato Francesco D'Onofrio. L'udc Pino Galati pronuncia parole che non si sentivano da vent'anni: "Sono qui per fare il pontiere".
La gente si mette in coda per salutare Sandra, la moglie di Mastella, che è senatrice. Sandra dice che bisogna fare un appello per indossare correttamente le mascherine. Nessuno le bada. L'assemblea ha anche il suo intellettuale di riferimento, come si usava una volta, l'ex dc Giorgio Merlo, che Mastella proclama democraticamente presidente, mentre lui si autonomina segretario, "se siete d'accordo". Nessuno obietta.
In tanti sognano di riempire il centro, sentono un'urgenza feroce, e così anche Mastella, dopo Carlo Calenda e Matteo Renzi, ci prova. Ecco perché è giunto fin da Benevento per annunciarci la sua nuova creatura. "La Margherita 2.0", la chiama. "Siamo indispensabili, senza di noi non si vince". Tutta una vita del resto ha fatto da ago della bilancia, quello che faceva nascere, e soprattutto, fallire i governi.
"Se esiste la sinistra ed esiste la destra non capisco perché non può esistere un luogo geometrico e sociale che può arrivare ad una quotazione del 10 -12 per cento". Sostiene che bisognerà fare delle alleanze, perché le truppe mastellate nelle urne non basteranno mai. Con chi però non lo dice. Di sicuro non con Calenda, "un pariolino narcisista che a Roma è arrivato terzo". "E' come l'asino Buridano, che non sapeva da quale mangiatoia attingere, girava la teta destra a destra e a sinistra, e finì morto affamato".
Cita Enzo Tortora "siamo di nuovo qua, in tanti di noi". Solidarizza con Matteo Renzi. "Non è giusto che su cento amministratori indagati solo in tre vengano poi condannati". Boato della sala. Rivendica di essere migliore "di questi qua che sono venuti dopo di noi". Si dice contento di non fare più il parlamentare, "perché il Parlamento non capisce più cos'è il Paese". "Una politica che cerca sempre altrove un suo Cincinnato". Attacca Enrico Letta e gli consiglia di rifare l'Ulivo perché da allora non ha più vinto un'elezione".
Paterno e saggio per il Quirinale invoca addirittura "lo spirito santo". La gente ride. Invita a non tirare per la giacca Sergio Mattarella, a cui riserva parole piene di stima. Come finirà? "Berlusconi deve stare attento, lo vogliono fottere. Questi, Letta e Meloni, vogliono portare Draghi a tutti i costi e dopo si rischia di andare al voto, però non so se hanno fatto i conti con il Parlamento".
E dopo mezz'ora di comizio torrenziale tutto è finito. Un tempo questa assemblea costituente sarebbe durata tre giorni. Da questo punto di vista nessuno rimpiange la Dc.