Covid, tamponi alle frontiere: passa la linea dell'Italia. Ora ci pensa anche la Ue
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Il Consiglio europeo accetta la linea italiana sul Covid. Dopo la lite con la Commissione, già rientrata mercoledì pomeriggio in seguito al colloquio tra il ministro Speranza e la commissaria alla Salute Kyriakides, ieri Draghi ha ricevuto il via libera anche dai "colleghi" premier. Al punto che la stessa Commissione insieme ad un provvedimento che dovrebbe omologare la durata del Green Pass a nove mesi per tutti i 27 Stati membri, sta valutando se esprimersi anche sull'ipotesi di associare nei viaggi in Europa l'uso del tampone. "Io - ha detto Draghi - difendo il sistema sanitario italiano messo sotto pressione dall'epidemia". I dati sui contagi in tutto il Vecchio Continente sono in veloce e progressivo peggioramento. L'esempio britannico non è solo un monito ma anche un parametro cui ogni leader teme di dover fare i conti. Tutti i gabinetti dell'Unione iniziano così a non escludere più la necessi…
BRUXELLES - Il Consiglio europeo accetta la linea italiana sul Covid. Dopo la lite con la Commissione, già rientrata mercoledì pomeriggio in seguito al colloquio tra il ministro Speranza e la commissaria alla Salute Kyriakides, ieri Draghi ha ricevuto il via libera anche dai "colleghi" premier. Al punto che la stessa Commissione insieme ad un provvedimento che dovrebbe omologare la durata del Green Pass a nove mesi per tutti i 27 Stati membri, sta valutando se esprimersi anche sull'ipotesi di associare nei viaggi in Europa l'uso del tampone. "Io - ha detto Draghi - difendo il sistema sanitario italiano messo sotto pressione dall'epidemia". I dati sui contagi in tutto il Vecchio Continente sono in veloce e progressivo peggioramento. L'esempio britannico non è solo un monito ma anche un parametro cui ogni leader teme di dover fare i conti. Tutti i gabinetti dell'Unione iniziano così a non escludere più la necessità di misure ulteriori, da prendere anche rapidamente. E l'Italia, da questo punto di vista, viene considerata una sorta di avanguardia.
Dopo Roma, infatti, si sono già aggiunti all'obbligo del tampone anche la Grecia e l'Estonia. La Svezia ha confermato di considerare la scelta "comprensibile". Ma soprattutto i due Paesi più grandi, ossia Germania e Francia, hanno evitato con cura di esprimersi contro Draghi e di difendere le critiche della Commissione. Il motivo è semplice: anche Berlino e Parigi sanno che la situazione potrebbe richiedere qualche cautela in più e in particolare alcune restrizioni in più. Il nuovo Cancelliere Scholz sa che questo sarà il terreno su cui verrà subito giudicato. Un'ammissione fatta, ieri mattina, durante il summit con i leader del Pse. Poi, certo, come accade in tutti i governi "politici" del mondo preferirebbero scaricare su altri la responsabilità di nuove restrizioni: nel caso specifico, appunto, la Commissione. E in una parte dei richiami a "coordinare" gli interventi c'è pure questo aspetto.
L'unico a prendere le distanze esplicitamente dall'opzione Draghi è stato il premier lussemburghese. Ma poi niente di più. Tanto che perfino la presidenza del consiglio europeo ha dovuto far sapere che tutte le discussioni sul Coronavirus non riguardavano assolutamente l'ordinanza italiana.
Il documento finale sul Covid fa riferimento alla necessita del "coordinamento" ma proprio in questa chiave: una decisione comunitaria faciliterebbe anche il rapporto con le varie opinione pubbliche. E anche l'invito a misure "proporzionate" - secondo i presenti - non può essere riferito all'Italia proprio perché gli accordi prevedevano già la possibilità di restrizioni nazionali e l'obbligo di notifica alla Commissione entro 48 ore è preceduto dalla formula "se possibile". Come ha sintetizzato il sottosegretario alle politiche comunitarie, Enzo Amendola, il caso dei rilievi avanzati nei confronti del governo italiano "ha creato molto rumore per nulla".
Il presidente del consiglio, Mario Draghi, quindi ha confermato la linea seguita negli ultimi giorni. E soprattutto ha ribadito che non intende modificare l'ordinanza e ne ha illustrato le motivazioni: "Occorre mantenere questo vantaggio a protezione del nostro Sistema sanitario nazionale". Il riferimento non è solo all'alto tasso di vaccinazioni raggiunto dal nostro Paese, ma anche al numero di contagi che per ora rimane sui livelli inferiori rispetto ai "vicini" europei. Quindi, "questa è la ragione alla base della decisione di far fare i test a chi entra in Italia". Del resto, lo stesso premier ha ricordato il prezzo pagato dall'Italia in termini di vittime - oltre 135 mila - e in termini di pil. Con un crollo che ha sfiorato il 10 per cento. " Il coordinamento a livello Ue - ha quindi specificato - deve essere guidato dal principio di massima cautela".
Un ragionamento di fatto avallatio dalla presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen. Che non solo non ha mosso alcuna critica alla scelta di Roma, ma ha anche fatto notare quanto il processo di immunizzazione non stia funzionando nel migliore dei mondi in tutta Europa. "A oggi il 67% della popolazione dell'Ue è vaccinato. Ma nove Stati membri - ha rilevato hanno un tasso di vaccinazione inferiore al 60%". "Dobbiamo lavorare sodo per aumentare i tassi di vaccinazione. Il Covid-19 - ha detto usando le stesse parole del premier italiano - sta pesando troppo sui nostri sistemi sanitari, sulla società, in particolare sui giovani, e sulla nostra economia".
A questo punto, gli occhi saranno puntati su quel che accadrà dal punto di vista dei contagi. I numeri in crescita non tranquillizzano. Così come il rischio che le feste di Natale possano rappresentare un acceleratore per la diffusione del virus.
Chiusa, per ora, la partita sul Covid, il Consiglio europeo ha affrontato - al momento senza esito - il dossier energetico. I leader non hanno trovato al momento alcun accordo sui provveidmenti da assumere per limitare gli effetti del rincaro del gas. Il caro-bollette, insomma, sembra essere destinato ad non essere affontato da misure "coordinate" da parte dell'Unione europea. Proprio mentre, sempre da Bruxelles, parte il nuovo avvertimento contro la Russia di Putin ancora sotto accusa per la minaciosa avanzata verso l'Ucraina.
Durante la notte un ultimo capitolo: i migranti. Anche in questo caso la discussione è destinata a subire un altro rinvio.