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Riforma del Csm, Cartabia accelera: in Cdm entro Natale. Verso lo stop alle porte girevoli magistratura-politica

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia (ansa)
Aumentano i consiglieri laici e togati, ma la legge elettorale conterrà il sorteggio se i candidati sono pochi e 4 seggi, cioè il 20%, per i "migliori terzi" in lista. M5S verso il via libera perché viene confermato l'impianto dell'ex ministro Bonafede. Il Pd vuole garanzie sulla parità di genere. Bongiorno: "Non m'interessa il sistema elettorale, sorteggiamo chi si candida"
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ROMA - Ci siamo quasi. La riforma del Csm, come chiede Marta Cartabia, approderà a palazzo Chigi prima di Natale. Ed è proprio nel palazzo del governo che la ministra della Giustizia conclude una lunga giornata di incontri con la sua maggioranza. Politicamente, siamo alla soddisfazione del Pd sulla legge elettorale che dovrà garantire la parità di genere nel futuro Csm, ma anche al sostanziale via libera di M5S perché la stretta sui magistrati in politica, le cosiddette porte girevoli, sarà netta. E potrebbe consentire di attenuare la contrarietà di Lega e Forza Italia sull'assenza del sorteggio come futura legge elettorale del Csm. Per dirla con le parole di Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia della Lega, "il sorteggio dev'essere preliminare, perché m'interessa chi eleggi, non come lo eleggi, in quanto qualsiasi meccanismo, con le correnti di mezzo, non risolve nulla". 

Il bilancio della giornata si può sintetizzare così: c'è la forte volontà politica di via Arenula di chiudere sulla riforma del Csm in tempi stretti, anche dopo le ripetute sollecitazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per questo la ministra Cartabia porterà i suoi emendamenti al testo base di Bonafede nel consiglio dei ministri previsto prima di Natale. Dopo, nell'ambito della discussione parlamentare nella commissione Giustizia della Camera e poi in aula, sarà anche possibile fare ulteriori modifiche. Ma l'obiettivo ovviamente è quello di tenere insieme la maggioranza dove, su porte girevoli e sul sorteggio, ci sono richieste molto forti. 

Dopo il caso Maresca - candidato dove lavorava e, non eletto, prossimo a tornare giudice a Campobasso - bisogna voltare pagina. La ministra, nel rispetto dell'articolo 51 della Costituzione che garantisce il posto di lavoro, ha proposto la possibilità di un rientro in magistratura, ma con paletti molto rigidi, in un altro distretto, dopo un tempo lungo, con un incarico collegiale. Una soluzione che piace al Pd, come hanno detto sia Walter Verini che Alfredo Bazoli, rispettivamente relatore e capogruppo in commissione Giustizia alla Camera. Che la considerano "una soluzione che non mortifica chi si candida, nel rispetto della Costituzione, senza la clava".

Ma su questa ipotesi il no di M5S è netto. Lo dicono alla ministra la responsabile Giustizia di M5S Giulia Sarti, la sottosegretaria Anna Macina, il capogruppo in commissione Giustizia Eugenio Saitta. La richiesta è quella di restare magistrato certo, ma con un incarico lontano dai palazzi di giustizia, al ministero oppure all'Avvocatura dello Stato, o comunque nella pubblica amministrazione. Quindi garanzia del posto di lavoro, ma anche garanzia dell'immagine di totale indipendenza dalla politica del magistrato che indaga e che giudica. Una linea confermata da un tweet del leader del Movimento, Giuseppe Conte: ""Terzietà e indipendenza della magistratura sono i nostri irrinunciabili capisaldi. Il giudice deve essere e apparire terzo: perciò diciamo stop alle porte girevoli! Se un magistrato viene eletto poi non torna nelle aule dei tribunali. Si confermi l'impianto della Bonafede sul Csm".

La ministra potrebbe presentare la sua proposta e, a quel punto, M5S potrebbe chiedere di cambiarla in commissione alla Camera. Il centrodestra sarebbe favorevole alla soluzione più drastica di M5S. Non è escluso quindi che, prima della prossima settimana, sia la stessa Cartabia a trovare una formula che assicuri la garanzia costituzionale della salvaguardia del posto di lavoro, ma al contempo garantisca l'immagine di neutralità e imparzialità della toga che ovviamente può essere opacizzata dal suo impegno in politica. E comunque, nell'entourage di M5S, c'è soddisfazione per come sta andando la trattativa sul Csm, perché - è il giudizio che si può raccogliere - "nel complesso l'impianto della legge Bonafede viene confermato". 

E siamo alla legge elettorale. Innanzitutto Cartabia propone l'aumento dei consiglieri togati - da 16 a 20 - e di quelli laici - da 8 a 10 - tornando così alle origini dello stesso Csm. Confermata la scelta del maggioritario binominale, l'idea è quella di dare più spazio alle minoranze dei candidati con un maggior numero di "migliori terzi", cioè i primi non eletti che salirebbero a 4 su 20. L'obiettivo è evitare le spartizioni emerse con l'inchiesta su Luca Palamara. Inoltre entra anche una forma di sorteggio di altri candidati qualora il numero di quelli ufficiali non sia sufficiente.

In consiglio dei ministri e alla Camera, sarà possibile evitare il braccio di ferro che si è verificato con l'improcedibilità per il processo penale quando M5S ha fatto le barricate? Cartabia, proprio per questo, sta trattando anticipatamente. Per esempio sulla presenza degli avvocati nei consigli giudiziari con possibilità anche di voto, e non del solo diritto di tribuna, anche sui profili dei magistrati. E qui va registrata una proposta di Walter Verini che potrebbe mettere d'accordo tutti, "sì al diritto di voto, ma a patto che esso non arrivi dal singolo avvocato, ma sia espressione di un voto precedente del consiglio dell'ordine degli avvocati, quindi un voto non della singola persona per evitare possibili conflitti di interessi". 

Resta sempre il nodo politico del sorteggio. Su questo è netta Giulia Bongiorno che ha partecipato all'incontro. "Per me - dice l'avvocata penalista - è essenziale la selezione di chi deve essere eletto, e il sorteggio dev'essere a monte, seppure tra soggetti che abbiano certi requisiti, come l'anzianità e le buone valutazioni di professionalità. Poi non mi interessa il sistema elettorale. Il sorteggio dev'essere preliminare, m'interessa chi eleggi non come lo eleggi, qualsiasi meccanismo, con le correnti di mezzo, non risolve nulla. L'ideale sarebbe un sorteggio tra magistrati a fine carriera che quindi non hanno alcun interesse futuro". Quanto alle porte girevoli la richiesta è netta, "paletti molto rigorosi e no al ritorno in magistratura". 

La stessa richiesta arriva da Forza Italia dove Pierantonio Zanettin vuole "il sorteggio temperato per l'elezione del Csm, mai più il ritorno in magistratura per i giudici che hanno fatto un'esperienza politica, un solo passaggio di funzioni in tutta la carriera da giudici a pm o viceversa (la Bonafede ne concedeva al Massimino due, ndr.) e il diritto di voto degli avvocati sulle valutazioni di professionalità dei magistrati". Ci vorrà tutto il savoir faire tecnico e politico di Cartabia per chiudere la partita. Che andrà al voto  sicuramente dopo l'elezione del capo dello Stato. 

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