Un nuovo nemico, inatteso quanto temuto, affolla le menti di candidati, kingmaker, leader di partito, insomma del variegato esercito che si prepara alla battaglia del Quirinale. Non ha le sembianze oscure del franco tiratore ma indossa una ormai famosa corona: quella del virus. L'incalzare del Covid, nella variante Omicron, minaccia l'elezione del Capo dello Stato. E non solo per una questione prettamente logistica: sono allo studio misure straordinarie per garantire la sicurezza nei giorni del voto. Ma perché il diffondersi della pandemia, di qui a fine gennaio, potrebbe tenere lontano da Montecitorio un numero consistente di Grandi elettori. Rendendo più difficoltoso il raggiungimento del quorum. Un rebus nel rebus, quando ai vertici delle forze politiche già da tempo ci si arrovella per la difficoltà di raggiungere maggioranze robuste: Mario Draghi è disponibile ma sconta la perplessità di parte della sua coalizione di governo, Silvio Berlusconi deve vedersela con l'opposizione del fronte progressista e con il fuoco amico che, ricorda Gianfranco Rotondi, "vale il 10 per cento. Come ai tempi della Dc". Gli altri candidati? Chissà. È certo però che adesso i 673 voti necessari per eleggere un Presidente nelle prime tre votazioni (maggioranza dei due terzi degli aventi diritto) e i 505 (magioranza assoluta) dalla quarta in poi, diventano un traguardo ancora più impegnativo.
Perché sono altri numeri, appunto, a pesare. Quelli dei contagi, mai così alti come in questa quarta ondata: "Entro un mese supereremo i centomila casi al giorno", ha detto ieri Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. Un picco mai raggiunto prima. E negli ambienti parlamentari molti, in questi giorni, hanno ripensato ai picchi precedenti, al terribile autunno del 2020 che portò la Camera, se non a una chiusura, a una settimana di sospensione delle votazioni, con un infuocato e sterile dibattito sul televoto (che non è mai stato istituito). A fine ottobre dell'anno scorso a Montecitorio si contarono 18 positivi e una cinquantina di deputati in isolamento. Al Senato i numeri sono stati sempre più bassi: al massimo, nello stesso giorno, si sono avuti cinque contagiati e una ventina di colleghi in quarantena. Cifre mai rese ufficiali per via della privacy ma desumibili dall'alto numero dei congedi del periodo in esame. Nel corso di quella ondata, la più impetuosa fino a oggi, il massimo del pregiudizio fu uno stop di un centinaio di parlamentari. Ma bisogna calcolare che il tetto dei contagi quotidiani, allora, fu pari a 37.249, raggiunto il 14 novembre 2020. Come inciderebbe, sulle presenze dei parlamentari, una massa di positivi tre volte superiore? Un calcolo meramente statistico porterebbe dritto al forfait di trecento parlamentari. Che, in soldoni, significa un Grande elettore su tre a casa. Ma ci sono delle variabili, legate alle restrizioni che di qui alle prossime settimane potrebbero comunque limitare la circolazione del virus e ai provvedimenti che il governo ha in cantiere, come la riduzione della quarantena per i vaccinati. Fattori che potrebbero incidere: ma non si può escludere - il contrario - che fino al 10 per cento dei Grandi elettori, un centinaio, possa marcare visita proprio nei giorni più importanti della legislatura. "Il raggiungimento del quorum sarà più complicato, mi sembra lapalissiano - dice Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato del Pd - E candidature di parte, sul filo dei voti, potrebbero essere penalizzate".
Le uniche accortezze, al momento, sono quelle che riguardano la sicurezza dell'elezione. Non tanto durante le operazioni di voto e di scrutinio (l'ingresso in aula, per raggiungere il "catafalco", sarà scaglionato), quanto in occasione dell'insediamento del nuovo Capo di Stato, davanti ai grandi elettori provenienti da Camera, Senato e Regione stipati nell'aula di Montecitorio. Le misure necessarie saranno adottate alla vigilia della seduta, che sarà convocata il 4 gennaio. Poiché il 17 gennaio è previsto l'inizio dell'esame del decreto legge sul Super green pass, probabile che le votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica comincino la settimana successiva. Con un occhio al calendario e l'altro alla curva dei contagi.