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Atreju, tutti i leader alla sagra piaciona di Meloni

La festa di FdI come sub-succursale del Palazzo e passerella di politici. Ma i discorsi  e le opinioni si ripetono in un mare di parole senza troppo costrutto
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Giorgia Meloni broadcasting con sbadiglio per eccesso di vane chiacchiere, ma pazienza perché la rete tele-patriottica dell'opposizione offre pur sempre un tantinello di entertainment.

E così, in attesa che il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, ultimi dignitosi rappresentanti di istituzioni altrimenti svuotate, concordino poche parole e utili opere sulla legge di Bilancio, la politica estera, i vaccini, il Piano di ripresa e magari anche sulla corsa al Quirinale, quel che resta del sistema dei partiti, si precipita, si agita e si pavoneggia alla festa di Atreju, eroe della cine-fantasy d'importazione, quest'anno trasformata in "Natale dei Conservatori".

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Giorgia Meloni broadcasting con sbadiglio per eccesso di vane chiacchiere, ma pazienza perché la rete tele-patriottica dell'opposizione offre pur sempre un tantinello di entertainment.

E così, in attesa che il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, ultimi dignitosi rappresentanti di istituzioni altrimenti svuotate, concordino poche parole e utili opere sulla legge di Bilancio, la politica estera, i vaccini, il Piano di ripresa e magari anche sulla corsa al Quirinale, quel che resta del sistema dei partiti, si precipita, si agita e si pavoneggia alla festa di Atreju, eroe della cine-fantasy d'importazione, quest'anno trasformata in "Natale dei Conservatori".

Per la stampa, era l'annuncio compiaciuto della manifestazione, "sarà la Terza Camera dello Stato", la succursale della succursale del Palazzo. Ieri per l'appunto Vespa ha intervistato Letta, con la partecipazione straordinaria di Belpietro. Sarà la terza o la quarta volta che Letta e Meloni si vedono, si salutano e dialogano con trasporto, per lo più in funzione anti-Salvini; l'ultima, qualche settimana fa, quando hanno presentato insieme proprio il libro di Vespa. Ma i discorsi si ripetono e si ripetono in un mare di parole fuggevoli e senza troppo costrutto, la compagnia di giro si allarga all'opinionismo di centrodestra e si restringe ai solitissimi noti in prevedibile e desolante uniformità.

Sono spettacoli abbastanza noiosi di cui il ceto politico un po' si vergogna, ma soprattutto non può fare a meno. Per il pubblico, anche lì, la speranza è che litighino di brutto, "il talk deve fare casino, sennò chi lo guarda?" si è chiesto tempo fa Confalonieri, concludendo: "La politica ormai è quella roba lì". Nei giardinetti di Piazza Risorgimento, sotto un capannone di matrice berlusconiana con apporti tipo Leopolda, va in scena il prolungamento della chiacchiera inconcludente, sul palco minacciose file di ospiti, anche 8 o 9, poltroncine bianche, moquette rossa, tavolinetti e acqua minerale. L'unica differenza è un tono meno isterico e gli ospiti che intirizziti tengono giacconi e cappotti. Il pubblico molto civile.

Ieri, secondo la pagina Facebook dell'evento, sono ritornati i pupazzoni, orsi bianchi animati che accennavano passi di danza con una sciarpa rossa al collo, visione abbastanza allucinogena. Stasera tocca a Salvini, preceduto da Platinette e altri sull'omofobia, e seguito da Santanché che premia una stilista. Nei giorni scorsi è stata la volta di Di Maio e Giorgetti, che tra bisbigli e risatine sembravano il Gatto e la Volpe; l'8 dicembre s'è esibito Conte, piacionissimo. Per il resto: la campionessa, il (grande) satiro Osho, la casetta di Babbo Natale, i mercatini coi prodotti gastronomici italian pride, la tombola, gli inesorabili virologi e il cane lupo Thor, da anni inserito anche in foto nella comunità Fdi. Tra i ministri tecnici, Cingolani e Cartabia. Berlusconi, che su queste cose non prende lezioni da nessuno, si è distinto manifestandosi con la classica telefonata: Voce che risuona dall'Alto come il Dio del Vecchio Testamento.

Sabato Pera, con lui Violante, La Russa e Renzi, seratona garantista; poi il Presepe vivente abruzzese, risposta ai cattivacci che si vergognano del Natale. Il responsabile culturale dei Fratelli, il vulcanico Mollicone, ha potuto constatare: "Siamo centrali nella politica". Un po' è vero, anche se l'impressione è che tale centralità, rispetto alle scelte concrete in un momento molto difficile, sia prossima al consueto e centralissimo vaniloquio.

Domenica chiude Giorgia Meloni, attorno a cui è fiorito un culto nazional-matriarcale e che nel video di presentazione, al suono di "Giants were here", si vede portata in trionfo dai boys atrejuani in t-shirt gialla. Ma si tratta di un filmato di tre o quattro anni fa. Ancora prima, quando la festa prevedeva uno scherzo goliardico all'ospite di riguardo, la maglietta era nera e sul retro c'era scritto: "Contro il Nulla che avanza". A occhio non è che si sia tanto fermato.