Ha deciso di stare lontano dalle telecamere e soprattutto di evitare domande scomode sulle sue mire quirinalizie. Così, complice qualche linea di febbre, Silvio Berlusconi dribbla due appuntamenti in agenda da tempo: le presentazioni dei libri di Bruno Vespa, al Tempio di Adriano, e di Gianfranco Rotondi a Milano. Due forfait che aiutano il Cavaliere a sottrarsi al quesito più naturale: «Ma lei vuole fare il Capo dello Stato?». Interrogativo che, va da sé, svelerebbe quello che ormai è un segreto di Pulcinella: il desiderio dell’ex premier di concludere una lunga e travagliata carriera sul Colle.
Ma la strategia, adesso, è quella del silenzio: dopo il pranzo di Arcor…
Ha deciso di stare lontano dalle telecamere e soprattutto di evitare domande scomode sulle sue mire quirinalizie. Così, complice qualche linea di febbre, Silvio Berlusconi dribbla due appuntamenti in agenda da tempo: le presentazioni dei libri di Bruno Vespa, al Tempio di Adriano, e di Gianfranco Rotondi a Milano. Due forfait che aiutano il Cavaliere a sottrarsi al quesito più naturale: «Ma lei vuole fare il Capo dello Stato?». Interrogativo che, va da sé, svelerebbe quello che ormai è un segreto di Pulcinella: il desiderio dell’ex premier di concludere una lunga e travagliata carriera sul Colle.
Ma la strategia, adesso, è quella del silenzio: dopo il pranzo di Arcore con alcuni degli amici di sempre – fra cui Letta e Confalonieri - Berlusconi sa che c’è chi lavora per lui. Non passa giorno, racconta chi gli sta vicino, che non riceva rassicurazioni da parlamentari, amministratori, dirigenti di partito o semplici consiglieri su uno o più voti conquistati per il Colle: «Se fossero mantenute tutte le promesse fatte, dirette o indirette, avremmo già duemila grandi elettori», è la voce di chi frequenta Arcore.
Perché una cosa è certa: malgrado lo scetticismo di tanti (anche nel centrodestra), Berlusconi è certo di potercela fare: «Chi ha più titoli di me? Oltre Draghi, intendo...». Ma su quest’ultima considerazione le versioni non concordano. In realtà, il Cavaliere è scettico sulla possibilità che il presidente del Consiglio passi indenne da un voto del Parlamento in seduta congiunta su cui graverebbe la spada di Damocle delle elezioni anticipate. Il gioco va avanti, dunque, con la convinzione del protagonista di poterla spuntare e trovare gli appoggi giusti nel ventre molle dei gruppi misti: a incoraggiarlo, in questi giorni, anche il redivivo Marcello Dell’Utri, l’ex senatore reduce da una condanna per mafia scontata per 4 anni in carcere, che già a ottobre partecipò a un vertice a Villa San Martino portando i buoni auspici di Matteo Renzi. Dell’Utri è all’estero ma, si apprende da fonti vicine a Berlusconi, sta attivando molti canali, anche in Sicilia, per convogliare consensi parlamentari sul nome del leader forzista.
In questo clima Silvio Berlusconi assiste alle “consultazioni” di Matteo Salvini senza scomporsi più di tanto. Il leader della Lega ha iniziato il suo giro di telefonate proprio con il presidente di Forza Italia: «Silvio, dobbiamo vederci al più presto», il messaggio. Un arrivederci senza molti dettagli. Berlusconi si fida comunque della lealtà del capo del Carroccio, è convinto che farà il possibile per sostenerlo. Un po’ meno di Giorgia Meloni, da quando la presidente di Fdi - proprio da Bruno Vespa - si prese la licenza di considerare il Cavaliere non più interessato alla corsa per il Quirinale. Sa che può permettersi il lusso di aspettare, Berlusconi. E sa che le prossime settimane saranno decisive.
Una cosa è certa, però: non si farà “contare” in Parlamento, dunque non è intenzionato ad accettare il ruolo di candidato di bandiera del centrodestra nelle prime votazioni. E allora, se (come è probabile), non ci fosse un accordo preventivo ad ampio raggio sul suo nome, il presidente di Forza Italia potrebbe cambiare strategia. Provare a fare il king-maker di un altro candidato (magari lo stesso Draghi) e dunque accreditarsi eventualmente i dividendi politici dell’operazione. Con la diabolica possibilità di un ritorno al piano A: se nelle prime tre votazioni trionfassero i franchi tiratori, Berlusconi sarebbe pronto a farsi avanti con l’ambizione di salvare la patria. Grazie al sostegno del centrodestra e dei parlamentari dell’area di mezzo contattati in questi giorni dalla rete segreta che opera per lui. Uno scenario da tregenda, per il fronte progressista. Ma uno scenario da non escludere.