Colle: la confusione nei 5S allarma il Pd, ma c'è chi tifa Mattarella bis
di Giovanna VitaleROMA - Al Nazareno rifiutano di commentare. Il Mattarella bis, chiesto a gran voce dai senatori grillini anche per far emergere le ambiguità del capo politico sul Colle, non è la posizione ufficiale dei 5S: dunque il Pd non intende metterci becco. Accadrà solo se Giuseppe Conte deciderà di far sua la proposta e di rilanciarla al "tavolo di consultazione" voluto da Enrico Letta per concordare, pure con Roberto Speranza, una strategia comune per il Quirinale.
Una questione di rispetto per le dinamiche interne al partito alleato, dietro cui tuttavia si nasconde una certa preoccupazione per una rivolta indice dello scarso controllo che il capitano giallorosso ha della sua squadra parlamentare e…
ROMA - Al Nazareno rifiutano di commentare. Il Mattarella bis, chiesto a gran voce dai senatori grillini anche per far emergere le ambiguità del capo politico sul Colle, non è la posizione ufficiale dei 5S: dunque il Pd non intende metterci becco. Accadrà solo se Giuseppe Conte deciderà di far sua la proposta e di rilanciarla al "tavolo di consultazione" voluto da Enrico Letta per concordare, pure con Roberto Speranza, una strategia comune per il Quirinale.
Una questione di rispetto per le dinamiche interne al partito alleato, dietro cui tuttavia si nasconde una certa preoccupazione per una rivolta indice dello scarso controllo che il capitano giallorosso ha della sua squadra parlamentare e di un disordine che rischia di complicare la partita all'intero centrosinistra. Presagio di quel che potrebbe accadere quando, il 24 gennaio, si inizierà a votare sul Capo dello Stato.
E se a palazzo Chigi considerano il 14, quando si riunirà il centrodestra, la data cruciale per i destini del Quirinale, lo spartiacque del segretario dem sarà la direzione allargata ai gruppi che si terrà il giorno prima. Lì Letta chiederà ai suoi di condividere sia la linea - elezione del presidente a larga maggioranza e patto per proseguire la legislatura - sia la delegazione che dovrà condurre le trattative. Oltre al leader, le due presidenti pd di Camera e Senato.
Un appuntamento decisivo per individuare lo schema di gioco senza però azzardare candidature.
"Nomina sunt consequentia rerum", specifica Enrico Borghi, esponente della segreteria "Prima bisogna stabilire un metodo di lavoro, altrimenti rischiamo di bruciare i nomi migliori in un casting senza senso". Metodo che, ribadisce il tesoriere Walter Verini, non può che essere l'unità nazionale. Ecco perché la fuga in avanti dei 5S sulla conferma di Mattarella ha infastidito i piani alti del Pd: "Il Capo dello Stato uscente non può diventare il candidato di bandiera del centrosinistra - è il ragionamento - sarebbe un errore grave, oltre che uno sgarbo. Ma se l'indicazione venisse da tutta la maggioranza, il discorso cambierebbe".
Ed è qui che si inserisce la pazza idea coltivata da un pezzo di truppa parlamentare per preservare l'assetto attuale, Draghi a Chigi e Mattarella al Colle: il solo davvero in grado di garantire stabilità e scongiurare le urne anticipate. È stato ribattezzato "lodo Orfini", dal deputato dem che lo ha suggerito: "Poiché il Mattarella bis mi pare l'unica soluzione per rassicurare gli italiani ancora alle prese con la pandemia, penso che lo si debba votare, punto. Sfidando le altre forze politiche a individuare un'alternativa più autorevole e unitaria", spiega l'ex presidente pd. "Sarebbe una dimostrazione di affetto, di stima e dell'indispensabilità di una scelta che è la più utile al Paese". Sottotesto: per l'inquilino del Quirinale sarebbe difficile sottrarsi.
"Anche perché", aggiunge Stefano Ceccanti, "un conto è lo schema Napolitano, andare in ginocchio da lui pregandolo di restare. Un altro, cominciare a votarlo sin dal primo scrutinio. Li voglio vedere quelli di Fi e della Lega che si mettono di traverso". Due situazioni molto diverse pure per Orfini: "Nel 2013 c'era un collasso del sistema, l'incapacità del Parlamento di eleggere un presidente della Repubblica; oggi siamo nel pieno di un'emergenza oggettiva". E poiché "mantenere questo assetto è ciò che serve all'Italia", ratifica Andrea Romano, "nel rispetto di Mattarella e della sua raffinata sensibilità costituzionale, se su di lui convergesse l'intera maggioranza daremmo una risposta ai bisogni del Paese e anche all'auspicio di Draghi di non rompere l'unità nazionale".