L’Anm lancia il referendum tra toghe sulla legge elettorale per il futuro Csm
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Non era mai accaduto. Addirittura un referendum tra tutte le toghe italiane per sapere da loro quale può essere la legge elettorale migliore per eleggere i futuri componenti togati del nuovo Csm. Venti poltrone che contano moltissimo e sono determinanti per decidere i capi degli uffici, per punire chi sbaglia, per chiosare le leggi del governo. Come quella che sta per approdare a palazzo Chigi, la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Una legge strategica che ovviamente risente del caso Palamara e dopo due anni dovrebbe essere la risposta del governo allo strapotere delle correnti.
E proprio qui s'innesta la polemica sulla legge elettorale. L'Associazione nazionale dei magistrati, per una volta con un solo astenuto, ha appena votato la proposta di due correnti - Articolo 101 e Autonomia e indipendenza - di promuovere un referendum tra tutti gli iscritti. Parliamo di circa 7mila giudici sui 9.500 in servizio. Un voto che si terrà tra il…
ROMA - Non era mai accaduto. Addirittura un referendum tra tutte le toghe italiane per sapere da loro quale può essere la legge elettorale migliore per eleggere i futuri componenti togati del nuovo Csm. Venti poltrone che contano moltissimo e sono determinanti per decidere i capi degli uffici, per punire chi sbaglia, per chiosare le leggi del governo. Come quella che sta per approdare a palazzo Chigi, la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Una legge strategica che ovviamente risente del caso Palamara e dopo due anni dovrebbe essere la risposta del governo allo strapotere delle correnti.
E proprio qui s'innesta la polemica sulla legge elettorale. L'Associazione nazionale dei magistrati, per una volta con un solo astenuto, ha appena votato la proposta di due correnti - Articolo 101 e Autonomia e indipendenza - di promuovere un referendum tra tutti gli iscritti. Parliamo di circa 7mila giudici sui 9.500 in servizio. Un voto che si terrà tra il 27 e il 28 gennaio, giusto a ridosso delle rituali inaugurazioni dell'anno giudiziario in Cassazione e nei singoli distretti che sono una sorta di sfogatoio dei malanni della giustizia.
Una data comprensibile quella di fine gennaio per organizzare il referendum, ma che appare "troppo in là" rispetto ai tempi di approvazione della riforma alla Camera. Vediamo perché: la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha appena concluso con le forze politiche il giro di consultazioni che le consente a sua volta di chiudere il pacchetto degli emendamenti rispetto al testo base dell'ex Guardasigilli Alfonso Bonafede che la commissione Giustizia della Camera ha deciso di adottare come testo base. Lo stesso aveva fatto con le riforme del processo civile e di quello penale.
La ministra porterà gli emendamenti a palazzo Chigi prima di Natale per un via libera da tutta la maggioranza. Subito dopo il testo, sotto forma di emendamenti, sarà depositato presso la commissione Giustizia della Camera dove sarà dato il via ai subemendamenti. È molto probabile che la commissione chiuda l'esame prima del 18 gennaio quando cominceranno le votazioni a Camere riunite per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Ma un voto delle toghe sul referendum che arriva a fine gennaio rischia di essere poco influente rispetto al lavoro della Camera stessa che sarà chiuso prima.
Non solo. Le due precedenti riforme sono state approvate come la fiducia, rispettivamente prima alla Camera quella penale, e prima al Senato quella civile. Di sicuro si andrà alla fiducia anche per la legge elettorale del Csm che deve essere approvata con la massima urgenza perché per il nuovo Csm si andrà al voto a luglio 2022. Nel 2018 i 16 membri togati (che diventeranno 20 con la nuova legge) erano stati votati dai colleghi nella prima settimana di luglio, mentre le Camere avevano indicato gli 8 laici (10 in futuro) a settembre quando poi era stato eletto l'attuale vice presidente David Ermini.
Un referendum tardivo dunque? Certo un voto che può creare difficoltà al governo, ma anche spaccare la magistratura. A proporlo è stata la corrente di Articolo 101, la più movimentista e anti sistema, che è rimasta fuori dal governo dell'Anm. Ma a sostenere il voto ci sono anche i "davighiani" di Autonomia e indipendenza che invece fanno parte della maggioranza. Articolo 101 si batte sin dalla sua nascita per il sistema del sorteggio. Una via - secondo i leader del gruppo Andrea Reale e Giuliano Castiglia, entrambi siciliani - per disarticolare il potere delle correnti.
È la stessa idea sostenuta dal centrodestra. Lega e Forza Italia si battono per il sorteggio e a Repubblica Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia del partito di Salvini ha dichiarato così giovedì scorso dopo il vertice con Cartabia: "Il sorteggio deve essere preliminare, a me interessa chi eleggi, non come lo eleggi. Qualsiasi sistema elettorale, con le correnti di mezzo, non risolve nulla. Per me l'ideale sarebbe un Csm con il sorteggio dei magistrati a fine carriera che non hanno ulteriori aspirazioni di posti".
Anche l'ex Guardasigilli Bonafede all'inizio aveva ipotizzato il sorteggio, ma poi ha prevalso il rischio di una possibile violazione della Costituzione che all'articolo 104 parla espressamente di elezione e recita così: "Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie".
La commissione presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani aveva ipotizzato il "voto singolo trasferibile" su cui era d'accordo Enrico Costa di Azione. Ma la ministra ha preferito scegliere un sistema maggioritario binominale, con la garanzia della parità di genere e la possibilità di distribuire 4 posti tra i 4 migliori piazzati. Ma da subito le correnti hanno contestato la proposta perché un sistema maggioritario rischia di favorire i gruppi più potenti e organizzati a discapito di quelli più piccoli. Senza contare che le correnti stesse continueranno ad avere "potere" nella scelta dei candidati da piazzare meglio. A questo punto sarà il voto di fine gennaio - vedremo su quale quesito - a dare numericamente l'orientamento delle toghe.