L'ultimo messaggio da presidente è la fiducia nel Paese
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioDovrebbe essere chiaro a tutti, dopo stasera, che Sergio Mattarella si farà da parte, il 3 febbraio. È stato un congedo.
Ha salutato con un discorso antiretorico, un inno ai doveri, al rispetto delle regole, ma anche alla fiducia nei propri mezzi: noi siamo quello che facciamo. Il destino degli uomini e delle donne è nelle loro mani. Ha tessuto l'elogio di chi ha dato tutto - la dedizione straordinaria dei sanitari - e di chi ha rispettato sé stesso e la società: gli italiani che si sono immunizzati, contrapposti all'Italia del me ne frego dei No Vax. Chi spreca il vaccino offende i troppi nel mondo che vorrebbero averlo e non ce l'hanno, ha detto ricordando che l'immunizzazione consente di ridurre i rischi, non garantisce l'invulnerabilità. Parole come pietre.
È come se Mattarella, alla fine del settennato, avesse trovato una sua compiutezza, liberato dai vincoli del futuro. Per tutta la pandemia ci aveva ten…
Dovrebbe essere chiaro a tutti, dopo stasera, che Sergio Mattarella si farà da parte, il 3 febbraio. È stato un congedo.
Ha salutato con un discorso antiretorico, un inno ai doveri, al rispetto delle regole, ma anche alla fiducia nei propri mezzi: noi siamo quello che facciamo. Il destino degli uomini e delle donne è nelle loro mani. Ha tessuto l'elogio di chi ha dato tutto - la dedizione straordinaria dei sanitari - e di chi ha rispettato sé stesso e la società: gli italiani che si sono immunizzati, contrapposti all'Italia del me ne frego dei No Vax. Chi spreca il vaccino offende i troppi nel mondo che vorrebbero averlo e non ce l'hanno, ha detto ricordando che l'immunizzazione consente di ridurre i rischi, non garantisce l'invulnerabilità. Parole come pietre.
È come se Mattarella, alla fine del settennato, avesse trovato una sua compiutezza, liberato dai vincoli del futuro. Per tutta la pandemia ci aveva tenuti uniti, cercando di non farsi prendere dal panico. Lì è venuto fuori. Siamo una comunità. Nessuno si salva da solo. Anche questo di stasera è stato un messaggio di fiducioso ottimismo. L'invito a guardare al bicchiere mezzo pieno, a non lamentarsi, come fanno in troppi nel Paese del "sono tutti banditi", di quelli che vedono nemici ovunque. Quel che realizziamo "dipende da ciascuno di noi". È stato il segreto della ricostruzione post-bellica. Quella che abbiamo davanti non è una situazione tanto diversa. Serve lo stesso slancio.
E c'è nella lettera-testamento del professore Pietro Carmina la vera pedagogia. Nell'invito ai giovani a fare i giovani, "ad essere diversi da chi li ha preceduti", e di osare, con spirito critico, "usando le parole per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha". Lì si rivela il Mattarella cattolico di sinistra.
In fondo in questi sette anni ha cercato di assorbire le tensioni, non esasperandole: con pazienza democristiana, verrebbe da dire. È stato garbato, ma fermo fino all'ultimo. Si è rivelato molto più tosto di come poteva apparire agli inizi. Un uomo solido nella sua vocazione, nei principi. Lo dimostra il riferimento tutto politico alla Repubblica unita e solidale, "il vero patriottismo", ha scandito, rispondendo a quell'altro patriottismo di Salvini e Meloni.
Mattarella ha rispettato le regole della Costituzione, ed è stato il suo modo di volerci bene, di rispettarci tutti. Lo ha fatto rimanendo fedele a se stesso. Questa è la sua vera lezione.