Un Natale con vista sul Quirinale. E segnato dall'incognita Grandi firme: Draghi disponibile, Berlusconi che sperimenta l'autocandidatura. "Siamo in un momento di forte incertezza. Ma il più grande interrogativo, per me, è come far proseguire il miracolo di questi mesi", dice Giuliano Urbani, uno dei pionieri di Forza Italia, ministro nei due primi governi guidati dal Cavaliere.
Un miracolo diverso dal primo "miracolo italiano".
"Se vogliamo scherzare, mettiamola pure così. Il miracolo, per me, l'hanno fatto Mattarella e Draghi, da febbraio, invertendo la tendenza precedente e rassicurando tutti, sul fronte interno e in Europa. Ora attenti al futuro. Perché il futuro può essere un ritorno all'altro ieri. Dio ce ne scampi e liberi".
Un Natale con vista sul Quirinale. E segnato dall'incognita Grandi firme: Draghi disponibile, Berlusconi che sperimenta l'autocandidatura. "Siamo in un momento di forte incertezza. Ma il più grande interrogativo, per me, è come far proseguire il miracolo di questi mesi", dice Giuliano Urbani, uno dei pionieri di Forza Italia, ministro nei due primi governi guidati dal Cavaliere.
Un miracolo diverso dal primo "miracolo italiano".
"Se vogliamo scherzare, mettiamola pure così. Il miracolo, per me, l'hanno fatto Mattarella e Draghi, da febbraio, invertendo la tendenza precedente e rassicurando tutti, sul fronte interno e in Europa. Ora attenti al futuro. Perché il futuro può essere un ritorno all'altro ieri. Dio ce ne scampi e liberi".
A cosa si riferisce?
"Beh, alla ressa delle forze politiche che ha accompagnato la fine del governo Conte. Solo grazie all'autorevolezza di Mattarella e Draghi i partiti hanno fatto un passo indietro. E' stato positivo. Di questi due personaggi straordinari, uno è in scadenza e l'altro è bene che rimanga dov'è".
Partiamo dal primo.
"Il bis di Mattarella sarebbe la soluzione migliore. Ma il Presidente ha tutto il diritto di chiamarsi fuori. E trovarne uno simile a lui non è facile".
Draghi sembra disponibile.
"Lei dice? Non so. Per me è meglio che rimanga al governo, altrimenti rischiamo di pesare di meno in Europa. Per quanto dotato di capacità e influenza, Draghi ricoprirebbe un ruolo con poteri limitati. E la seggiola accanto, quella del presidente del Consiglio, sarebbe magari impegnata da un presidente divisivo".
Non immagina un altro governo con la stessa maggioranza e un presidente diverso?
"Sinceramente no. Senza Draghi riprenderebbe la competizione fra i partiti. Si tornerebbe al voto".
Cosa pensa della candidatura per il Quirinale di Silvio Berlusconi?
"Ci sono due aspetti da valutare. Primo: l'aspirazione di Berlusconi è legittima? Io dico di sì. Beati monoculi in terra ceacorum. Non si può non riconoscere al Cavaliere che sia stato un innovatore: lo sta dimostrando ora, con l'insolito metodo dell'autocandidatura, lo ha mostrato in passato, nel bene e nel male. E' stato interprete del bipolarismo, ha inventato un centrodestra che un po' ha retto e un po' ha fatto cilecca, ma è stata una novità importante. Però c'è il secondo aspetto".
Quale?
"La capacità di ricoprire il ruolo. Insomma, in questo momento storico al Paese serve una presidenza che unisce, non che divide. Come è stata quella di Mattarella. Berlusconi sarà capace di cambiare pelle? Ma soprattutto, gli altri lo accetteranno?"
Da qualche tempo l'ex premier lancia segnali verso terre mai esplorate. Ha letto dei riconoscimenti per i 5S?
"Lasciamo stare. Modi e contenuti di queste uscite mi sono apparse strumentali, perché legate all'appuntamento del voto per il Quirinale. Ma io ho paura che anche nel centrodestra questa candidatura ponga qualche problema".
Lei dice che Salvini e Meloni non lo appoggeranno fino in fondo?
"Il dubbio è lecito. Un Berlusconi che riacquista autorevolezza viene visto dagli alleati con occhio diverso. Una cosa è riconoscergli il ruolo di padre nobile, un'altra accettare che torni davvero a essere il numero uno".
Con il centrodestra compatto, però, Berlusconi potrebbe anche raccogliere altri consensi nell'area moderata ed essere eletto alla quarta votazione.
"E sarebbe una condizione utile per il Paese? Berlusconi sarebbe un Presidente super partes più nell'apparenza che nella sostanza. E le forze politiche non gli affiderebbero la delega che hanno dato a Mattarella nei momenti difficili come l'attuale. Si porrebbe un problema di governance complessiva del sistema. E torneremmo non a una normale dialettica fra i partiti, ma a una competizione deleteria più forte di prima".
Lei ha vissuto la prima discesa in campo di Berlusconi: cosa c'è di umano, di extra-politico, in questa scommessa in tarda età?
"Cerca una rivalsa in termini di immagine. Vede, Berlusconi è una persona che si è convinta di aver subito il Male. Lui dice: non solo merito questo riconoscimento, ma lo esigo. Io credo che Letta e Confalonieri, i consiglieri che ascolta di più, abbiano anche cercato di dissuaderlo. Ma invano".