✕

Quirinale, il modello Ciampi: un’elezione bipartisan per rassicurare l’Europa

Carlo Azeglio Ciampi (agf)

Ascolta l'audio

Un tecnico, come Draghi, che fu eletto al primo colpo con 707 voti. Dissero sì Ds, Popolari, Forza Italia e An. Molte le analogie col presente
2 minuti di lettura

ROMA - La mattina di giovedì 13 maggio 1999 Carlo Azeglio Ciampi, nella sua stanza al ministero del Tesoro, seguì con l’allora direttore generale Mario Draghi l’andamento delle votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Risultò eletto al primo scrutinio, alle 13,03: 707 voti su 990 presenti, 33 voti in più del quorum richiesto. Un’elezione bipartisan. Si schierarono per lui i Ds, i Popolari, Forza Italia di Silvio Berlusconi e Alleanza nazionale di Gianfranco Fini; ebbe contro solo Rifondazione comunista — Fausto Bertinotti sostenne Pietro Ingrao — la Lega di Umberto Bossi che scelse il capogruppo al Senato Luciano Gasperini e i Radicali che votarono per Emma Bonino.

ROMA - La mattina di giovedì 13 maggio 1999 Carlo Azeglio Ciampi, nella sua stanza al ministero del Tesoro, seguì con l’allora direttore generale Mario Draghi l’andamento delle votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Risultò eletto al primo scrutinio, alle 13,03: 707 voti su 990 presenti, 33 voti in più del quorum richiesto. Un’elezione bipartisan. Si schierarono per lui i Ds, i Popolari, Forza Italia di Silvio Berlusconi e Alleanza nazionale di Gianfranco Fini; ebbe contro solo Rifondazione comunista — Fausto Bertinotti sostenne Pietro Ingrao — la Lega di Umberto Bossi che scelse il capogruppo al Senato Luciano Gasperini e i Radicali che votarono per Emma Bonino.

I franchi tiratori furono ben 185, ma risultarono ininfluenti. Ciampi presidente di tutti, titolò Repubblica all’indomani. E proprio sul nostro giornale, due mesi prima, Walter Veltroni, che era il segretario dei Ds, aveva illustrato con largo anticipo "sette ottime ragioni per votare Ciampi". Un metodo. "Il metodo Ciampi". Insieme a Francesco Cossiga sono gli unici eletti al primo colpo.


Il contesto ha delle analogie con il presente, e richiama l’eventuale candidatura al Colle di Draghi. Come l’attuale premier anche Ciampi era un tecnico, non era mai stato parlamentare, né aveva in tasca tessere di partito. Anche allora l’Europa ci guardava con preoccupazione. E cercava una figura di riferimento, ieri per l’entrata nell’euro, oggi per l’uso dei fondi del Pnrr. Ciampi, che era stato premier per un anno, nel 1993-1994, — dopo Tangentopoli, e dopo le stragi mafiose — al momento dell’elezione era ministro del Tesoro nel governo presieduto da Massimo D’Alema. La Prima Repubblica era implosa. Era arrivato dal nulla Silvio Berlusconi, un tycoon che aveva favorito i post fascisti al potere. Il debito pubblico era abnorme.


Ciampi rappresentava uno scudo. I partiti, più solidi di oggi, lo capirono, si attrezzarono. Come ricorda Umberto Gentiloni in I presidenti della Repubblica. Il capo dello Stato e il Quirinale nella storia della democrazia italiana, il monumentale volume curato per “Il Mulino” da Sabino Cassese, Giuseppe Galasso, Alberto Melloni, già "nei primi mesi del 1999 diversi interlocutori incalzano Ciampi, segnalandogli come intorno alla sua figura si stia definendo una maggioranza ampia e trasversale. Sul nome di Ciampi si registra un investimento diffuso, destinato a consolidarsi nei giorni precedenti la riunione dei grandi elettori".


Insomma, il contesto era simile, ma il metodo fu diverso. Ciampi se non fosse stato eletto subito si sarebbe ritirato. "Il centrosinistra aveva la maggioranza e al centrodestra non conveniva una sconfitta parlamentare, tenuto conto anche dell’autorevolezza interna e internazionale dello stesso Ciampi e della generale stima che lo circondava" rievoca Valdo Spini, che quel giorno sedeva fra i banchi dei Ds, nel suo libro Sul colle più alto, edito da Solferino. "Sale al Quirinale un altro presidente galantuomo, che viene da quell’officina di classe dirigente che è stata la Banca d’Italia", scrisse il direttore Ezio Mauro nel suo editoriale, titolato Un Paese finalmente normale.


Ciampi aveva voluto l’accordo con le parti sociali per sterilizzare salari e inflazione. E, da grande e convinto europeista, aveva preparato la strada per l’ingresso nell’euro. "Ipnotizza i mercati con la sua credibilità personale, li costringe a versarci in anticipo i profitti dell’euro. È la stessa autorevolezza che egli spende all’estero" racconta in un ritratto Repubblica. "Nel 1997 la Commissione europea, il tedesco Theo Waigel e la Bundesbank preferirebbero rinviare il nostro ingresso nel club della moneta unica. Alla fine il guardiano del marco Hans Tietmeyer è costretto a dire: 'Mi fido degli impegni perché c’è Ciampi' ". È un po’ quello che l’Europa potrebbe pretendere tra qualche giorno, con Draghi a svolgere il ruolo che allora esercitò Ciampi: il garante dell’Italia.


Veltroni spiegò che l’accordo con l’opposizione fu necessario: "I voti contro Ciampi sono un fatto fisiologico, e fanno capire che cosa sarebbe successo senza l’intesa con il Polo. Ci saremmo avvitati in un ciclo di votazioni senza fine, al termine del quale della maggioranza sarebbero rimasti solo coriandoli".

Silvio Berlusconi commentò: "Abbiamo mostrato cos’è un’opposizione responsabile, D’Alema è una persona seria, ci siamo capiti subito", disse il Cavaliere felice per avere scongiurato l’elezione di Rosa Russo Iervolino, troppo simile a Oscar Luigi Scalfaro, con cui aveva avuto un cattivo rapporto. In molti sospettano che voglia fare così anche stavolta: tenere tutti sulla corda, e poi, in zona Cesarini, concorrere come king maker sul presidente che avrà più chance.