Draghi al Colle, solo il Pd apre. Letta: “È un civil servant”. Il M5S alza il muro: resti dov’è
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliGiusto la sera prima Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza si erano incontrati lasciandosi con l'idea di individuare il nome di una donna per il Quirinale da contrapporre, perlomeno all'inizio, al centrodestra. Poi è arrivata la conferenza stampa di Mario Draghi, dove "si è candidato senza candidarsi ufficialmente", sintetizza un big del M5S.
Un paio d'ore di riflessione sul come interpretare correttamente il messaggio del presidente del Consiglio e soprattutto sul cosa replicare, o sul cosa far filtrare. Ecco, se qualcuno si aspettava un'adesione entusiastica all'idea di candidare e vedere Draghi salire al Colle si è sbagliato. Gelo soprattutto nei 5 Stelle, dove le critiche del premier al superbonus - strumento pure confermato in manovra - sono suonate ingenerose; ma più in generale, la sensazione è che le parole di Draghi suonino come una specie di "ricatto", parola che rimbalza tra chat e co…
Giusto la sera prima Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza si erano incontrati lasciandosi con l'idea di individuare il nome di una donna per il Quirinale da contrapporre, perlomeno all'inizio, al centrodestra. Poi è arrivata la conferenza stampa di Mario Draghi, dove "si è candidato senza candidarsi ufficialmente", sintetizza un big del M5S.
Un paio d'ore di riflessione sul come interpretare correttamente il messaggio del presidente del Consiglio e soprattutto sul cosa replicare, o sul cosa far filtrare. Ecco, se qualcuno si aspettava un'adesione entusiastica all'idea di candidare e vedere Draghi salire al Colle si è sbagliato. Gelo soprattutto nei 5 Stelle, dove le critiche del premier al superbonus - strumento pure confermato in manovra - sono suonate ingenerose; ma più in generale, la sensazione è che le parole di Draghi suonino come una specie di "ricatto", parola che rimbalza tra chat e conversazioni private. "Oggi come oggi il gruppo parlamentare, nel segreto nell'urna e a sfregio, voterebbe più volentieri Silvio Berlusconi", scherza, ma neanche troppo, un alto in grado.
Draghi insomma non è la prima scelta, non sicuramente quella di Giuseppe Conte, e ci si nasconde dietro alla richiesta di stabilità per rimarcare che sarebbe meglio restasse al suo posto, a Palazzo Chigi. Perché "è necessaria una continuità dell'azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di vacatio, senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti", è lo spin ufficiale del Movimento. Va anche detto però che lo spauracchio del voto anticipato agita i sonni del gruppo parlamentare dei 5 Stelle - non è il solo... - e questo non è un segreto per nessuno.
Perciò non è impossibile che alla fine si cambi idea e si viri sulla candidatura di Draghi. La transizione però a quel punto dovrebbe essere preparata per tempo, ad esempio con la nomina di un vicepremier, a garanzia del proseguio della legislatura e con gli attuali assetti. Certamente però al momento il M5S brancola un po' nel buio, nonostante sia il primo gruppo parlamentare il pallino sembrano averlo gli altri. E anche nel sospetto: le sperticate lodi di Draghi a Luigi Di Maio due giorni fa, unite a quelle in contemporanea della ministra Elena Bonetti (Italia Viva, leggi Matteo Renzi), non sono passate inosservate. I vertici del Pd invece sono preoccupati perché le reazioni di buona parte dell'arco parlamentare, comprese quelle ufficiose degli alleati del M5S, hanno dimostrato che gli unici realmente disposti a vedere Draghi al Quirinale sono solo loro. A parte forse Giorgia Meloni, più per ragioni di opportunità (con un uomo di affidabilità internazionale come lui al Colle, la leader di Fdi in veste di presidente del Consiglio impensierirebbe meno le cancellerie europee) che per convinzione. Il quadro insomma è di una totale imprevedibilità, la priorità di Enrico Letta è quindi quella di garantire, o perlomeno provare a farlo, un percorso ordinato di transizione, comunque vada a finire la partita quirinalizia. Così dal Nazareno si fa sapere che il partito "condivide il giudizio sull'azione di governo (espresso da Draghi, ndr) e sulla prosecuzione fino alla scadenza naturale della legislatura con continuità dell'azione di governo". Parole calibrate, la "continuità" auspicata è sulla "azione di governo", non per forza sulla guida dello stesso.
L'obiettivo generale è quello di tutelare e valorizzare Draghi che "anche oggi (ieri, ndr) si è comportato da civil servant", ha spiegato il segretario dem ai suoi. Da gennaio comunque i dem sono pronti a discutere di tutte le opzioni con tutte le forze politiche, a condizione che - nei piani del Pd - non si facciano manovre sottobanco sulla pelle del Paese. Per evitare crisi di sistema occorrerebbe quindi legare i due percorsi, cioè Colle e Palazzo Chigi, sul solco di un cosiddetto "metodo Ciampi", il presidente della Repubblica eletto nel 1999 alla prima votazione.