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Lobby e politica, la legge va in aula alla Camera il 20 dicembre

Il testo approvato in commissione Affari costituzionali prevede la creazione di un registro di aziende, società e enti che vogliono fare attività di lobbying. Ma ai parlamentari e ai componenti dell'esecutivo sarà vietata per un anno dopo la fine del loro mandato
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L'Italia si adeguerà al resto del mondo. Come molti Stati europei, e non solo, anche il nostro Paese dovrebbe presto dotarsi di una legge che metterà ordine il rapporto tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi. La commissione Affari costituzionali della Camera ha infatti approvato la legge che regola il lobbying e il testo dovrebbe arrivare  a Montecitorio nelle prossime settimane. "Il provvedimento è atteso in Aula il 20 dicembre", fa sapere Giuseppe Brescia, presidente M5S della commissione. La legge stabilisce un principio di fondo e cioè che i politici non possano esercitare attività di lobbying per un anno dopo la fine del loro mandato. "All'inizio erano previsti tre anni - spiega Fausto Raciti del Pd - ma il testo durante il suo iter ha subito diverse modifiche e si è raggiunto un compromesso comunque soddisfacente, soprattutto se si considera che l'Italia, rispetto a Francia, Germania e altri P…

L'Italia si adeguerà al resto del mondo. Come molti Stati europei, e non solo, anche il nostro Paese dovrebbe presto dotarsi di una legge che metterà ordine il rapporto tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi. La commissione Affari costituzionali della Camera ha infatti approvato la legge che regola il lobbying e il testo dovrebbe arrivare  a Montecitorio nelle prossime settimane. "Il provvedimento è atteso in Aula il 20 dicembre", fa sapere Giuseppe Brescia, presidente M5S della commissione. La legge stabilisce un principio di fondo e cioè che i politici non possano esercitare attività di lobbying per un anno dopo la fine del loro mandato. "All'inizio erano previsti tre anni - spiega Fausto Raciti del Pd - ma il testo durante il suo iter ha subito diverse modifiche e si è raggiunto un compromesso comunque soddisfacente, soprattutto se si considera che l'Italia, rispetto a Francia, Germania e altri Paesi dell'Unione europea, non aveva una legge di questo tipo".

Tra le novità principali introdotte dal provvedimento, lo strumento che, nelle intenzioni dei legislatori, dovrebbe garantire la massima trasparenza. Si tratta del registro dei lobbisti, che comprenderà enti, società e associazioni che vogliano intrattenere rapporti con esponenti istituzionali. "Il problema è che da questo registro sono state escluse Confindustria e sindacati, che potranno continuare ad avere rapporti con i politici e i componenti dell'esecutivo senza doverne rendere conto", sottolinea Federico Anghelé, presidente di The Good Lobby. "Senza dubbio la legge è positiva - aggiunge - e arriva, dopo un attesa di oltre tre decenni,  grazie all'impegno delle 32 associazioni che fanno parte della rete Lobbying for Change. Ma il provvedimento necessita di modifiche e correzioni, per questo continueremo a batterci fino alla sua completa approvazione in Aula".

Soddisfatti della legge, invece, i 5 Stelle, che hanno fortemente voluto una regolamentazione del lobbying. "Dotare il nostro Paese di regole chiare e certe sulla rappresentanza di interessi è un obiettivo che ora dobbiamo portare a termine, soprattutto in vista delle imminenti risorse del Pnrr che dovranno essere spese al meglio", osserva Vittoria Baldino, capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali a Montecitorio. "Siamo all'ultimo miglio - aggiunge - Ora il Parlamento ha l'opportunità di approvare un provvedimento che la categoria stessa aspetta da anni e fare in modo che nel nostro Paese i processi d'interazione tra lobbisti e politica siano trasparenti e realmente inclusivi".