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Quirinale, Crosetto: “Per i mercati Draghi deve restare in sella. Ma Berlusconi fa sul serio”

Guido Crosetto 
Il cofondatore di Fratelli d'Italia: "Il centrodestra vedrà se il Cavaliere ha voti anche nell’altro campo"
2 minuti di lettura

Guido Crosetto, cofondatore di Fratelli d’Italia, ora presidente della Federazione delle imprese aerospaziali, su chi scommetterebbe come prossimo presidente della Repubblica?
"Ora come ora su Mario Draghi. Non mi risulta che abbia detto che non intenderebbe farlo. E poi perché fuori dall’Italia, nella comunità finanziaria, è visto come il garante di una stabilità. In una delle due posizioni, o ancora premier o Capo dello Stato, Draghi alla fine ci dovrà stare".

Quando Giorgia Meloni auspica un patriota pensa a lui?
"Non lo so. Però aggiungendo che non deve avere la tessera del Pd ha fissato un perimetro: stavolta non può essere un Presidente che viene dal centrosinistra".

Sarà la destra a dare le carte stavolta?
"Potrebbe darle, dipenderà dalla sua capacità di stare unito".

Guido Crosetto, cofondatore di Fratelli d’Italia, ora presidente della Federazione delle imprese aerospaziali, su chi scommetterebbe come prossimo presidente della Repubblica?
"Ora come ora su Mario Draghi. Non mi risulta che abbia detto che non intenderebbe farlo. E poi perché fuori dall’Italia, nella comunità finanziaria, è visto come il garante di una stabilità. In una delle due posizioni, o ancora premier o Capo dello Stato, Draghi alla fine ci dovrà stare".

Quando Giorgia Meloni auspica un patriota pensa a lui?
"Non lo so. Però aggiungendo che non deve avere la tessera del Pd ha fissato un perimetro: stavolta non può essere un Presidente che viene dal centrosinistra".

Sarà la destra a dare le carte stavolta?
"Potrebbe darle, dipenderà dalla sua capacità di stare unito".


Silvio Berlusconi pensa davvero di poter aspirare al Colle?
"Secondo me sì".

Giorgia Meloni però dà l’impressione di non volerlo appoggiare.
"Penso che il centrodestra inizialmente cercherà di capire se il Cavaliere riuscirà ad avere i numeri necessari anche dall’altro campo".

E a quel punto che farà Meloni?
"Giorgia è leale: se Silvio potrà farcela lei lo sosterrà. Gli ha dato la sua parola".

Draghi non è il candidato che consentirebbe alla destra di legittimarsi, confidando inoltre in eventuali elezioni anticipate?
"Se il voto fosse libero Draghi non avrebbe i numeri perché la pancia del Parlamento teme il possibile scioglimento delle Camere".

In che senso non è libero?
"Nel senso che il premier oggi è il garante contro l’aumento dello spread".

E allora prevarrà questa paura?
"Se Draghi esce di scena parte una speculazione internazionale che metterà a rischio la tenuta del Paese. A quel punto la gente andrebbe a cercare i parlamentari con i forconi".

Che giudizio dà di Draghi?
"Ha avuto numeri parlamentari come nessun altro in passato, ma, complice una burocrazia arretrata, non c’è ancora certezza di ottenere tutti i fondi del Pnrr, né sono state fatte tutte le riforme richieste".

Sul Quirinale Meloni e Salvini si muovono come due rivali. Ognuno vuol fare il kingmaker?
"Ma è normale dialettica. C’è rivalità. Ognuno cerca di ottenere il massimo per la propria parte politica".

Perché tutti hanno fatto a gara per andare ad Atreju?
"Perché era una piazza dove poter dialogare, un luogo di dibattito. Una cosa sempre più rara. Nell’ultima giornata Giorgia ha tuttavia ribadito quello che è lei. Come la pensa sulle cose che contano".

Questo voto sul Colle è il suo accreditamento definitivo?
"Questo cerca di farlo da tempo. Quando lo faceva col due per cento nessuno se la filava, adesso che nei sondaggi è al venti per cento si nota di più".

Una Fiuggi non sembra avere il coraggio di farla, però.
"Lei c’era a Fiuggi, da capo dei giovani. E l’ha condivisa".

Non glissa sul fascismo?
"Lei è dove la si aspetterebbe. Una destra che parla di lavoro, produzione, difesa della natalità, tradizione, dura sull’immigrazione clandestina, contraria al reddito di cittadinanza, con una postura europeista senza però portare il cervello all’ammasso".

E come la definirebbe questa destra?
"Un conservatorismo di stile anglosassone ritagliato nel mondo latino".

Sui vaccini non è stata ambigua?
"Sui vaccini mai. Sul Green pass ha rivendicato uno spazio di libertà, come già col coprifuoco".

Il virus ci permette queste libertà?
"Meloni ha cercato di fare passare l’idea che chi non si vaccina non poteva essere trattato come un corpo unico, ma che era un mondo complesso, fatto di tante ragioni".

Come spiega la simpatia che sembra correre tra Enrico Letta e Giorgia Meloni?
"Più che altro è rispetto. Letta parte dalla convinzione che il nuovo Presidente vada votato tutti insieme, e usa Meloni perché è quella più lontana da lui. Del resto il Pd da solo non avrebbe i numeri, in questo modo si mantiene centrale, in partita".

Renzi invece che cosa vuole fare?
"Impossibile capirlo".