Dunque l'ha fatto. Erano giorni che il tam tam dei palazzi preannunciava la svolta, il "messaggio forte" in arrivo da Draghi, e la promessa è stata mantenuta. Adesso nessuno potrà far finta di non aver capito. È una giornata spartiacque, che ufficializza la candidatura di Mario Draghi per la presidenza della Repubblica. Nelle forme improprie imposte dalle norme costituzionali, che non prevedono...candidature ufficiali. Ma certo più di questo il premier non poteva dire per far capire a tutti due cose. La prima: si considera in campo, come uomo (anzi nonno) "al servizio delle istituzioni". La seconda, altrettanto importante: se le forze politiche si divideranno in questo passaggio, Draghi considererà indebolito, se non del tutto venuto meno, anche il patto sul governo di unità nazionale.
Dunque l'ha fatto. Erano giorni che il tam tam dei palazzi preannunciava la svolta, il "messaggio forte" in arrivo da Draghi, e la promessa è stata mantenuta. Adesso nessuno potrà far finta di non aver capito. È una giornata spartiacque, che ufficializza la candidatura di Mario Draghi per la presidenza della Repubblica. Nelle forme improprie imposte dalle norme costituzionali, che non prevedono...candidature ufficiali. Ma certo più di questo il premier non poteva dire per far capire a tutti due cose. La prima: si considera in campo, come uomo (anzi nonno) "al servizio delle istituzioni". La seconda, altrettanto importante: se le forze politiche si divideranno in questo passaggio, Draghi considererà indebolito, se non del tutto venuto meno, anche il patto sul governo di unità nazionale.
Il problema è che ora sta ai leader dei partiti pronunciarsi. Non come hanno fatto ieri, risposte quasi scontate che sono considerate a palazzo Chigi niente di più che le mosse di apertura di una partita a scacchi che sarà ancora lunga. Da Forza Italia alla Lega, fino ai Cinque Stelle, le parole del premier sono accolte quasi con fastidio, generando reazioni gelide. Ma ieri è stato soltanto il primo round di un match che durerà un mese. Le vere risposte Draghi le aspetta soprattutto dai due leader che considera i veri driver dei rispettivi campi politici, Enrico Letta e Matteo Salvini. E dal loro incontro, incontro reale, fisico, che il premier attende novità sul percorso da intraprendere. Un faccia a faccia - su cui da palazzo Chigi si eserciterà una certa moral suasion affinché avvenga - che potrebbe tenersi a questo punto dopo l'Epifania, in coincidenza con la riapertura del Parlamento.
Tra Letta e Salvini, i problemi maggiori li ha certamente il segretario della Lega, che deve tenere insieme il centrodestra. Con Berlusconi agguerrito competitor di Draghi per il Colle, non sarà facile tenere tutta la coalizione unita. È proprio il Cavaliere, a questo punto, il principale ostacolo per un patto che porti l'attuale premier nel palazzo dei Papi e contempli anche il nome del suo successore al governo. È un nodo delicatissimo, proprio perché Berlusconi considera quella del Quirinale la partita della vita e per Salvini è molto complicato sganciarsi se non è l'interessato a fare da solo un passo indietro. Per Giorgia Meloni è diverso, lei ha deciso di stare all'opposizione e ha un margine di manovra maggiore rispetto ai due alleati di governo. E a Palazzo Chigi non sono certo passati inosservati i piccoli ma decisi distinguo di Fratelli d'Italia su una candidatura, quella del leader di Forza Italia, che certo spaccherebbe il Parlamento in due e non avrebbe numeri a sufficienza.
Resta l'incognita Renzi. Nell'entourage del premier l'atteggiamento del leader di Italia Viva, per citare Churchill, è un indovinello, avvolto in un mistero all'interno di un enigma. La sensazione è che la candidatura ombra di Pier Ferdinando Casini, che si dice sponsorizzata da Renzi, sarebbe soltanto un paravento per nascondere le sue reali intenzioni. Al momento lo schema di gioco dell'ex premier, se c'è, è ben nascosto. Da Palazzo Chigi l'unica cosa che scorgono è un certo attivismo per incrinare la maggioranza. Al momento non desta problemi, ma nessuno se la sente di sottovalutare la capacità manovriera del leader di Italia Viva in Parlamento.