✕

Manovra, scontro sulla fiducia. Via il tetto agli stipendi pubblici

Abolito il limite di 240mila euro per i dirigenti della Pubblica amministrazione. Deputati contro i tempi del voto: "Una torsione della democrazia"
2 minuti di lettura

ROMA - Voto di fiducia tra le polemiche a Montecitorio. A partire dalle 17.15 di oggi avranno inizio le dichiarazioni di voto sul testo della legge di Bilancio licenziato dal Senato, e sul quale la Camera non ha avuto alcuna opportunità di intervenire per via dei tempi strettissimi. Intorno alle 19 inizierà la prima chiama, mentre il voto finale è previsto giovedì mattina. A contestare le modalità di approvazione della manovra non solo gli esponenti dell'opposizione, di Fratelli D'Italia, ma anche diversi deputati della maggioranza: Marianna Madia (Pd) ha parlato di "torsione della democrazia" e di china pericolosa per il ruolo sempre più marginale del Parlamento (soprattutto della Camera che si trova a esaminare per seconda la legge di Bilancio, quest'anno Montecitorio), mentre Claudio Borghi (Lega) ha denunciato che i deputati non hanno neanche avuto il tempo materiale di leggere il testo.

ROMA - Voto di fiducia tra le polemiche a Montecitorio. A partire dalle 17.15 di oggi avranno inizio le dichiarazioni di voto sul testo della legge di Bilancio licenziato dal Senato, e sul quale la Camera non ha avuto alcuna opportunità di intervenire per via dei tempi strettissimi. Intorno alle 19 inizierà la prima chiama, mentre il voto finale è previsto giovedì mattina. A contestare le modalità di approvazione della manovra non solo gli esponenti dell'opposizione, di Fratelli D'Italia, ma anche diversi deputati della maggioranza: Marianna Madia (Pd) ha parlato di "torsione della democrazia" e di china pericolosa per il ruolo sempre più marginale del Parlamento (soprattutto della Camera che si trova a esaminare per seconda la legge di Bilancio, quest'anno Montecitorio), mentre Claudio Borghi (Lega) ha denunciato che i deputati non hanno neanche avuto il tempo materiale di leggere il testo.

Polemica anche per un emendamento della legge di Bilancio aggiunto nell'ultimissima versione, quella passata alla vigilia di Natale, e che innalza il tetto dei 240 mila euro per la retribuzione annua dei dirigenti della Pubblica Amministrazione. La norma non abolisce il tetto, ma ne prevede l'adeguamento, sulla base degli aumenti medi ottenuti dai dipendenti della Pa nel 2021, secondo la media calcolata dall'Istat. E dunque, siccome nel 2021 l'unico nuovo contratto siglato per la Pa è la preintesa per le Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici) che però deve ancora essere ratificata e quindi entrerà in vigore solo l'anno prossimo, il riferimento sarà il 2022, e gli aumenti per i contratti degli alti dirigenti potranno essere calcolati solo dal 2023. L'aumento medio attuale della preintesa è del 3,78%.

La norma era stata inserita in versioni precedenti della legge di Bilancio, ma era saltata per evitare polemiche. Ha prevalso la tesi, rivendicata non solo dalla Pubblica Amministrazione, secondo la quale non applicare gli aumenti a chi raggiunge il tetto massimo consentito per gli stipendi pubblici significa di fatto appiattire le retribuzioni delle cariche più alte, che finiscono per essere equiparate a quelle dei livelli immediatamente più bassi, anche se funzioni e responsabilità non sono equivalenti. Il tetto era entrato in vigore nel 2014, e nel 2017 la Corte Costituzionale lo aveva giudicato legittimo. Non tutti però concordano sul fatto che fosse davvero un "tappo" che finiva col rendere la Pubblica Amministrazione meno appetibile del privato: "Se ci si preoccupa di attirare i migliori nella Pa - obietta Tiziana Cignarelli, segretaria generale Flepar e Codirp (sindacati che rappresentano i professionisti e i dirigenti pubblici) - allora perché i giovani professionisti, a partire da quelli assunti per il Pnrr, vengono inquadrati come funzionari e non come dirigenti? Non è solo una questione di retribuzione, ma anche normativa, del ruolo e delle competenze che vengono loro riconosciute".

Qualcuno parla di ritorno della casta, ma al momento le contestazioni alla norma sono poche. Tra queste, quella del segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni: "Davvero complimenti alla maggioranza del governo dei migliori, che pensa a favorire i pochi, mentre danneggia i molti".