Berlusconi e il Colle, telefonata a Draghi. Ma Salvini si muove con Renzi e Conte
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Il filo diretto fra i due grandi pretendenti allo scranno del Quirinale si è aperto, per qualche minuto, il giorno di Natale. Mario Draghi e Silvio Berlusconi si sono sentiti al telefono: l'occasione è stata lo scambio di auguri dalle località in cui stanno trascorrendo il periodo festivo. Il premier a Città della Pieve, il leader di Forza Italia nella sua villa di Arcore. Una conversazione cordiale, con la stessa confidenza consegnata al grande pubblico dal video girato a febbraio in occasione delle consultazioni a Montecitorio (i sorrisi, il "tu" affettuoso e il saluto gomito a gomito) ma con la nuova consapevolezza di essere in concorrenza per la più alta carica dello Stato. Non è dato sapere, anzi i pochi beninformati lo escludono, se Draghi e Berlusconi abbiano parlato della corsa al Colle. Chissà se davvero si sono astenuti, i protagonisti di questa competizione virtuale, dal commentarla. Di certo dopo il cont…
ROMA - Il filo diretto fra i due grandi pretendenti allo scranno del Quirinale si è aperto, per qualche minuto, il giorno di Natale. Mario Draghi e Silvio Berlusconi si sono sentiti al telefono: l'occasione è stata lo scambio di auguri dalle località in cui stanno trascorrendo il periodo festivo. Il premier a Città della Pieve, il leader di Forza Italia nella sua villa di Arcore. Una conversazione cordiale, con la stessa confidenza consegnata al grande pubblico dal video girato a febbraio in occasione delle consultazioni a Montecitorio (i sorrisi, il "tu" affettuoso e il saluto gomito a gomito) ma con la nuova consapevolezza di essere in concorrenza per la più alta carica dello Stato. Non è dato sapere, anzi i pochi beninformati lo escludono, se Draghi e Berlusconi abbiano parlato della corsa al Colle. Chissà se davvero si sono astenuti, i protagonisti di questa competizione virtuale, dal commentarla. Di certo dopo il contatto natalizio, i boatos raccontano di uomini vicini a Draghi convinti che il Cavaliere sia il vero ostacolo sulla strada che porta al palazzo dei Papi. Mentre Berlusconi ha intensificato la sua campagna elettorale, cercando intanto di serrare le fila di Forza Italia. Ha telefonato a molti parlamentari azzurri, non simulando le sue intenzioni: "Che ne pensi se mi candido?".
Dal suo studio di Villa San Martino, il fondatore di Mediaset sta verificando i numeri in Parlamento. Sonda gli umori del Palazzo, dice ai suoi di sostenerlo e di blandire delusi e scontenti che stanno al centro dell'emiciclo, nei gruppi misti, di allontanare l'idea di un voto anticipato. L'ex premier coltiva la speranza di poterla spuntare alla quarta votazione, quando il quorum si abbassa, complice il voto segreto. E in tutte le chiamate fatte, Berlusconi ha raccontato che i sondaggi sono dalla sua parte. Che la sua ascesa al Quirinale farebbe da traino a Forza Italia, portandola a due cifre. Una simile eventualità, nella lettura del vecchio tycoon, offrirebbe più seggi nelle prossime elezioni.
Nel frattempo Salvini continua le sue consultazioni a tutto campo, diviso fra il sostegno dichiarato a Berlusconi e la consapevolezza che il suo nome, divisivo, non potrà essere facilmente consegnato agli alleati per una soluzione condivisa. Il primo obiettivo di Salvini e Meloni è non consegnare il Quirinale al Pd, visto che per la prima volta il centrodestra può dare le carte, grazie al 46 per cento di Grandi elettori. Giuseppe Conte, che ieri ha riunito i vertici dei 5S, ha offerto al leader della Lega la possibilità di una convergenza su una donna di centrodestra (la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, oltre a Letizia Moratti, è un'ipotesi), mentre Matteo Renzi - che con il senatore milanese ha parlato a lungo in aula alla vigilia di Natale - ha fatto notare che senza gli oltre 70 voti in possesso di Italia Viva e Coraggio Italia è difficile che si elegga un presidente. E spinge, l'ex Rottamatore, per una soluzione che non stia nel campo degli ex giallorossi come in quella del centrodestra. Pierferdinando Casini o Giuliano Amato, ad esempio. Ma quest'ultimo non piacerebbe a Salvini e l'ex presidente della Camera a Giorgia Meloni. Gli appuntamenti, in agenda, sono segnati dopo le festività: il vertice di centrodestra attorno al 10 gennaio a Villa Grande, residenza romana di Berlusconi; la direzione del Pd, allargata ai gruppi parlamentari, il 13. Ma nel frattempo i negoziati bilaterali vanno avanti. Negoziati segreti e alchimie. Esito tutt'altro che scontato. E Renzi, che fu kingmaker di Mattarella, è già al centro del campo, sfidando numeri (e influenza) inferiori rispetto a sette anni fa: "Il voto per il Colle è una partita per professionisti - scherzava l'altro giorno con i suoi - Contano i grandi elettori, non i piccoli sondaggisti...".