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Quirinale, scontro nel M5S: i ribelli voltano le spalle a Conte. E lui: "Noi decisivi solo se compatti"

(ansa)

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I 5 Stelle in tilt dopo la richiesta del gruppo del Senato di un bis di Mattarella. La sorpresa dei vertici: il leader sempre più debole. La resa dei conti dopo l'elezione del Capo dello Stato
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MILANO - Mancanza di una linea chiara e al contempo un'aria pesante da resa dei conti, a cui si arriverà dopo lo snodo quirinalizio, soprattutto se le cose non dovessero andar bene: sono giornate complicate per il M5S e per Giuseppe Conte. L'uscita in chiaro del gruppo del Senato di lunedì sera con un appello per il Mattarella-bis, che nei fatti depotenzia le altre mosse dei vertici, è l'ultimo capitolo di una strategia generale caotica. È anche innegabile che un po' tutti, Pd compreso, si avvicinino all'appuntamento politico dell'anno con vari marasmi interni.

Ma è impossibile non notare che in queste ultime settimane nei 5 Stelle si è passati dal sì a Mario Draghi al Quirinale, al no, ad una nuova cauta apertura; dall'avvio di un coordinamento con Pd e Leu all'offerta pre-natalizia di una candidatura d'area al centrodestra, al patto di togliere dal tavolo l'ipotesi Silvio Berlusconi; dal trovia…

MILANO - Mancanza di una linea chiara e al contempo un'aria pesante da resa dei conti, a cui si arriverà dopo lo snodo quirinalizio, soprattutto se le cose non dovessero andar bene: sono giornate complicate per il M5S e per Giuseppe Conte. L'uscita in chiaro del gruppo del Senato di lunedì sera con un appello per il Mattarella-bis, che nei fatti depotenzia le altre mosse dei vertici, è l'ultimo capitolo di una strategia generale caotica. È anche innegabile che un po' tutti, Pd compreso, si avvicinino all'appuntamento politico dell'anno con vari marasmi interni.

Ma è impossibile non notare che in queste ultime settimane nei 5 Stelle si è passati dal sì a Mario Draghi al Quirinale, al no, ad una nuova cauta apertura; dall'avvio di un coordinamento con Pd e Leu all'offerta pre-natalizia di una candidatura d'area al centrodestra, al patto di togliere dal tavolo l'ipotesi Silvio Berlusconi; dal troviamo un nome di centrosinistra da contrapporre al Cavaliere, meglio se donna, concordata con Enrico Letta e Roberto Speranza, all'idea di una donna tout court, al di là degli schieramenti. E poi: forse la scelta finale passerà dalla base col voto online, forse no, chi lo sa. Per ultima, la richiesta di un nuovo mandato a Mattarella, opzione definita improvvisamente "la nostra prima scelta" dal vice di Conte, Michele Gubitosa, interpellato dopo l'uscita dei senatori. Insomma, destreggiarsi non è facile.

Intanto va detto che chi lo conosce bene ha chiaro che il presidente della Repubblica non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi. Si racconta comunque che nella riunione tra i senatori di due giorni fa a un certo punto, dopo quasi tre ore, la vicepresidente vicaria del M5S Paola Taverna abbia provato a ribaltare metaforicamente il tavolo. Cioè a depotenziare il senso stesso dell'assemblea (ovvero chiedere maggiore peso e presenza nelle trattative che sta facendo Conte, quasi accompagnandolo passo passo) senza tirar fuori nomi o suggestioni. "Ma cos'è, un'autogestione?", è la battuta che gli è stata attribuita dall'Adnkronos, rivolta all'assemblea e alla capogruppo Mariolina Castellone. E pensare che sono due i senatori tra i cinque vice del presidente, l'altro è Mario Turco.

Nonostante questo, da Palazzo Madama continuano ad arrivare aperti segnali di ribellione all'autorità, il primo dei quali fu la clamorosa bocciatura del supercontiano Ettore Licheri alla guida del gruppo. Le avvisaglie in questi giorni c'erano state eppure Taverna e Turco, e infine Conte, sono stati colti alla sprovvista dal passo in avanti dei compagni di partito. La risposta è stata comunque quella di abbozzare, vedi le parole di Conte stesso in riunione congiunta: "Saremo determinanti se compatti, questo non è il momento di fare nomi e comunque sarete coinvolti".

Il punto però è che se ogni giorno il Movimento ne dice una nuova e diversa - da manuale quanto accaduto al ministro Stefano Patuanelli: intervista lunedì al Piccolo di Trieste per dire che sarebbe meglio per tutti tenere Draghi a Chigi; nuova intervista ieri al Corriere della Sera con nuova virata e un sibillino "nessuna preclusione" a Draghi al Quirinale - diventa difficile per il resto dei partiti avere un interlocutore privilegiato nei 5 Stelle. I cui parlamentari temono che Conte abbia il desiderio di andare a elezioni anticipate, cosa che per la gran parte di loro significherebbe andare a casa anzitempo, per non tornare mai più nei palazzi che contano; Conte invece spergiura di avere a cuore più di ogni altra cosa la stabilità e teme che in questa partita i 230 voti sulla carta del M5S alla fine risultino ininfluenti. "Ma poi che senso avrebbe voler tornare al voto con queste percentuali nei sondaggi? Ci serve tempo per crescere", è il ragionamento che da giorni l'ex presidente del Consiglio va ripetendo ai suoi. L'unica cosa in comune tra i vari attori in campo in casa 5 Stelle, però, è un'altra: nessuno sembra fidarsi davvero dell'altro.