Quirinale, Pinotti: "Cartabia adatta alle alte cariche, ma non perché donna"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"Sono stata la prima ministra della Difesa donna in Italia. Eravamo già in ritardo. Lo siamo ora, tanto per la premiership che per il Quirinale. Marta Cartabia è un nome che viene in mente per cariche importanti, sia per personalità, sia per curriculum". Roberta Pinotti, senatrice del Pd, una lunga esperienza politica, raccoglie la sfida e contrattacca: "Non parliamo di donne ai vertici delle istituzioni in modo indistinto, senza nome e storia personale: è offensivo".
Roberta Pinotti, si fa l'ipotesi di Marta Cartabia a Palazzo Chigi, se Mario Draghi andasse al Quirinale. Lei cosa ne pensa?
"Per la presidenza del Consiglio, come per il Quirinale, ritengo che fare nomi non aiuti le persone stesse che si nominano. Ho conosciuto Marta Cartabia prima che facesse la ministra della Giustizia. A conclusione del suo mandato come presidente della Corte costituzionale, l'ho invitata a Genova a nome dell'Istituto sto…
"Sono stata la prima ministra della Difesa donna in Italia. Eravamo già in ritardo. Lo siamo ora, tanto per la premiership che per il Quirinale. Marta Cartabia è un nome che viene in mente per cariche importanti, sia per personalità, sia per curriculum". Roberta Pinotti, senatrice del Pd, una lunga esperienza politica, raccoglie la sfida e contrattacca: "Non parliamo di donne ai vertici delle istituzioni in modo indistinto, senza nome e storia personale: è offensivo".
Roberta Pinotti, si fa l'ipotesi di Marta Cartabia a Palazzo Chigi, se Mario Draghi andasse al Quirinale. Lei cosa ne pensa?
"Per la presidenza del Consiglio, come per il Quirinale, ritengo che fare nomi non aiuti le persone stesse che si nominano. Ho conosciuto Marta Cartabia prima che facesse la ministra della Giustizia. A conclusione del suo mandato come presidente della Corte costituzionale, l'ho invitata a Genova a nome dell'Istituto storico per la Resistenza, a celebrare il 25 aprile. Cosa che è poi è avvenuta, ed era già diventata Guardasigilli. Ho apprezzato e continuo ad apprezzare la grazia istituzionale con la quale tratta argomenti importanti e sensibili, tenendo insieme rigore e umanità".
E' tempo di una donna premier?
"Sì, lo vorrei. Il momento che stiamo vivendo è difficile, ma il tempo è maturo, anzi siamo in ritardo non avendo ancora donne ai vertici delle istituzioni della nostra Repubblica, né a Palazzo Chigi, né al Quirinale. Conoscendo la politica, vedo le difficoltà. Ma bisognerebbe abbattere queste barriere ed osare molto di più".
Lei ha avuto una primazia: è stata la prima donna ministra della Difesa in Italia nei governi Renzi e Gentiloni. Fu allora sorpresa?
"No, non sorpresa. Ero già stata presidente della commissione Difesa, prima sottosegretaria alla Difesa. Casomai fui sorpresa che ci si arrivasse così tardi. Nel 2004 avevo conosciuto Michelle Bachelet, che era ministra della Difesa del Cile e che è stata per me fonte di ispirazione e stimolo per continuare ad occuparmi di questi temi difficili, soprattutto a sinistra. Mi aveva colpito che il Cile fosse arrivato prima dell'Italia ad affidare le questioni della difesa a leadership femminili".
Insomma un imperdonabile ritardo il nostro?
"Certo. E c'è oggi l'occasione di fare seguire alle parole i fatti. A parole tutti, proprio tutti, dicono che è il tempo in cui le donne abbiano spazio paritario nella gestione del potere e delle responsabilità".
Ma il suo partito, il Pd, vuole che Draghi resti a Palazzo Chigi, continui a fare il premier?
"Comprendo il lavoro dei giornali, dei media, però uno degli elementi della complicazione da qui ai prossimi due mesi, è il modo inusuale rispetto al passato con cui si è avviata con largo anticipo la discussione pubblica sul toto nomi per il Quirinale. E questo non aiuta. Quindi non partecipo, perché indebolisce le possibilità future".
Ma fare il nome di Cartabia per la premiership non rischia di bruciarla come papabile al Colle?
"Non lo so, francamente. Credo che sia un nome che viene in mente per cariche importati sia per la sua personalità che per curriculum".
Si dice "una donna per...", come fosse una figurina, senza nome.
"E' offensivo. In un recente sondaggio venivano chieste le preferenze degli intervistati su alcuni nomi maschili e poi era indicata "una donna", indistinta. Ma le donne hanno nomi, cognomi, storia, curricula".
Perché è meglio una personalità femminile al vertice delle istituzioni?
"Il mondo è fatto di donne e di uomini innanzitutto, quindi è incomprensibile che solo una parte, quella maschile, dell'umanità, sia in grado di reggerne le sorti. Nella mia esperienza poi, penso al cancellierato di Angela Merkel, alle ministre della Difesa con le quali mi sono confrontata - da Ursula von der Leyen a Florence Parly a Dolores de Cospedal - con le quali rappresentavamo oltre il 70% della capacità di difesa europea, ebbene con questo parterre è stato avviato il primo progetto di cooperazione rafforzata: le doti sono la concretezza, la capacità di fare squadra e la determinazione per raggiungere gli obiettiv