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Vaccini, Todde (M5S): "L'obbligo non è è la strada migliore, l’85% degli italiani è già immunizzato"

Alessandra Todde 
La viceministra dello Sviluppo economico: "Ora la priorità è la campagna per la terza dose e calmierare i prezzi delle mascherine"
3 minuti di lettura

"Bisogna essere credibili nelle misure che si portano avanti", dice la viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde. "Un obbligo vaccinale esteso a tutti - ragiona la vicepresidente del M5S - ha il problema di come renderlo poi effettivamente efficace".

In Consiglio dei ministri ieri (mercoledì, ndr) c'è stato un acceso dibattito sull'obbligo per chi lavora. Lei come la vede?
"Penso che bisogna ragionare per funzione, non per categorie soggettive, quindi non penso che la strada dell'obbligo sia quella migliore. Le misure prese alla fine del Consiglio sono soddisfacenti. Considerato che l'85 per cento della popolazione è vaccinata, la priorità ora è la campagna per la terza dose e diffondere al meglio i dispositivi di protezione. Calmierando i prezzi del Ffp2 e se possibile con la gratuità delle chirurgiche".

"Bisogna essere credibili nelle misure che si portano avanti", dice la viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde. "Un obbligo vaccinale esteso a tutti - ragiona la vicepresidente del M5S - ha il problema di come renderlo poi effettivamente efficace".

In Consiglio dei ministri ieri (mercoledì, ndr) c'è stato un acceso dibattito sull'obbligo per chi lavora. Lei come la vede?
"Penso che bisogna ragionare per funzione, non per categorie soggettive, quindi non penso che la strada dell'obbligo sia quella migliore. Le misure prese alla fine del Consiglio sono soddisfacenti. Considerato che l'85 per cento della popolazione è vaccinata, la priorità ora è la campagna per la terza dose e diffondere al meglio i dispositivi di protezione. Calmierando i prezzi del Ffp2 e se possibile con la gratuità delle chirurgiche".

In questo concorda con il ministro Giorgetti?
"A dire il vero non è l'unica cosa sulla quale andiamo d'accordo, ma sì".

Letta invece propone di pensare all'obbligo tout court, concorda?
"Mi porrei il problema nella misura in cui la situazione lo imponesse. Piuttosto penserei a estendere il Green pass con il criterio, ad esempio, dell'esposizione al pubblico".  

Se invece vincesse il fronte del rigore e si decidesse per l'obbligo generale, il M5S sarebbe contrario?
"No, ma poi bisogna pensare a come renderlo efficacie, bisogna essere credibili nelle misure che si portano avanti, approntandole a ciò che serve davvero. Ripeto, l'adesione italiana ai vaccini è una delle più alte in assoluto".

Sul Quirinale, invece: l'apertura del M5S a un nome del centrodestra sembra caduta nel vuoto, l'offerta resta?
"Ma guardi credo sia importante ragionare del profilo e non dello schieramento. In primis valutiamo a tempo debito con i nostri alleati, i nomi che vengono fatti oggi contano poco. L'ampia condivisione tra forze diverse di sicuro è fondamentale, specie in questa fase di emergenza".

La proposta di una donna, certo innovativa, non è un un po' rischiosa però? Come se l'essere donna fosse un valore superiore di per sé.
"Dico che la metrica che ci deve guidare è l'altissimo profilo, se all'interno di questo quadro ci fosse una candidatura femminile non lo vedrei scandaloso, anzi".

Come influirà la pandemia sulle trattative? Vi aiuterà a tenere Draghi a Chigi?
"Siamo in piena quarta ondata, ai cittadini e alle imprese serve stabilità. L'economia si sta riprendendo seppur con delle fragilità, l'attuazione del Pnnr va portata avanti. Il tema sostanziale è guardare ciò che ci richiede l'attualità e non è sicuramente un tempo sospeso dovuto a un cambio di governo".

I gruppi del M5S chiedono maggiore coinvolgimento nelle scelte, la cabina di regia è sufficiente o no?
"Registro che i capigruppo sono coinvolti, faremo un'assemblea a inizio anno e altre ancora quando le discussioni saranno sostanziali. Onestamente vedo un metodo di condivisione nuovo con Conte, i gruppi saranno garantiti e coinvolti".

Alla Whirlpool licenziare i 320 dipendenti di Napoli con la nuova norma antidelocalizzazioni sarebbe costato 2 milioni in più rispetto a oggi, a fronte di decine di milioni di euro di contributi pubblici ricevuti finora e fatturati miliardari. Un po' poco per far stare più tranquilli i lavoratori, o no?
"I lavoratori a fronte di un'azienda irremovibile hanno preso comunque un indennizzo di 100 mila euro a testa, il Consorzio che abbiamo creato garantisce nuove assunzioni entro 12 mesi. Il provvedimento non ha intenti punitivi ma ha l'obiettivo di prendere del tempo di fronte a una crisi o una scelta di andare altrove. Con questo provvedimento, che è solo una base di partenza, l'azienda che vuole andar via deve preoccuparsi di trovare alternative per chi lavora, si fa quindi un percorso ordinato, con maggior controllo e responsabilità".

L'impressione generale è che al Mise ci siano sensibilità diverse, con Giorgetti a differenza sua più attento a non impensierire le grandi imprese, è così?
"Quello che è importante è trovare degli equilibri tra piccole, medie e grandi imprese. Io stessa vengo dal mondo dell'impresa perciò non mi vedo antitetica al ministro, semplicemente le mie deleghe sono legate a tematiche più di crisi e di tensione sociale. Pensi che oggi i tavoli aperti sono 69 rispetto ai 150 di due anni fa".

L'aumento dei costi energetici è l'ultima ennesima emergenza, che piani avete in mente per mitigarne gli effetti?
"Ritengo fondamentale trovare soluzioni alle cause scatenanti, l'energia elettrica va disaccoppiata dal costo del gas, che non è una nostra materia prima".

Al cosiddetto 'nucleare verde' lei ci crede?
"Stiamo parlando di ricerca e sviluppo, è un percorso di dieci anni almeno. Non ho preclusioni sulla ricerca ma occorre essere pratici nel contesto in cui siamo. E poi ricordo che con una scelta popolare abbiamo dato una direzione chiara al Paese".