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I partiti frenano Draghi. Sulle concessioni balneari l'Europa può aspettare

L'incontro tra il governo e i rappresentanti balneari con i ministri Giorgetti, Garavaglia e Gelmini (ansa)
La tentazione del premier era di varare già oggi un decreto sulla liberalizzazione, ma passa la linea di un tavolo di consultazione
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ROMA - Il Consiglio dei ministri di oggi non esaminerà un provvedimento urgente sulle concessioni balneari. È vero: Palazzo Chigi era tentato di liberalizzare subito l'economia del mare, come chiede l'Ue con la direttiva Bolkestein del 2006; come reclamano anche le recenti sentenze del nostro Consiglio di Stato (la 17 e 18 del 2021).

Ma ha prevalso, alla fine, la linea del dialogo con le imprese del settore, spesso a conduzione familiare, e i loro sindacati. Per questo il governo si limita ad aprire un tavolo tecnico che coinvolgerà anche le Regioni (già oggi) e i Comuni. L'obiettivo è arrivare a un testo di regole condivise entro la metà di gennaio 2022. Il governo non esclude di ricorrere a un decreto, che le Camere dovrebbe…

ROMA - Il Consiglio dei ministri di oggi non esaminerà un provvedimento urgente sulle concessioni balneari. È vero: Palazzo Chigi era tentato di liberalizzare subito l'economia del mare, come chiede l'Ue con la direttiva Bolkestein del 2006; come reclamano anche le recenti sentenze del nostro Consiglio di Stato (la 17 e 18 del 2021).

Ma ha prevalso, alla fine, la linea del dialogo con le imprese del settore, spesso a conduzione familiare, e i loro sindacati. Per questo il governo si limita ad aprire un tavolo tecnico che coinvolgerà anche le Regioni (già oggi) e i Comuni. L'obiettivo è arrivare a un testo di regole condivise entro la metà di gennaio 2022. Il governo non esclude di ricorrere a un decreto, che le Camere dovrebbero poi convertire in legge in 60 giorni. Tre soci fondatori dell'esecutivo Draghi - Pd, Lega e Forza Italia - spingono invece perché il Parlamento sia ben più centrale nella riforma. I tre partiti vogliono che il governo presenti una semplice legge delega. A quel punto le Camere affiderebbero al governo l'approvazione di un provvedimento di dettaglio, dentro i binari che i parlamentari gli avranno indicato. E questo provvedimento verrebbe applicato con i decreti attuativi.

Dice Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia: "Il Consiglio di Stato, in due sentenze contraddittorie, chiede che le concessioni per l'uso delle spiagge siano sottoposte a gara pubblica. Lo stesso Consiglio di Stato, però, non pretende che questo processo sia avviato e concluso subito. Dà tempo al governo e al Parlamento fino al dicembre 2023. Proprio per questo giudichiamo inutile il ricorso a un decreto d'urgenza e confidiamo in una via parlamentare sul caso". Dal Pd, il deputato Piero De Luca conferma che si lavora a una soluzione meditata ed "equilibrata". Certo, le concessioni dovranno essere rinnovate attraverso gare aperte a tutti. Nello stesso tempo - aggiunge De Luca - "bisognerà tutelare il valore sociale delle aziende che già operano nel settore, i loro investimenti, il legittimo affidamento" a proseguire nelle attività lecite che hanno creato.

Sul tema della legalità si sofferma Francesco Boccia, lui pure deputato del Pd: "La destra più riottosa - dice - fa passare la tesi che le imprese sono tutte uguali. Invece non lo sono. Ci sono famiglie che, da generazioni, dedicano la vita alla propria azienda. Ci sono territori che considerano le coste come il loro Eldorado e le proteggono. Purtroppo ci sono anche storie di criminalità che vanno conosciute, affrontate e debellate".

Da tempo la Presidenza del Consiglio è convinta che una fotografia nitida del settore sia la precondizione per una decisione corretta. Per questo, la legge sulla Concorrenza di novembre ha chiesto alle Regioni di disegnare una mappa puntuale delle aziende del mare. In questo modo, sarà chiaro quanti siano gli imprenditori del settore, dove operano, da quanto tempo e in base a quale titolo giuridico. Il censimento serve anche a capire se - come sospettano i giudici del Consiglio di Stato - alcune attività versino alle casse pubbliche un canone di concessione irrisorio mentre realizzano fatturati milionari. Al momento, non tutte le Regioni hanno completato questa preziosa mappatura e i tre ministri competenti - Giorgetti (Sviluppo), Garavaglia (Turismo) e Gelmini (Affari regionali) - ne chiederanno conto ai ritardatari.

Antonio Capacchione, avvocato, presidente del Sindacato italiano balneari, dice: "Noi siamo i primi a reclamare una soluzione veloce della questione. Migliaia di imprenditori del settore hanno pronti investimenti importanti che rinviano perché questo stato di incertezza li terrorizza. Ieri abbiamo partecipato, con le altre associazioni sindacali, a un incontro con il governo che non ha indicato quale veicolo userà. Non sappiamo ancora, dunque, se varerà un decreto urgente o un semplice disegno di legge. A noi interessa, più del veicolo giuridico, la qualità del contenuto. Sogniamo una riforma che sia all'altezza del problema, mi creda molto complicato. Oggi la legge stabilisce che i beni demaniali si usano proficuamente. Non dice che le coste vanno vendute al miglior offerente o privatizzate. L'Europa, che rispettiamo, stabilisce che un imprenditore deve contare sulla conservazione di un bene che ha ottenuto lecitamente. Se questi principi italiani ed europei saranno rispettati, il governo varerà una riforma giusta e condivisibile".