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Fine vita, Flick: "Lo dico da cattolico: non si arretri sulla legge"

Giovanni Maria Flick  

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Intervista all'ex presidente della Consulta. "È tempo di trasformare in norme le indicazioni della sentenza della Corte Costituzionale"
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L'ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick parla con Repubblica e promuove la legge sul "suicidio medicalmente assistito", che da ieri è tra quelle che l'aula della Camera dovrà approvare, "perché rende più concreti i quattro paletti attraverso una formulazione più generale e non legata al caso specifico di cui la Corte si era occupata". Nel 2019 i giudici della Consulta, sul caso Cappato-Dj Fabo, avevano posto quattro condizioni, l'esistenza di una patologia irreversibile, causa di sofferenze fisiche o psicologiche assolutamente intollerabili, per un malato che può vivere solo attraverso trattamenti di sostegno vitale, però capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Secondo Flick adesso la legge dà "maggiore concretezza e specificità a quei paletti". Ma proprio per questo viene considerata dal fronte radicale e dall'Associazione Luca Coscioni "burocr…

L'ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick parla con Repubblica e promuove la legge sul "suicidio medicalmente assistito", che da ieri è tra quelle che l'aula della Camera dovrà approvare, "perché rende più concreti i quattro paletti attraverso una formulazione più generale e non legata al caso specifico di cui la Corte si era occupata". Nel 2019 i giudici della Consulta, sul caso Cappato-Dj Fabo, avevano posto quattro condizioni, l'esistenza di una patologia irreversibile, causa di sofferenze fisiche o psicologiche assolutamente intollerabili, per un malato che può vivere solo attraverso trattamenti di sostegno vitale, però capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Secondo Flick adesso la legge dà "maggiore concretezza e specificità a quei paletti". Ma proprio per questo viene considerata dal fronte radicale e dall'Associazione Luca Coscioni "burocratica e fonte di lungaggini per chi chiede di morire".

"Meglio una legge che nessuna legge" ha detto a Repubblica il presidente della commissione Giustizia della Camera Mario Perantoni di M5S. Anche lei la vede così?
"Senz'altro. E mi lascia perplesso la singolare convergenza tra i fautori di una libertà totale da un lato e gli oppositori altrettanto radicali dall'altro nel voler demolire la legge, faticosamente costruita alla Camera. Un obiettivo comune per finalità diametralmente opposte".

Il suo sì, invece, è convinto.
"Ci lamentiamo tutti, e giustamente, perché da anni si stava lavorando inutilmente per arrivare a una legge sul fine vita. Adesso che c'è la proposta ciascuno la tira per la giacca chiedendo o paletti più rigidi che la rendano, di fatto, inapplicabile, oppure all'opposto, la demolizione totale dei paletti che già ci sono".

Mi scusi Flick, lei è un cattolico praticante, va a Messa ogni domenica, il Papa l'ha scelta come avvocato per i danni derivanti dalla compravendita del palazzo di Sloane Square a Londra. Non teme una scomunica nel dire sì a questa legge?
"È vero, sono cattolico praticante, ma sono anche laico costituzionalmente (quindi non laicista). Credo che in una società pluralista, una soluzione come quella elaborata faticosamente dalla Consulta nella vicenda di Dj Fabo sia non un compromesso, ma un risultato accettabile, anche se tuttora nutro delle perplessità sul passo che la Corte ha compiuto".

Forse vede valicato il confine tra giudice delle leggi e autori delle medesime?
"Sì, ma la Corte lo ha fatto con delle buone ragioni in una società pluralista. Ha ritenuto, ferma restando la necessità di tutelare il soggetto debole per ragioni di solidarietà umana, che si potesse escludere la punibilità dell'aiuto al suicidio. Ma solo quando la sofferenza è irreversibile, intollerabile, e la vita dipende da un presidio medico, senza il quale quella persona non può neppure sopravvivere".

Lei sta elencando le famose quattro condizioni poste dalla Consulta nel 2019?
"Sì, certo. Proprio quelle. La Corte ha ritenuto che in questi casi non sia punibile l'accelerazione della morte considerandola sostanzialmente eguale a quanto già prevedeva la legge del 2017 sul fine vita, e cioè la sedazione senza un accanimento terapeutico per contrastare la morte che sta per arrivare. Per Eluana Englaro sono state staccate le macchine che la facevano sopravvivere, poiché proprio questa, secondo la testimonianza del padre Beppino, era la sua volontà già prima dell'incidente".

Eppure la Chiesa continua a insistere sulle sole cure palliative...

"Nel caso Englaro si sono sommate la volontà della persona di rifiutare un intervento medico, in nome della sua libertà, e la necessità di evitare la sofferenza. Adesso viene proposta una soluzione di fatto uguale che invece di non impedire l'arrivo inevitabile della morte, la accelera. Certo, vi è una contraddizione con il credo della Chiesa, ma ormai, dopo la decisione della Consulta, si tratta di una situazione acquisita nella laicità e nel pluralismo del nostro ordinamento costituzionale. E io non posso che prenderne atto, come cattolico laico, al di là delle mie convinzioni personali".

 Allora perché alla Camera i partiti di centrodestra nelle commissioni non hanno votato la legge?

"La prima risposta che mi viene in mente è che questo atteggiamento sia dettato solo da valutazioni di carattere politico. Secondo me, invece, non si può più tornare indietro di fronte a un risultato acquisito dall'ordinamento".

Vuole dire che non si può più far finta che la sentenza della Consulta non esista?

"No, si deve e si può invece dare maggiore concretezza e specificità a quei paletti che la Consulta ha mutuato dalla legge precedente per evitare che lungaggini burocratiche o strumentalizzazioni la rendano inapplicabile nel caso concreto".

La legge che oggi approda in aula a Montecitorio rispetta il dettato della Consulta?

"Direi di sì, perché rende più concreti i quattro paletti attraverso una formulazione più generale e non legata al caso specifico di cui la Consulta si era occupata".

Ma l'Associazione Luca Coscioni dice invece che la legge non va ancora bene, perché discrimina i malati privi di autonomia fisica, perché impone le cure palliative, perché si declina in almeno dieci passaggi burocratici, infine perché consente l'obiezione di coscienza dei medici.

"Mi pare che riconoscere l'obiezione di coscienza sia fondamentale per il rispetto dell'autodeterminazione di un medico chiamato a partecipare a quel processo, e non a fare solo lo spettatore. Per il resto ho la sensazione che chi critica i paletti in realtà voglia eliminarli del tutto per affermare la totale libertà ed autodeterminazione".

Dica la verità, pensa che vogliano bloccare la legge così gli italiani votano per il referendum che ha già raccolto migliaia di firme?

"Io non so cosa faranno gli italiani, ma il quesito referendario mira proprio a questo, eliminare del tutto i paletti relativi alla situazione medica della persona per concentrare tutto, e soltanto, nel consenso, purché esso sia valido. Come non mi sembra corretto cavillare sui paletti per rendere inapplicabile la legge, così sono contrario a cancellare i paletti per rendere totalmente libera l'autodeterminazione della persona che vuole la morte attraverso l'intervento di un'altro".

Mettiamoci nei panni di chi ha perso del tutto la possibilità di muoversi. Quelli dell'attuale legge non le sembrano troppi passaggi, comprese pure le cure palliative?

"Di fronte a una scelta irrevocabile e definitiva,la cautela, e quindi le procedure, sono necessarie. Semmai si tratta di semplificarle al massimo, ma non di rimuoverle in blocco limitandosi al solo consenso alla morte".

In Germania però hanno appena deciso che basta la volontà individuale di morire.

"Secondo me non si può, per rendere più facile il percorso, eliminare del tutto i paletti".

Ma perché?

"Una legge senza paletti diventa la chiave per qualsiasi soluzione, anche quella di una persona giovane e sana, che per una delusione amorosa, dice all'amico "premi tu il grilletto perché io non ho il coraggio di farlo". Gli stessi fautori del quesito referendario sostengono che i paletti potranno comunque essere introdotti da una nuova legge o da una interpretazione del giudice. Dimostrando che il quesito è fatto apposta per liberalizzare in toto l'eutanasia e non, come dicono, per alleviare la sofferenza di un infelice".

Il fantasma della legge Zan e della sua caduta al Senato incombe comunque su questa legge. Lei farebbe un appello per votarla?

"Il mio mestiere non è quello di fare appelli. Però, come cittadino, ritengo che il Parlamento abbia cercato di trovare per la prima volta un equilibrio tra esigenze entrambe fondate, ma tra loro opposte. È il modo migliore per riconoscere la necessità di una legge e per incoraggiare il Parlamento a svolgere il suo ruolo. E comunque non dimentichiamoci che la legge Zan è saltata proprio per la mancanza di una maggiore disponibilità a cercare un punto d'incontro".