Quirinale: da Amato a Cartabia, la difficile caccia a un candidato "largo"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliUn capo dello Stato da eleggere "a larghissima maggioranza", altrimenti "rischia di cadere il governo". Volendo restare lungo il solco tracciato da Enrico Letta nella sua intervista a Repubblica, di nomi effettivamente compatibili fra tutti quelli discussi e analizzati nelle ultime settimane non ce ne sono poi molti. Perlomeno sulla carta. E pure quelli che appaiono meno divisivi non sono neanche pienamente trasversali. In questo ragionamento non rientra un eventuale Mattarella-bis, magari a tempo, visto che l'attuale presidente della Repubblica ha detto in tutte le salse di non essere disponibile, anche se poi le vie della politica sono infinite e imprevedibili. Né il destino di Mario Draghi, presidente del Consiglio sostenuto da un'ampia maggioranza e che però proprio per questo rischia di restare appeso - anche in maniera strumentale da parte di alcuni - alla sua presunta insostituibilità a Palazzo Chigi.
Un capo dello Stato da eleggere "a larghissima maggioranza", altrimenti "rischia di cadere il governo". Volendo restare lungo il solco tracciato da Enrico Letta nella sua intervista a Repubblica, di nomi effettivamente compatibili fra tutti quelli discussi e analizzati nelle ultime settimane non ce ne sono poi molti. Perlomeno sulla carta. E pure quelli che appaiono meno divisivi non sono neanche pienamente trasversali. In questo ragionamento non rientra un eventuale Mattarella-bis, magari a tempo, visto che l'attuale presidente della Repubblica ha detto in tutte le salse di non essere disponibile, anche se poi le vie della politica sono infinite e imprevedibili. Né il destino di Mario Draghi, presidente del Consiglio sostenuto da un'ampia maggioranza e che però proprio per questo rischia di restare appeso - anche in maniera strumentale da parte di alcuni - alla sua presunta insostituibilità a Palazzo Chigi.
Giuliano Amato
Così, ecco la prima figura: Giuliano Amato, 83 anni, socialista nella Prima Repubblica, vicino al Pd poi, ex professore universitario, ministro più e più volte, presidente del Consiglio due volte, vicepresidente della Corte costituzionale in carica, insomma un curriculum sconfinato. Di (centro)sinistra ma moderato, nei toni e nelle idee, di sicuro mai stato giustizialista e anche per questo a Silvio Berlusconi di certo non dispiace. Il suo profilo in realtà sarebbe un po' distante dagli umori profondi delle vecchia Lega, che era pur sempre quella che agitò il cappio in aula ai tempi della "Mani Pulite" che travolse il Psi. Lo stesso per i 5 Stelle, i quali per anni ad esempio sul caso Monte dei Paschi hanno fatto durissima battaglia politica contro la gestione definita clientelare dell'istituto; bene, di quel Giuseppe Mussari presidente della banca poi caduto in disgrazia, Amato fu grande sponsor. Senza dimenticare che le fondazioni bancarie, crocevia di rapporti tra politica ed economia, furono inventate con la legge Amato 218 del 1990. I tempi però cambiano e anche in fretta e in entrambi i partiti Amato non è più un tabù. I problemi ci potrebbero essere al momento del voto, quando le truppe non saranno più tali ma resteranno solo dei singoli non del tutto controllabili.
Marta Cartabia
Anche Marta Cartabia, 58 anni, ministra della Giustizia, prima donna a diventare presidente della Corte costituzionale nel 2019, potrebbe raccogliere consensi qui e là. Moderata e cattolica, la scorsa estate il suo avvio di riforma è riuscita ufficialmente a far contenti tutti, ufficiosamente invece tutti hanno dovuto inghiottire bocconi amari. In primis i 5 Stelle, che non a caso su quel provvedimento mandarono in scena una specie di psicodramma interno. Ma pure Matteo Salvini, si racconta nel dietro le quinte, non fa i salti di gioia a sentire il suo nome.
Pier Ferdinando Casini
Si parla molto di Pierferdinando Casini, 66 anni, anche lui come Amato nato politicamente nella Prima Repubblica (fu eletto alla Camera per la prima volta nel 1983), ex presidente della Camera, democristiano tendente a destra - prima il Ccd e poi l'Udc furono stabilmente nel Polo e poi nella Casa della Libertà - e, magie della politica, rieletto nel 2018 in coalizione con il Pd nell'uninominale di Bologna. Una lezione di trasversalità che potrebbe tornare utile; Matteo Renzi è un suo grande sponsor, tra alti e bassi col Cavaliere il rapporto è decennale, i 5 Stelle pur di non essere marginalizzati si accoderebbero. Il suo recente avvicinamente a "sinistra" ha però un po' raffreddato i rapporti con l'area sovranista (Lega e Fdi).
Paola Severino
Paola Severino, 73 anni, che fu ministra della Giustizia con Mario Monti (pure nel suo caso fu una prima volta di una donna a ricoprire tale incarico), è avvocata di fama con consulenze trasversali nel corso dei decenni e tutte di grande peso. Viene ricordata spesso anche per la legge che porta il suo nome, sull'incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. Subito viene in mente che per "colpa" della Severino, intesa come legge, Berlusconi fu costretto a lasciare il Senato e a non potersi ricandidare in seguito alla condanna definitiva nel caso Mediaset. Una vicenda con uno strascico infinito, arrivato sino alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Ed è proprio questo rimando storico il punto debole della sua candidatura.