Quirinale, la lotta per la leadership tra Salvini e Meloni dietro le mosse sul Colle
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Uno fa le sue personalissime consultazioni a tutto campo, l’altra aspetta il “Presidente patriota”, sperando che il pallino alla fine cada nella casella Draghi. Così Matteo Salvini e Giorgia Meloni giocano la sfida incrociata per il Quirinale. Il leader della Lega ha assunto con decisione l’iniziativa, come aveva anticipato venerdì scorso nel retropalco dell’assemblea della Cna a Conte, Letta, Tajani e la stessa Meloni: "Vogliamo cominciare a parlare di Quirinale?". E tutti a dire: sì, ma certo. A distanza di tre giorni, Salvini si è lanciato in una fitta serie di telefonate, aperta da quella a Silvio Berlusconi. In poche ore "contatti" con i vertici dei partiti dell’intero arco costituzionale, prontamente rilanciati dall’ufficio stampa. Nell’elenco figurano pure Matteo Renzi, Toti, Brugnaro, Calenda, Cesa, Lupi. E c’è "un messaggio cordiale con risposta positiva&qu…
ROMA - Uno fa le sue personalissime consultazioni a tutto campo, l’altra aspetta il “Presidente patriota”, sperando che il pallino alla fine cada nella casella Draghi. Così Matteo Salvini e Giorgia Meloni giocano la sfida incrociata per il Quirinale. Il leader della Lega ha assunto con decisione l’iniziativa, come aveva anticipato venerdì scorso nel retropalco dell’assemblea della Cna a Conte, Letta, Tajani e la stessa Meloni: "Vogliamo cominciare a parlare di Quirinale?". E tutti a dire: sì, ma certo. A distanza di tre giorni, Salvini si è lanciato in una fitta serie di telefonate, aperta da quella a Silvio Berlusconi. In poche ore "contatti" con i vertici dei partiti dell’intero arco costituzionale, prontamente rilanciati dall’ufficio stampa. Nell’elenco figurano pure Matteo Renzi, Toti, Brugnaro, Calenda, Cesa, Lupi. E c’è "un messaggio cordiale con risposta positiva" a Roberto Speranza.
Il raccolto del Capitano, per il momento, si limita all’impegno generico a rincontrarsi: ma con garbo e fermezza sia Letta che Conte, poi persino la presidente di Fratelli d’Italia, rinviano tutto a dopo la manovra. Salvini voleva tempi più stretti per cominciare il confronto: "Vorrei evitare di arrivare a metà gennaio con il liberi tutti", aveva detto. Difficile, viste le risposte di ieri, che si realizzi prima di quella data un summit dei leader, per di più “convocato” dal capo del Carroccio. Ma a sera Salvini fa buon viso a cattivo gioco: "Prima la manovra", si legge in una nota, perché "c’è l’esigenza di abbassare le tasse e tamponare il drammatico caro-bollette. La priorità di questi giorni è alleggerire la situazione per famiglie e imprese formulando proposte concrete. Ma oggi il leader della Lega - sottolinea il suo ufficio stampa - si è portato avanti con il lavoro".
Al numero uno di via Bellerio, in ogni caso, l’occasione è servita ad attribuirsi un ruolo di player, di “regista” nella corsa al Quirinale. Un modo per far capire a tutti quanto conti la Lega ma anche il centrodestra, "mai così pesanti in vista della scelta dell’inquilino del Quirinale»". Sventola il ramoscello d’ulivo, Salvini, dice di volere iniziare "un percorso di pacificazione" cui aveva parlato a Draghi. Vuole addirittura "ricucire il Paese dopo la pandemia". Cita Sergio Mattarella e le sue parole sulla coesione: "Lo spirito della mia iniziativa è proprio questo: lavorare per unire, per avvicinare e non per dividere". In realtà, è già ripartita la corsa alla leadership in un centrodestra che vuole presentarsi compatto ma che continua a soffrire del confronto fra le personalità delle due figure di punta.
Per Matteo Salvini non è così scontato che il punto di caduta possa essere Draghi, perché fra i suoi l’ipotesi di un voto anticipato non fa breccia come fra i Fratelli d’Italia. E nel frattempo ha avviato un dialogo con i renziani su altre ipotesi (come Pierferdinando Casini) che non è andato giù alla leader della Destra: "In questi giorni leggo nomi che non mi piacciono", sibila Meloni. Il tutto nel silenzio dei forzisti, che non hanno ben capito il senso di queste consultazioni, né se siano davvero sul nome di Berlusconi, e avvertono invece il rischio che l’ex premier possa essere bruciato. Le consultazioni leghiste si sono già chiuse con un nulla di fatto.