Quirinale: sei leader in cerca di un presidente
di Francesco Bei , Stefano Cappellini , Stefano Folli , Emanuele Lauria , Lavinia Rivara , Giovanna Vitale , di Francesco Bei, Stefano Cappellini, Stefano Folli, Emanuele Lauria, Lavinia Rivara, Giovanna VitalePer la prima volta nella storia repubblicana si arriva al voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica con un candidato forte ma di incerta fortuna (Mario Draghi) e tutto il resto al buio, o quasi. Nella maggioranza che sostiene il governo prevale l'ostilità all'idea che il premier si sposti da Palazzo Chigi al Quirinale. Al tempo stesso, però, nessuno degli schieramenti ha un nome con concrete chance di imporsi. La possibilità di uno stallo è molto alto, il rischio di conseguenze sul governo ancora di più, quale che sia il destino di Draghi. Ecco come i leader dei principali partiti si preparano alla partita decisiva della legislatura.
Pd
Giocare a carte coperte finché la situazione non sarà più chiara. Sapendo che, con il 12% dei parlamentari - frutto della batosta elettorale del 2018 e successiva scissione renziana - il Pd non ha i numeri per guidare la partita del Quirinale. Neppure rinsaldando l'asse …
Per la prima volta nella storia repubblicana si arriva al voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica con un candidato forte ma di incerta fortuna (Mario Draghi) e tutto il resto al buio, o quasi. Nella maggioranza che sostiene il governo prevale l'ostilità all'idea che il premier si sposti da Palazzo Chigi al Quirinale. Al tempo stesso, però, nessuno degli schieramenti ha un nome con concrete chance di imporsi. La possibilità di uno stallo è molto alto, il rischio di conseguenze sul governo ancora di più, quale che sia il destino di Draghi. Ecco come i leader dei principali partiti si preparano alla partita decisiva della legislatura.
Pd
Giocare a carte coperte finché la situazione non sarà più chiara. Sapendo che, con il 12% dei parlamentari - frutto della batosta elettorale del 2018 e successiva scissione renziana - il Pd non ha i numeri per guidare la partita del Quirinale. Neppure rinsaldando l'asse giallorosso, posto che Conte - incontrato ieri insieme a Speranza per stringere un "patto di consultazione" - sia in grado di controllare le truppe grilline. Perciò ora l'obiettivo di Enrico Letta è soprattutto uno: tutelare Mario Draghi, qualsiasi cosa accada. Sia nell'eventualità di una sua corsa al Colle, che andrebbe perciò messa al riparo da franchi tiratori e imboscate. Sia che resti a palazzo Chigi, e allora bisognerà trovare una "soluzione consensuale", ovvero un Capo dello Stato eletto a larga maggioranza così da salvaguardare l'unità nazionale e garantire il prosieguo del governo fino al '23. Evitando che "l'esasperato tatticismo di Renzi e Salvini" finisca per bruciarlo. Convinto, il segretario, che se Draghi venisse impallinato nel segreto dell'urna, oppure al Colle salisse un presidente scelto da una parte sola, il destino del premier sarebbe segnato. Per l'Italia, un autentico disastro.
M5S
Come dice lo zio Ben a Spider-Man, "da un grande potere derivano grandi responsabilità". E di un grande potere, almeno sulla carta, sicuramente dispone Giuseppe Conte, leader del gruppo più numeroso di Grandi Elettori. Ma qui iniziano i problemi, dato che il Movimento Cinque Stelle appare privo di bussola e non sa dove schierare i suoi 300 opliti. Prova ad approfittare di questo stato di confusione Silvio Berlusconi, in maniera palese (con aperture sul reddito di cittadinanza e buffi elogi al grillismo delle origini "che ha dato voce a un disagio reale") e forse anche occulta. Tanto che l'ex M5S Gregorio De Falco ha sostenuto che "almeno 7 grillini" alla Camera sarebbero già passati con l'ex "psico-nano". Conte è stato costretto a precisare che mai e poi mai i suoi voterebbero il Cav, ma per il resto è buio. Lontani i tempi delle candidature di bandiera, come Rodotà o Gino Strada, i contiani non vogliono essere lasciati fuori dai giochi. E provano a sparigliare con un nome della società civile. "Possibilmente una donna", aggiunge Raggi.
Italia Viva
Matteo Renzi è uno che ama le statistiche e i record, soprattutto se sono suoi. Conta anche questo, per spiegare l'ostilità all'idea di eleggere Mario Draghi al Quirinale: non sarebbe il "suo" presidente della Repubblica, certo non come è stato il "suo" presidente del Consiglio. Il leader di Italia viva non rinuncerà all'idea di essere decisivo per la quarta volta nella legislatura, lui che ha fatto naufragare l'accordo Pd-M5S dopo il voto e quindi ha battezzato e sbattezzato Giuseppe Conte. Il primo nome che Renzi ha fatto circolare tra i suoi è stato quello di Paolo Gentiloni, possibile fonte di imbarazzo tra Pd e 5S: Conte non ama il commissario europeo. L'ex premier ha un dialogo fitto con Matteo Salvini che in teoria potrebbe portare al lancio di figure come Giuliano Amato e soprattutto Pier Ferdinando Casini. Anche se alle ultime politiche l'ex leader Udc è stato eletto con il centrosinistra, il suo approdo al Colle sposterebbe verso destra il baricentro della maggioranza quirinalizia. Che è poi, al di là del nome, ciò che interessa di più a Renzi: un presidente che certifichi la fine della stagione giallorossa.
Forza Italia
Silvio Berlusconi è l'unico candidato del centrodestra alla presidenza della Repubblica" ha detto ieri Letizia Moratti per allontanare i sospetti da sé. Ma la verità, per ora, è che vorrebbe esserlo. Per tentare la scalata al Colle il Cavaliere, come in un videogame, deve superare almeno 3 livelli. Nel primo va disarcionato l'avversario più temibile, Mario Draghi, convincendo tutti che senza lui al governo la grande coalizione crollerebbe e si andrebbe di corsa al voto. La tesi si sta facendo strada e terrorizza i parlamentari che temono la fine anticipata legislatura, i mercati e l'Europa. Nel secondo livello l'ex premier deve convincere i suoi alleati a sostenerlo compatti, pur sapendo che la sua è una candidatura divisiva, capace di provocare uno strappo nella maggioranza e quindi, anch'essa, una crisi di governo. Ma a giudicare dalle mosse di Salvini e Meloni questo livello è tutt'altro che superato. L'ultimo poi è ancora più difficile:trovare quella cinquantina di voti che mancano al centrodestra per arrivare a quota 505, cioè il quorum sufficiente ad eleggere il capo dello Stato dal quarto scrutinio. La caccia è aperta.
Lega
La posizione della Lega è al tempo stesso cruciale e scomoda. Cruciale perché per la prima volta essa è in grado di giocare un ruolo nell'elezione del presidente della Repubblica, come si conviene a un partito che ha raggiunto - e poi in qualche misura disperso - una considerevole forza elettorale. Scomoda perché Matteo Salvini dispone di un margine di manovra relativo. È stretto tra le ambizioni di Berlusconi, che il leghista mal sopporta; la necessità di non scontentare il suo elettorato del Nord, sostenitore di Draghi premier (vedi le parole del presidente del Veneto, Zaia); e la volontà di non farsi tagliare fuori dai negoziati. Salvini cerca di non compiere passi falsi, è meno irruente che in passato e tenta persino di promuovere una ricognizione con gli altri politici. Non chiude del tutto la porta a Draghi, ma pone un problema di fondo: l'attuale alleanza tra Lega e Pd non può sopravvivere nell'anno pre-elettorale se Draghi va al Quirinale. La legislatura è in bilico.
Fratelli d'Italia
La vittoria è già quella di sedersi al tavolo, il sogno segreto è contribuire a far eleggere Mario Draghi sul Colle. La partita di Giorgia Meloni è cominciata a Bruxelles, con il riposizionamento in una Destra meno anti-europeista e anzi più a sinistra (abist iniuria verbis) di Salvini, rimasto agganciato a Orban e Le Pen. La presidente di Fdi, solo due mesi e mezzo fa, era stata posta dai vertici del Pd fuori dall'arco costituzionale. Ma adesso, dopo un generale riaccreditamento da parte dei tanti leader che sono andati a renderle omaggio ad Atreju, si propone come capo di un partito conservatore ed intende completare la sua trasformazione diventando playmaker della partita del Qurinale. A Berlusconi promette fiducia, sapendo che la migliore opzione, per lei, sarebbe mandare Mario Draghi sul Colle. Con la speranza che - fra qualche mese o nel 2023 - l'ex banchiere nel frattempo divenuto capo dello Stato non avrebbe remore ad affidarle l'incarico di premier, nella qualità di leader più votata di un centrodestra vincente. Una leader presentabile anche nel consesso europeo.