Elezioni suppletive Roma, Calenda: “Avrei sconfitto Conte. Il Pd è succube dei 5S e Letta ci prende in giro”
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaGiuseppe Conte ha declinato l’invito a candidarsi per le suppletive di Roma. La ritiene una vittoria?
"Conte – dice il leader di Azione, Carlo Calenda – sapeva benissimo che avrebbe dovuto correre in un territorio non particolarmente fertile per i 5S e che lì con un avversario forte rischiava di perdere. Poi, magari, avrà fatto anche altri ragionamenti, chiedete a lui".
A questo punto rinuncia anche lei.
"Sì, ritiro la mia candidatura. Per me il problema non sussiste più. Non potevo accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli, che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3 per cento. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato. Questo modo di procedere di Enrico dimostra che non c’è nessun Ulivo 2.0 ma solo un Conte 2 riveduto è corretto. Lì sono rimasti i dem, nessuno sforzo di ampl…
Giuseppe Conte ha declinato l’invito a candidarsi per le suppletive di Roma. La ritiene una vittoria?
"Conte – dice il leader di Azione, Carlo Calenda – sapeva benissimo che avrebbe dovuto correre in un territorio non particolarmente fertile per i 5S e che lì con un avversario forte rischiava di perdere. Poi, magari, avrà fatto anche altri ragionamenti, chiedete a lui".
A questo punto rinuncia anche lei.
"Sì, ritiro la mia candidatura. Per me il problema non sussiste più. Non potevo accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli, che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3 per cento. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato. Questo modo di procedere di Enrico dimostra che non c’è nessun Ulivo 2.0 ma solo un Conte 2 riveduto è corretto. Lì sono rimasti i dem, nessuno sforzo di ampliare l’area liberale, democratica e riformista".
Ora che farà?
"Chiederò al Pd e a una coalizione più larga di incontrarci per decidere chi candidare, in una coalizione senza i 5Stelle. Nella Capitale i grillini hanno una storia particolare, si sono resi colpevoli di un disastro amministrativo. Non possiamo presentarci ai romani con i 5S al nostro fianco. Purtroppo questa è un’ossessione del Pd: a Lodi il Movimento è al 2 per cento eppure vogliono imporre al sindaco pd il simbolo dei 5stelle...".
Il Pd non ha mai fatto mistero di aver sposato un’opzione politica, quella del campo largo, che include i 5S.
"La verità è che nel Pd decide un blocco di potere composto da ex ds romanocentrici e da Franceschini. Amministratori e sindaci non contano nulla. Poi, per ora, fra i democratici sono in tanti a voler fare il presidente della Repubblica, hai visto mai che si inimichino qualcuno. È una follia".
Lei dialoga col Pd ma non chiude la porta a un Grande Centro autonomo.
"No, guardi, trovo quell’operazione di Renzi, Toti, Brugnaro e Mastella oggettivamente molto lontana dal nostro modo di vedere la politica. Noi siamo impegnati nella costruzione di un grande movimento riformista in Italia. Abbiamo mille amministratori e 23 sindaci, la costruzione di un partito è una cosa molto più difficile che fare un’operazione parlamentare. Ma il Parlamento oggi è il posto meno rappresentativo che ci sia in Italia, non si possono cominciare i percorsi politici da lì".
Non le sembra che questa voglia di autosufficienza nasconda un pizzico di presunzione?
"Noi non siamo contrari a una grande alleanza europeista, a un modello Ursula di cui parlo da quando è nata Azione. È lo stesso obiettivo di Renzi. Ma non crediamo né a un partito né a un gruppo unico in Parlamento".
Servirà pure fare un’alleanza.
"E la faremo, ma ne parliamo dopo il voto. Intanto affronteremo un percorso elettorale assieme a +Europa. Intanto, ripeto, vogliamo rafforzare un soggetto politico che non sia un insieme di sigle: dalle amministrative ho già girato venti province, ho incontrato esponenti di liste civiche. Serve nuova classe dirigente, serve coinvolgimento, anche per vincere l’astensionismo. Il Grande centro, costruito ora e in Parlamento, non sta in piedi. Ha altri fini".
Quali?
"Pesare di più in vista dell’elezione del Capo dello Stato".
Come finirà la partita del Quirinale?
"Non lo so. So solo che è molto pericolosa, ci si muove in ordine sparso. E la coalizione di governo non trova la quadra. Letta dice 'aspettiamo fino all’ultimo', Renzi pure. I leader non si riescono neppure a vedere. Ma occorre capire se questo schieramento appoggerà Draghi al Quirinale".
Ipotesi che lei non caldeggia.
"Se salta Draghi a Palazzo Chigi salta tutto. Con la fiammata inflazionistica, i soldi del Pnrr da spendere entro luglio, le vaccinazioni anche ai bambini da gestire, serve che il premier resti fino al 2023. Altrimenti vedo Salvini in piazza e all’opposizione in Parlamento. Si va sicuro alle elezioni. Meglio indicare come Capo dello Stato Marta Cartabia, una figura con esperienza costituzionale che sarebbe la prima donna al Colle e fare un patto di legislatura che vincoli gli attuali componenti della maggioranza a non creare instabilità fino al 2023".